L’Italia registra un minimo storico di nascite, con 355 mila nuovi nati nel 2025 e un tasso di fecondità pari a 1,14 figli per donna. In Sicilia il valore si mantiene leggermente più alto rispetto alla media nazionale, con 1,23 figli per donna, ma continua a evidenziare un trend di riduzione progressiva. Il dato si inserisce in un andamento strutturale di calo demografico che incide direttamente sull’organizzazione dei servizi sanitari e sull’aumento del ricorso ai percorsi di Procreazione Medicalmente Assistita, ormai sempre più rilevanti anche sul piano epidemiologico.
Formazione e nuove competenze
“Dal 2024 la PMA è sempre un tema più centrale, sia dal punto di vista medico che sociale. Tra l’altro i LEA hanno modificato completamente la capacità di accesso da parte dei pazienti e questo ha reso anche la Sicilia uno dei poli più attivi sia tra i centri pubblici che tra i centri accreditati e soprattutto in una integrazione come capacità di accesso da parte del paziente. Da parte nostra è fondamentale, e questo è lo sforzo che stiamo facendo negli ultimi anni e questo è già il ventesimo congresso che organizziamo, e soprattutto di rivolgersi ai giovani, ai giovani specializzandi, ai biologi in formazione, perché si dedichino a un’attività che è notevolmente in crescita. C’è una grande fama e importanza, fama e bisogno di avere medici, ginecologi che si dedichino a un’attività che è notevolmente in crescita”, spiega Giuseppe Valenti, responsabile scientifico del Centro Genesy di Palermo.
“La diagnosi ha un peso importante nella infertilità e soprattutto la tecnologia che ci mette a disposizione un’evoluzione continua, dal punto di vista della sala operatoria, le ecografie, ma soprattutto l’intelligenza artificiale ha modificato completamente l’approccio. E questo è una cosa importantissima, perché comunque la PMA è qualcosa che va a risolvere un tema sempre più pressante. Abbiamo più del 40% delle coppie che comunque hanno un problema e che comunque si rivolgono a un centro per risolvere il loro problema. Ed è quindi fondamentale prenderli in consegna già dopo un anno di attesa e non perdere tempo, perché l’età rimane sempre la cosa più importante, il fattore tempo rimane sempre la cosa più importante”, prosegue.
LEA e ampliamento dell’accesso alla PMA
“Uno dei più grandi problemi di questa nostra epoca, non solo sociale ma anche sanitario, è la denatalità e, in questo contesto, la procreazione medicalmente assistita assume un ruolo sempre più rilevante. I Livelli essenziali di assistenza, entrati a regime in Italia nel 2025, hanno determinato un aumento dell’accesso ai percorsi di cura, con una crescita stimata tra il 15 e il 20% delle coppie che si avvicinano a queste tecniche, anche in Sicilia. Questo incremento si traduce in una domanda sempre più significativa di trattamenti nei centri specializzati. I dati più recenti indicano inoltre che circa il 5% dei nuovi nati deriva da tecniche di fecondazione assistita, un valore che avvicina progressivamente l’Italia alla media europea”, evidenzia il professor Antonio Perino, direttore del Centro Interaziendale di Procreazione medicalmente assistita del P.O. Cervello.
“Un tema centrale resta quello dell’età di accesso ai percorsi di cura, perché le donne italiane arrivano più tardivamente rispetto alle coetanee europee, con un’età media di circa 37 anni contro i 35 anni come primo approccio alle tecniche di fecondazione assistita. Questo è un elemento che incide in modo diretto sulle possibilità di successo e che richiede una maggiore attenzione alla diagnosi precoce e alla tempestività dell’invio ai centri, per garantire percorsi più efficaci e appropriati”, conclude.







