I rapporti sessuali non protetti restano uno dei principali fattori di rischio per la diffusione delle infezioni batteriche sessualmente trasmissibili, in costante aumento in Europa.
In questo contesto, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ha pubblicato nuove considerazioni di salute pubblica sull’uso della doxiciclina come profilassi post-esposizione, nota come doxy-PEP, per la prevenzione delle infezioni batteriche sessualmente trasmissibili. Il documento valuta le prove scientifiche attualmente disponibili sull’efficacia di questo intervento. Analizza inoltre i potenziali rischi per la salute pubblica, con particolare attenzione all’impatto sulla resistenza antimicrobica e alla necessità di una sorveglianza rigorosa sull’uso degli antibiotici e sull’evoluzione delle resistenze.
“Da oltre un decennio assistiamo a un aumento preoccupante delle infezioni sessualmente trasmissibili batteriche nell’Unione Europea e Spazio Economico Europeo (UE/SEE), con un incremento marcato delle notifiche di gonorrea, sifilide e clamidia e con un’incidenza sproporzionata tra gli uomini che hanno rapporti sessuali con uomini. Nel 2023 i tassi di notifica sono aumentati del 16% per la clamidia. Del 138% per la gonorrea e del 53% per la sifilide rispetto ai livelli del 2019. Anche in Italia il quadro è in peggioramento. Secondo gli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 2023 si è registrato un incremento complessivo delle segnalazioni di IST pari al 16,1%. Rispetto al 2021, vi sono aumenti particolarmente rilevanti per la gonorrea (+83,2%), la sifilide primaria e secondaria (+25,5%) e l’infezione da clamidia (+21,4%)”.
A spiegarlo è Antonio Cascio, direttore dell’Unità di Malattie Infettive e Tropicali del Policlinico di Palermo.
“In questo contesto la doxiciclina assunta come profilassi post-esposizione, con una singola dose di 200 mg entro 24 ore e non oltre 72 ore da un rapporto sessuale non protetto, è emersa come possibile strategia di prevenzione – prosegue -. Gli studi clinici disponibili mostrano una riduzione significativa dell’incidenza di clamidia e sifilide tra gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini e tra le donne transgender con una precedente storia di IST. Tuttavia, è improbabile che la doxiciclina riduca in modo efficace l’incidenza della gonorrea nella maggior parte dei contesti europei. Questo a causa degli elevati livelli di resistenza alla tetraciclina nei ceppi di Neisseria gonorrhoeae attualmente circolanti”.
“Nell’UE e nello SEE nel 2023 la resistenza alla tetraciclina era pari al 58,4% – aggiunge –. In Italia i dati sono ancora più critici. L’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano mostra che tra il 2012 e il 2023 la percentuale di ceppi resistenti alla tetraciclina ha raggiunto il 90,8%. Dato confermato anche da altri studi condotti su ceppi raccolti tra il 2013 e il 2019. La resistenza è particolarmente frequente tra gli uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, ma risulta diffusa anche nella popolazione generale”.
“Un possibile effetto negativo dell’uso della doxy-PEP è la selezione di ceppi resistenti di Staphylococcus aureus e Streptococcus pyogenes nei soggetti portatori – osserva –. È stato riscontrato un aumento della colonizzazione da ceppi resistenti rispetto ai non utilizzatori, anche se la rilevanza clinica di questo fenomeno non è ancora completamente chiarita. L’impatto sul microbioma intestinale e genitale sembra limitato a variazioni nella composizione della flora microbica. Ma non possono essere esclusi effetti funzionali o la selezione di resistenze a lungo termine. Sono stati inoltre riportati effetti collaterali gastrointestinali, in particolare nausea, e possibili conseguenze sociali legate allo stigma o alla divulgazione involontaria dell’uso della profilassi”.
“Sulla base di questi elementi l’ECDC non raccomanda l’uso della doxiciclina come intervento di sanità pubblica a livello di popolazione. E ritiene che eventuali decisioni debbano essere prese su base individuale, dopo una valutazione del rischio condotta da un medico. Qualora la doxy-PEP venga utilizzata, dovrebbe essere indirizzata principalmente alla prevenzione della sifilide e riservata ai gruppi a più alto rischio di infezione. Gli stessi gruppi devono essere informati sull’importanza dell’uso del preservativo e della PrEP. Oltre alla necessità di vaccinazione contro epatite A, epatite B e papilloma virus e alla regolare esecuzione di test di screening per HIV e sifilide. È su questo equilibrio tra prevenzione individuale e tutela della salute pubblica che si innestano le conclusioni dell’ECDC”, conclude.









