“La sanità territoriale può essere davvero riformata solo se accanto alle strutture ci saranno professionisti, risorse e una visione organizzativa sostenibile”. Ad evidenziarlo è Luigi Spicola, segretario nazionale della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) e vicepresidente dell’Ordine dei medici di Palermo, il quale aggiunge: “Costruire le Case della Comunità non basta. Il vero nodo è il personale”.
“Il PNRR e il DM77 offrono un’impostazione promettente, tracciando il disegno di una sanità di prossimità che ruoti attorno a luoghi riconoscibili per il cittadino, come le Case e gli Ospedali di Comunità. Alcuni edifici sono in costruzione, altri in ristrutturazione. Ma poi chi ci lavora dentro? I medici di medicina generale non possono coprire anche quelle ore: già oggi superano le 38 settimanali per gestire i loro 1.500 assistiti”.
La proposta di far lavorare i medici di base nelle Case della Comunità, secondo Spicola, è una semplificazione che non tiene conto della realtà quotidiana poiché: “Non siamo medici da 20 ore a settimana. Il tempo non c’è. Servono modelli organizzativi realistici e risorse economiche adeguate per garantirne il funzionamento”.
E proprio sul piano economico arriva l’affondo: “Il problema principale, oltre a quello del tempo, è l’aspetto finanziario. Il nostro sistema sanitario è sottofinanziato. Bisogna avere il coraggio politico di investire sul territorio, per renderlo davvero efficace ed efficiente. Il Servizio Sanitario Nazionale è una delle cose più belle che abbiamo, ma per restare tale deve essere sostenuto“.







