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La deontologia medica: un codice in evoluzione tra principi immortali e sfide contemporanee

giovedì 2 Gennaio - 2025 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Lavoro, Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Enna

La deontologia medica rappresenta il cuore pulsante della professione sanitaria. Un codice vivo, che garantisce il rispetto della dignità umana e dei valori fondamentali, che si arricchisce delle esperienze e delle riflessioni di chi dedica la propria vita a questa straordinaria missione.

Negli ultimi decenni, la medicina ha affrontato questioni etiche di grande portata: dalla bioetica al consenso informato, dalla gestione del dolore alle cure palliative, fino all’intelligenza artificiale applicata alla sanità. La deontologia, in questo scenario, non si limita, quindi a dettare regole, ma diventa una bussola per orientarsi in territori inesplorati adattandosi a nuove sfide e alle modifiche della legislazione vigente.

A parlarci della trasformazione della deontologia medica nel tempo è Renato Mancuso, presidente dell’Ordine dei Medici di Enna, che offre il suo punto di vista su questa importante materia.

“La deontologia è sempre in progress, ma facendo sempre salvi i principi essenziali della professione medica, come quelli contenuti nel giuramento di Ippocrate – spiega -. È un codice che si adatta alle problematiche emergenti, come il fine vita, tema che solo da pochi anni è entrato nel dibattito medico ed etico. In assenza di una regolamentazione politica esaustiva, spetta alla classe medica stabilire comportamenti eticamente corretti in questi ambiti così complessi”.

Il ruolo del medico tra scienza e umanità

“La medicina non è solo una professione scientifica, ma è anche un’arte umana e filosofica – sottolinea -. Il progresso della scienza ha portato grandi competenze nei giovani medici, ma, anche nelle università, si è sottovalutato il lato umanistico della professione. Il medico, infatti, non è solo uno specialista, ma è anche confessore, fratello, padre o figlio, in base al rapporto empatico che instaura con il paziente. Questo legame è fondamentale per un percorso terapeutico positivo, anche quando la guarigione non è possibile“.

“L’umanità del medico emerge con forza in situazioni critiche e nel trattamento di malattie incurabili – ribadisce Mancuso -. Curare una malattia non è sempre possibile, ma prendersi cura del paziente è un dovere eterno. Chi cura una malattia la cura una volta; chi cura un paziente lo cura per sempre”.

Un messaggio ai giovani medici

“Invito i giovani professionisti a stimolare il lato umano della professione. Cercate tutor e mentori che vi aiutino a sviluppare non solo le vostre competenze tecniche, ma anche la vostra capacità di empatia e comprensione. Il rapporto umano col paziente è il fondamento della medicina, un valore da preservare e coltivare in ogni fase della carriera – conclude –. Solo coniugando eccellenza scientifica e profonda umanità si possono affrontare con responsabilità e sensibilità le sfide di questa professione, tanto nobile quanto complessa”.

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