In occasione della Giornata Mondiale della Fisioterapia, SAMOT ETS richiama l’attenzione su una dimensione della professione ancora poco conosciuta ma fondamentale, la fisioterapia nelle cure palliative.
Siamo abituati a pensare alla fisioterapia come a una disciplina orientata al recupero del movimento, della funzione e dell’autonomia. Ma cosa accade quando la guarigione non è più possibile e il recupero funzionale non può rappresentare l’unico obiettivo dell’assistenza?
Nelle cure palliative la fisioterapia non perde il proprio significato, ma cambia prospettiva. Non si tratta più soltanto di chiedersi quanto una funzione possa migliorare, ma soprattutto che cosa sia importante preservare per quella persona, in quel momento della sua vita.
Può significare ridurre il dolore, la rigidità, la dispnea o gli effetti dell’allettamento. Ma anche riuscire a stare seduti per incontrare un familiare, alzarsi dal letto, raggiungere un’altra stanza della propria casa o conservare quel minimo di autonomia che consente di continuare a sentirsi parte della propria quotidianità.
In questo contesto assume un valore particolare anche il tocco. Il fisioterapista è infatti uno dei professionisti che più frequentemente entra in relazione con la persona attraverso il contatto fisico.
Nelle cure palliative il tocco non rappresenta soltanto una componente tecnica della prestazione. Può diventare presenza, rassicurazione, ascolto e comunicazione, soprattutto quando le parole diventano più difficili. Un gesto professionale, rispettoso e consapevole può contribuire a ridurre la percezione di isolamento e a far sentire la persona ancora riconosciuta nella propria corporeità e dignità.
L’impegno di SAMOT
Questa visione trova una dimensione concreta nell’attività di SAMOT ETS, impegnata a livello regionale nella presa in carico dei pazienti in cure palliative.
Dal 1° gennaio al 31 agosto 2026, a livello regionale, SAMOT ETS ha garantito 54.920 prestazioni fisioterapiche domiciliari nell’ambito delle cure palliative, seguendo 3.923 pazienti con 87 fisioterapisti in organico.
Numeri che raccontano la dimensione dell’attività, ma non tutto ciò che accade ogni giorno nelle case dei pazienti. Dietro ogni prestazione ci sono infatti una persona, una famiglia, una storia e un obiettivo assistenziale che può cambiare con l’evoluzione della malattia.
«Nelle cure palliative la fisioterapia non può essere valutata soltanto attraverso il recupero di una funzione. Il suo valore sta anche nella capacità di preservare autonomia, comfort, dignità e qualità della vita. Anche il tocco del fisioterapista assume un significato particolare: non è soltanto tecnica, ma relazione e presenza. A volte riuscire a sedersi, respirare con minore fatica, raggiungere un’altra stanza o semplicemente sentirsi accompagnati attraverso un gesto professionale può rappresentare un risultato di grande valore per il paziente», spiega Giorgio Trizzino, direttore sanitario di SAMOT ETS.
La fisioterapia nelle cure palliative richiede quindi competenze cliniche, capacità di ascolto, sensibilità e integrazione con l’intera équipe.
La Giornata Mondiale della Fisioterapia diventa così anche l’occasione per ricordare che questa professione non si occupa soltanto di recuperare ciò che la malattia ha tolto. Si occupa della persona, del suo corpo, della sua dignità e della qualità del tempo che rimane.








