Oggi è giovedì 23 Aprile - 2026

Un figlio perso in silenzio: clinica e umanità davanti all’aborto spontaneo

venerdì 1 Agosto - 2025 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Lavoro, Salute

Succede all’improvviso. Un dolore che allarma, un sangue che spaventa, un silenzio che urla. Quando una donna affronta un aborto spontaneo, in un angolo della propria normalità, senza il supporto immediato di un medico o di un’ostetrica, il tempo sembra sospendersi. La mente corre, il corpo reagisce, ma spesso mancano le informazioni, il conforto, l’ascolto.
Con il dottore Antonio Maiorana, consigliere dell’Ordine dei Medici di Palermo e direttore della Unità operativa complessa di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale Civico, abbiamo cercato di capire cosa succede davvero in quei momenti e quali attenzioni cliniche e umane dovrebbero accompagnare una donna nel pieno di un evento tanto delicato.

Cosa sente una donna nei primi istanti? Quando l’aborto spontaneo arriva senza bussare, nel mezzo di una giornata qualsiasi?

“In questi casi, spesso la donna non ha una percezione chiara di ciò che sta accadendo. Ha la sensazione di dover semplicemente andare in bagno, perché l’espulsione del prodotto del concepimento, soprattutto nelle fasi iniziali o intermedie della gravidanza, può avvenire improvvisamente, un po’ come un parto precipitoso. Molte pazienti raccontano proprio questo, di essersi sedute in bagno e di aver espulso il feto senza nemmeno avere il tempo di rendersi conto pienamente dell’accaduto.

In altri casi, l’aborto si manifesta con dolori addominali lievi o perdite che vengono scambiate per mestruazioni abbondanti. A volte accade mentre la donna è al lavoro, in macchina o mentre fa la spesa. Ricordo situazioni in cui il feto è stato espulso mentre la donna stava salendo le scale o durante una doccia. Sono momenti che colgono completamente impreparati e che richiedono non solo un supporto medico tempestivo, ma anche una grande capacità di accoglienza umana da parte di chi interviene”.

Come reagiscono di solito le donne e le coppie in queste situazioni?

“Un aborto spontaneo è, per molte coppie, un evento profondamente drammatico. Non si tratta solo di una perdita fisica, ma della frattura improvvisa di un immaginario già costruito intorno a quella gravidanza, con tutte le aspettative, i sogni e le proiezioni affettive che l’accompagnano. Ogni aborto è un lutto, e come tale segue un percorso psicologico complesso. Non esiste una reazione giusta o prevedibile. C’è chi resta incredulo, chi si chiude nel dolore, chi riesce a rielaborare, e chi invece si blocca. Non possiamo mai banalizzare la risposta emotiva. C’è chi corre in ospedale con il feto avvolto in una tovaglia, e chi resta immobile, in stato di shock”.

Dal punto di vista medico, cosa succede dopo l’espulsione del feto?

Il prodotto del concepimento dovrebbe essere portato in ospedale per diversi motivi. Verificare che il feto sia integro, controllare la presenza del cordone, della placenta, delle membrane, ed escludere che siano rimasti residui in utero. Di solito si fa un’ecografia di controllo. A volte è necessario un raschiamento, che tecnicamente chiamiamo revisione della cavità uterina“.

Come legge da clinico un gesto che esprime un bisogno di conservazione del feto, pur se fuori dalle consuetudini sanitarie?

“Non posso commentare nessun caso specifico, ma posso dire che da un punto di vista psicologico si possono immaginare dinamiche complesse, legate a una mancata elaborazione del lutto. L’idea di tenere con sé il feto, di non separarsene, può rappresentare un tentativo disperato di mantenere un legame. Si tratta di reazioni che, anche se non comuni, esprimono un dolore profondo. Serve grande cautela nel giudicare, perché quello che per un medico può essere un evento clinico, per una coppia rappresenta la perdita di un figlio.

Qual è il ruolo della Sanità in questi casi?

“Il ruolo della Sanità dovrebbe essere duplice. Garantire la sicurezza clinica e accogliere il dolore. Purtroppo la medicina non ha sempre risposte immediate, e le famiglie, in preda allo shock, cercano di orientarsi come possono. Noi dobbiamo offrire strumenti, ascolto, rispetto. Non basta la tecnica, serve empatia.

Cosa si sente di dire ai lettori di fronte a casi così delicati?

“Invito tutti a sospendere il giudizio. È importante ricordare che dietro ogni esperienza difficile c’è una persona, una coppia, un lutto profondo che spesso si manifesta in modi che non comprendiamo subito. I medici hanno il dovere di curare, ma anche di ascoltare e rispettare la fragilità. La società, nel suo insieme, ha il compito di comprendere e non aggiungere peso al dolore. Solo così possiamo trasformare la sofferenza in un percorso che non sia aggravato dalla solitudine o dallo stigma”.

 

Sicilia Medica

Tivù

La voce dei

Siciliani

sabato 18 Gennaio – 2025

Sanità pubblica allo sfascio in Sicilia, Cgil: “Le promesse non bastano, servono azioni concrete” CLICCA PER IL VIDEO

Parola

d’impresa

mercoledì 22 Aprile – 2026

“Scaricano tutto sui medici di famiglia”: FIMMG Palermo attacca il decreto farmaci e chiede confronto

mercoledì 22 Aprile – 2026

Dalla prestazione alla presa in carico: il modello Agenas per le Case della Comunità

mercoledì 22 Aprile – 2026

Adolescenti con malattie reumatologiche, tra cure complesse e diritti: “Garantire continuità e integrazione”

martedì 21 Aprile – 2026

Studi medici, il decreto divide i professionisti: all’Omceo di Palermo confronto con la Regione