Il carcinoma del pancreas resta uno dei tumori più aggressivi e difficili da diagnosticare precocemente. In Italia ogni anno si registrano circa 14.800 nuove diagnosi, con un’incidenza simile tra uomini e donne. Anche in Sicilia il peso della malattia è significativo, con circa 900-1.000 nuovi casi stimati ogni anno e tra 800 e 900 decessi, numeri che restituiscono la dimensione di una patologia ancora oggi associata a un’elevata mortalità.
Con l’obiettivo di intercettare la malattia nelle sue fasi iniziali, l’ARNAS Civico di Palermo ha avviato un progetto di ricerca dedicato allo screening del carcinoma pancreatico nei soggetti ad alto rischio. Il programma è finanziato con fondi del Programma Sanitario Nazionale (PSN) e coinvolge strutture del Servizio sanitario nazionale in un percorso di studio orientato alla diagnosi precoce e alla sorveglianza delle persone con fattori di rischio genetici o familiari.
“Il carcinoma del pancreas è una delle neoplasie più insidiose che conosciamo. Nei Paesi occidentali rappresenta già la terza causa di morte per cancro e le stime indicano che potrebbe diventare la seconda entro il 2030 – spiega Alberto Maringhini, responsabile del progetto di screening -. La sua elevata mortalità è legata soprattutto al fatto che spesso si sviluppa in modo silenzioso, senza sintomi di allarme nelle fasi iniziali. Nella maggior parte dei casi i medici scoprono il tumore quando la malattia ha già raggiunto uno stadio avanzato e la chirurgia, che rappresenta l’unica possibilità di cura radicale, non è più praticabile. Anche la chemioterapia, in questi casi, può avere solo un’efficacia parziale”.
La strategia
“Il progetto di ricerca dedicato allo screening del carcinoma pancreatico che coinvolge l’ospedale Civico di Palermo e La Maddalena, ha l’obiettivo di individuare la malattia nelle sue fasi più precoci nelle persone che presentano un rischio più elevato rispetto alla popolazione generale – prosegue -. Uno screening esteso a tutta la popolazione non sarebbe appropriato, perché il rischio di sviluppare questo tumore nella popolazione generale resta relativamente basso. Per questo il programma è rivolto a categorie specifiche di pazienti che, per familiarità o per particolari condizioni genetiche, presentano una probabilità significativamente più alta di ammalarsi e che quindi possono beneficiare di un percorso di sorveglianza mirato“.
“Tra le categorie che valutiamo rientrano innanzitutto le persone che hanno due familiari affetti da carcinoma del pancreas – evidenzia -. Esistono poi alcune sindromi genetiche che aumentano il rischio di sviluppare questa neoplasia. Un esempio è la sindrome di Peutz-Jeghers, una malattia ereditaria caratterizzata dalla presenza di polipi gastrointestinali e da una predisposizione a diversi tumori. Anche alcune mutazioni genetiche, come quelle dei geni BRCA1 e BRCA2, note soprattutto per il loro ruolo nel tumore della mammella e dell’ovaio, sono associate a un aumento del rischio di carcinoma pancreatico. A queste si aggiungono altre condizioni genetiche o familiari, come alcune forme di predisposizione ereditaria ai tumori o rare malattie genetiche, che possono aumentare significativamente la probabilità di sviluppare questa neoplasia. Nell’ambito dello studio valutiamo tutti questi casi per individuare le persone che possono entrare nel programma di sorveglianza e seguire controlli periodici”.

Il percorso di sorveglianza
“I soggetti che vengono identificati come realmente a rischio entrano in un percorso di monitoraggio periodico. In questi casi eseguiamo una risonanza magnetica pancreatica ogni anno, associata agli esami più appropriati per individuare eventuali lesioni nelle fasi iniziali – illustra -. L’obiettivo è riuscire a diagnosticare il tumore quando è ancora in uno stadio precoce, cioè quando l’intervento chirurgico è possibile e le probabilità di sopravvivenza sono molto più alte“.
“Chi ritiene di appartenere a una di queste categorie può contattare il nostro gruppo di ricerca tramite le mail dedicate (screening.pancreas@arnascivico.it; maringhini.alberto@lamaddalenanet.it). Le persone interessate verranno richiamate e riceveranno un appuntamento gratuito, senza bisogno della richiesta del medico curante, per valutare se esistono davvero i criteri di rischio e se possono essere inserite nello studio. È un passaggio importante perché consente di identificare chi può beneficiare realmente di un programma di sorveglianza mirato”, conclude Maringhini.








