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Fentany e terapia del dolore, gli anestesisti: “La disinformazione può compromettere le cure per i pazienti”

giovedì 23 Gennaio - 2025 | di Anna Boccia | Categorie: Salute

A seguito delle recenti dichiarazioni del coreografo Luca Tommassini sull’uso del Fentanyl, ampiamente riportate dai principali media, la Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI) interviene e fa chiarezza.

Tommassini ha definito il Fentanyl come “la droga peggiore perché è legale”, un’affermazione basata su un’esperienza personale che rischia di alimentare disinformazione e timori infondati tra i pazienti che assumono questo oppioide per scopi terapeutici, trascurando l’importanza cruciale di questa molecola nella gestione del dolore.

Il Global Risk Report 2024 del World Economic Forum evidenzia la disinformazione come una delle principali minacce globali, con conseguenze particolarmente gravi nel settore sanitario. SIAARTI teme che dichiarazioni come quelle di Tommassini possano contribuire a tale fenomeno.

Il Fentanyl, se utilizzato secondo protocolli clinici rigorosi e sotto la supervisione di personale sanitario qualificato, è uno strumento essenziale per il trattamento del dolore acuto e cronico.

“Una narrazione allarmistica e generalizzante su farmaci come il Fentanyl può scoraggiare i pazienti dall’accedere a terapie sicure e salvavita – sottolinea la Prof.ssa Elena Bignami, Presidente di SIAARTI -. È necessario distinguere chiaramente l’uso terapeutico regolamentato dell’oppioide, che migliora significativamente la qualità della vita dei pazienti, dall’abuso illegale, che rappresenta un problema sociale di rilevanza mondiale“.

Demonizzare un farmaco di uso clinico quotidiano può portare alla stigmatizzazione del trattamento del dolore, compromettendo la qualità della vita di chi necessita di queste cure, aggiunge la Prof.ssa Silvia Natoli, Responsabile dell’Area Culturale Dolore e Cure Palliative di SIAARTI.

Il Fentanyl, quando utilizzato secondo le linee guida e con adeguata supervisione medica, è insostituibile. Tuttavia, il Fentanyl a cui fa riferimento Tommassini proviene da sintesi illegali in laboratori clandestini, privi di standard di sicurezza e controllo, rendendolo ancora più pericoloso per via dell’impurità e dell’alto rischio di sovradosaggio”.

La diffusione di informazioni fuorvianti mette in luce l’urgenza di un approccio strutturato alla comunicazione sanitaria, affinché il pubblico riceva messaggi accurati e basati su evidenze scientifiche.

“È fondamentale – spiega Silvia De Rosa, Responsabile del Comitato di Comunicazione di SIAARTI – che giornalisti, influencer e personaggi pubblici si avvalgano di esperti prima di affrontare temi così delicati. La corretta informazione nasce dal dialogo con i pazienti, dalla collaborazione con i media e da iniziative di sensibilizzazione nelle scuole e nei luoghi di aggregazione, per promuovere una cultura della salute fondata su dati affidabili“.

Episodi di disinformazione, come quello sul Fentanyl, sottolineano quanto sia urgente lavorare insieme per proteggere la fiducia nelle istituzioni sanitarie e garantire ai pazienti cure sicure ed efficaci. SIAARTI rinnova il suo impegno per una corretta informazione sanitaria e invita tutti gli attori coinvolti, dai professionisti della salute ai media, a collaborare per contrastare la diffusione di notizie infondate e potenzialmente dannose.

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