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Antibiotici, equivalenti e cronici: il vero volto della spesa farmaceutica siciliana

martedì 18 Novembre - 2025 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Salute

La spesa farmaceutica siciliana continua a crescere, ma i numeri, ripotati nell’ultimo report di AIFA, non bastano a spiegare cosa accade davvero sul territorio. Dietro a quelle percentuali ci sono realtà quotidiane che sfuggono alle statistiche: anziani che devono gestire terapie sempre più articolate, famiglie che ricorrono agli antibiotici per sentirsi al sicuro, cittadini che rinunciano agli screening e finiscono per affidarsi ai farmaci quando il problema è già avanzato.

Per capire come questi comportamenti si trasformano in consumo reale, abbiamo chiesto a Gioacchino Nicolosi, presidente di Federfarma Sicilia, di raccontare ciò che succede ogni giorno nelle oltre 1.600 farmacie dell’Isola.

Perché in Sicilia si registrano consumi così alti rispetto alla media nazionale?

“La Sicilia continua ad avere consumi farmaceutici più alti della media nazionale, all’interno di una spesa complessiva di 2,7 miliardi di euro. La parte territoriale, ossia quella che passa dalle farmacie, è perfettamente in linea con le assegnazioni. Diverso è ciò che riguarda la spesa ospedaliera e l’aumento delle terapie eseguite a casa. Questo modifica molto le dinamiche di consumo e rende difficile fare paragoni semplici con altre regioni”.

E l’abuso di antibiotici?

“Per gli antibiotici il discorso cambia. Qui c’è un problema di non appropriatezza e spesso c’è anche un autoconsumo, una sorta di autoprescrizione, soprattutto per gli antibiotici più semplici e più noti. È un comportamento molto diffuso, non soltanto in Sicilia. Serve un lavoro comune fra medici di famiglia e farmacisti per far capire che l’antibiotico non è mai la prima scelta, ma arriva dopo che sono stati fatti altri passaggi terapeutici”.

Perché gli equivalenti non decollano in Sicilia?

“È un problema culturale. L’equivalente viene purtroppo ancora  percepito come un farmaco di seconda categoria, anche se oggi non si parla più di generici ma appunto di equivalenti. La mancata scelta non incide sulla spesa pubblica ma sul portafoglio del cittadino, che paga la differenza. E noi, come farmacie, siamo obbligati nel momento in cui viene una ricetta in farmacia, una prescrizione, a chiedere se il cittadino vuole la fornitura dell’equivalente. Serve più informazione e più fiducia, sia verso il sistema sia verso i professionisti”.

Quali potrebbero essere i cambiamenti nella gestione dei cronici?

“Si sta lavorando su ricette rinnovabili automaticamente e prescrizioni più lunghe per i pazienti cronici. Questo aiuterà a evitare affollamenti negli studi medici e garantirà continuità. Ma rimane fondamentale il controllo dell’appropriatezza perché la gestione deve essere corretta, soprattutto per le persone anziane e fragili”.

Un messaggio per cittadini e professionisti?

“Dobbiamo lavorare insieme, farmacisti, medici di famiglia e cittadini, per far crescere la consapevolezza sanitaria. Negli screening gratuiti, come quello del colon-retto, troviamo ancora resistenze. C’è chi dice: ‘e se poi trovano qualcosa?’. Ma se lo trovano, sei fortunato, perché vieni preso subito in carico, salti le liste d’attesa e risolvi il problema. Prevenzione e informazione devono camminare insieme. È un impegno che riguarda tutti noi, con responsabilità e chiarezza”.

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