Oggi, lunedì 4 agosto, il Consiglio dei Ministri è chiamato ad approvare una delle riforme più attese e controverse in ambito sanitario: il cosiddetto scudo penale per i medici. Il provvedimento, anticipato nei giorni scorsi, prevede che gli operatori sanitari rispondano penalmente soltanto nei casi di colpa grave, escludendo la responsabilità per colpa lieve quando le cure siano state prestate nel rispetto delle linee guida ufficiali o delle buone pratiche clinico-assistenziali.
Una norma destinata ad avere un impatto profondo sul mondo della Sanità pubblica e privata, dopo anni segnati da decreti d’emergenza, denunce crescenti e un clima di sfiducia che ha spinto molti medici verso la medicina difensiva o all’abbandono della professione. L’obiettivo del governo è duplice: da un lato restituire serenità a chi lavora in prima linea, dall’altro frenare l’emorragia di personale nei reparti più esposti, come i pronto soccorso.
Le origini dello scudo
Non è la prima volta che si parla di scudo penale. Il tema della responsabilità professionale in Sanità è emerso con forza già nel 2017, con l’approvazione della legge Gelli-Bianco (n. 24/2017), che fissava il principio della colpa grave come limite alla punibilità penale del medico. Tuttavia, l’applicazione concreta della norma si è rivelata incerta e disomogenea, generando ulteriore contenzioso.
Durante la pandemia da Covid-19, nel 2021, il governo Draghi introdusse un primo “scudo” con il decreto legge 44, pensato per proteggere i sanitari impegnati nell’emergenza. Ma si trattava di una misura temporanea e circoscritta. Tra il 2022 e il 2024, vari parlamentari hanno presentato proposte per estendere o stabilizzare lo scudo, ma nessuna ha avuto esito. Intanto, FNOMCeO e i sindacati hanno continuato ad aumentare la pressione sul governo.
L’intervento del governo attuale punta ora a colmare questo vuoto, con una norma organica e permanente, inserita in un disegno di legge delega più ampio sulle professioni sanitarie. Oltre allo scudo, la riforma dovrebbe includere la revisione della formazione post-laurea, la creazione di scuole universitarie per la medicina generale e incentivi per il personale in settori critici.
Voci favorevoli e contrarie
“Non si tratta di coprire gli errori, ma di distinguere l’errore umano dalla negligenza colpevole”, hanno dichiarato nei giorni scorsi rappresentanti della FNOMCeO. Secondo gli ultimi dati, ogni anno in Italia i tribunali aprono circa 35.000 procedimenti civili e penali contro i medici, ma solo una minima parte si conclude con una condanna, meno del 10%.
Sul fronte opposto, le critiche non mancano. Le associazioni dei pazienti e le organizzazioni che tutelano le vittime di malasanità temono che la nuova norma possa indebolire il diritto alla giustizia e ridurre la trasparenza. Alcuni osservatori avvertono che lo scudo potrebbe essere percepito come un segnale di impunità, soprattutto in un contesto dove la fiducia tra cittadini e sistema sanitario è già fragile.
Oltre lo scudo
Resta da capire quanto incisiva sarà la formulazione definitiva della norma, attesa al vaglio del CdM nelle prossime ore. Se approvata, il testo dovrà comunque seguire l’iter parlamentare, ed è probabile che venga oggetto di emendamenti e confronti accesi.
Il segnale politico, però, è chiaro: il governo vuole tutelare i professionisti della Sanità, riconoscerne il ruolo e le difficoltà operative, senza continuare ad affidarsi a soluzioni d’emergenza. Uno scudo può proteggere, ma non risolve da solo i problemi strutturali del sistema sanitario, che vanno dalla carenza di organico ai sovraccarichi, dalle aggressioni alla disorganizzazione. Ed è proprio su questo terreno che si giocherà la vera tenuta del sistema.








