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Batteri multiresistenti: dal Policlinico di Palermo lo studio sulle nuove armi terapeutiche

giovedì 7 Maggio - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Studio medico

Quando i batteri imparano a resistere agli antibiotici, la medicina deve imparare a giocare d’anticipo. È da questa sfida, oggi tra le più urgenti per la sanità pubblica globale, che parte lo studio appena pubblicato sulla rivista scientifica Expert Review of Anti-infective Therapy, dal titolo Overview of novel cefepime-based β-lactam/β-lactamase inhibitor combinations”.

A firmarlo sono Luca Pipitò e Antonio Cascio, entrambi afferenti al Dipartimento di Promozione della Salute, Materno-Infantile, di Medicina Interna e Specialistica di Eccellenza “G. D’Alessandro” dell’Università degli Studi di Palermo e all’Unità Operativa di Malattie Infettive e Tropicali dell’AOU Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo. Antonio Cascio è professore ordinario MEDS-10/B, direttore dell’Unità di Malattie Infettive e Tropicali del Policlinico di Palermo, delegato per le Politiche sanitarie relative al tema “One Health” e componente del comitato scientifico della Fondazione Human Biosafety Health ETS. Luca Pipitò è ricercatore MEDS-10/B nello stesso Dipartimento universitario.

Lo studio analizza le nuove combinazioni antibiotiche basate sul cefepime, una cefalosporina di quarta generazione, associate a innovativi inibitori delle β-lattamasi.

Lo studio

Al centro della review ci sono quattro combinazioni: cefepime/enmetazobactam, cefepime/taniborbactam, cefepime/zidebactam e cefepime/nacubactam. Gli autori ne ricostruiscono il profilo microbiologico, i meccanismi di resistenza, le caratteristiche farmacocinetiche e farmacodinamiche e le evidenze cliniche disponibili, con particolare attenzione alle infezioni causate da batteri Gram-negativi multiresistenti, tra cui Enterobacterales resistenti ai carbapenemi e Pseudomonas aeruginosa difficile da trattare.

“Il tema non riguarda soltanto la disponibilità di nuovi antibiotici, ma la capacità del sistema sanitario di interpretarli correttamente. Oggi, davanti alle infezioni sostenute da batteri multiresistenti, non basta più identificare il microrganismo. Bisogna conoscere i meccanismi con cui resiste ai farmaci e scegliere la terapia sulla base di dati microbiologici solidi. Le nuove combinazioni basate sul cefepime vanno lette in questa prospettiva: non come soluzioni automatiche, ma come strumenti da usare con precisione”, spiegano Cascio e Pipitò.

Le combinazioni

Nel lavoro, cefepime/enmetazobactam emerge come la combinazione oggi più consolidata, in particolare nelle infezioni urinarie complicate sostenute da Enterobacterales produttori di ESBL e AmpC. Cefepime/taniborbactam, cefepime/zidebactam e cefepime/nacubactam aprono invece scenari di interesse nelle infezioni da microrganismi resistenti ai carbapenemi e, in alcuni casi, da patogeni produttori di metallo-β-lattamasi, con un ruolo che dipenderà sempre più dalla disponibilità di dati clinici, test microbiologici e percorsi diagnostici rapidi.

“La differenza tra queste associazioni sta nel modo in cui interagiscono con i meccanismi di resistenza. Alcune combinazioni puntano soprattutto sull’inibizione delle β-lattamasi, altre aggiungono un’azione più complessa sul bersaglio batterico e possono mantenere attività anche in scenari microbiologici più difficili. Questo rende fondamentale una lettura integrata del caso: sede dell’infezione, gravità clinica, profilo del microrganismo e risultato dell’antibiogramma devono orientare la scelta, evitando approcci standardizzati in contesti che standardizzati non sono”, sottolineano.

Diagnosi rapida e stewardship antibiotica

La ricaduta clinica dello studio passa anche dalla capacità dei sistemi sanitari di usare meglio le informazioni microbiologiche. Le nuove combinazioni antibiotiche, infatti, acquistano valore quando si inseriscono in percorsi che collegano diagnostica molecolare rapida, test di sensibilità, sorveglianza dei patogeni resistenti e antimicrobial stewardship, cioè una gestione responsabile degli antibiotici orientata a scegliere il farmaco più adatto, nel momento giusto e per il paziente giusto.

“La disponibilità di farmaci innovativi perde valore se non viene accompagnata da percorsi diagnostici rapidi e da una stewardship antibiotica realmente applicata. In molte infezioni severe il tempo è determinante, ma lo è anche la precisione della scelta terapeutica. Conoscere il meccanismo di resistenza, infatti, può cambiare in modo sostanziale la scelta dell’antibiotico. Usare una molecola non adeguata al profilo microbiologico, o ricorrere a farmaci ad ampio spettro senza una reale indicazione, può favorire fallimenti terapeutici e nuove pressioni selettive”, concludono.

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