Rafforzare l’assistenza sanitaria, garantire equità e continuità delle cure e rendere più umana l’esperienza dei pazienti e delle famigli. Sono questi gli obiettivi del disegno di legge delega che il Governo esamina oggi e che punta a riorganizzare l’assistenza del Servizio sanitario nazionale tra territorio e ospedali. Un intervento di ampio respiro, con cui il Governo dovrà varare entro il 31 dicembre 2026 uno o più decreti legislativi per aggiornare il decreto legislativo 502 del 1992 e ridisegnare il riordino della disciplina sanitaria.
Il percorso previsto punta su un passaggio politico e istituzionale stretto, perché il Ministro della salute guiderà la proposta insieme al Ministro dell’economia e agli altri dicasteri competenti, poi cercherà l’intesa con la Conferenza permanente tra Stato, regioni e province autonome. Dopo questo passaggio, il Governo invierà gli schemi alle Camere e le Commissioni parlamentari competenti daranno il loro parere entro trenta giorni. Se il Parlamento segnalerà punti non coerenti con i criteri della delega e il Governo sceglierà di non recepirli, dovrà rispedire i testi con osservazioni e motivazioni, lasciando alle Commissioni altri quindici giorni per esprimersi. La delega prevede anche una finestra di correzione, perché entro diciotto mesi dall’entrata in vigore di ciascun decreto il Governo potrà intervenire con disposizioni integrative e correttive.
L’idea di fondo mette al centro l’integrazione tra ospedale e territorio, anche aggiornando gli standard dell’assistenza territoriale già definiti dal decreto ministeriale 23 maggio 2022 n. 77, con indicazioni più omogenee sul trasporto secondario e sulla gestione dell’emergenza. In parallelo, il testo chiede modelli organizzativi davvero integrati che permettano ai professionisti dell’area clinica di costruire percorsi di carriera coerenti con il lavoro tra reti e servizi.
Un altro capitolo rilevante riguarda gli ospedali, perché il disegno di legge punta ad aggiornare la classificazione prevista dal decreto ministeriale 2 aprile 2015 n. 70. Accanto agli ospedali di base, di primo livello e di secondo livello, il testo introduce due nuove categorie. Da un lato compaiono gli ospedali di terzo livello, pensati come strutture di eccellenza con bacino di utenza nazionale e sovranazionale, includendo anche realtà gestite da fondazioni, associazioni o enti privati senza scopo di lucro, anche di carattere religioso, oppure da enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, quando garantiscono un’offerta che la programmazione regionale non riesce a sostituire.
Per individuarli, il Governo dovrà fissare criteri e requisiti nazionali coerenti con le regole su IRCCS e aziende ospedaliere universitarie integrate, e dovrà anche prevedere risorse dedicate per sostenere i costi delle funzioni assistenziali di livello nazionale, tenendo conto dei volumi e della complessità della casistica, degli standard di qualità, della quota di pazienti provenienti da altre regioni e dell’attività di ricerca con ricadute su trasferimento tecnologico e formazione.
Dall’altro lato compaiono gli ospedali elettivi, cioè strutture per acuti senza pronto soccorso. Qui la delega chiede criteri uniformi a livello nazionale per garantire un collegamento rapido con la rete dell’emergenza urgenza, fissare un tempo massimo nazionale per la percorrenza, regolare trasferimenti verso ospedali di livello superiore e indicare requisiti minimi di sicurezza e qualità. Insieme a questo, il testo invita anche ad aggiornare il dimensionamento delle unità operative considerate strutture complesse, tenendo conto del bacino di utenza.
Il provvedimento dedica poi un passaggio specifico all’assetto delle connessioni assistenziali e prevede nuove reti per condizioni tempo dipendenti e per ambiti specialistici, insieme a reti di riferimento nazionale. Non resta una dichiarazione di principio, perché richiama criteri specifici e chiede standard chiari e omogenei, così da definire in modo più preciso come si organizzano i percorsi, come si collegano i servizi e quali requisiti devono garantire i diversi nodi dell’assistenza. Dentro questa impostazione, la riorganizzazione mira a portare risposte qualificate vicino ai cittadini per bisogni di salute a bassa e media complessità, rafforzando un modello di presa in carico capace di limitare la mobilità sanitaria quando non serve. Subito dopo, lo stesso impianto si collega all’appropriatezza dell’offerta ospedaliera, perché il Governo dovrà definire standard minimi per le attività di ricovero, differenziandoli per aree di attività e per territori e mantenendo coerenza con il ruolo dell’ospedale di comunità.
Il provvedimento dedica poi un passaggio specifico all’assetto delle connessioni assistenziali. Prevede nuove reti per condizioni tempo dipendenti e per ambiti specialistici, insieme a reti di riferimento nazionale. Il testo richiama criteri specifici e chiede standard chiari e omogenei, così da definire in modo più preciso l’organizzazione dei percorsi, i collegamenti tra servizi e i requisiti dei diversi nodi dell’assistenza. Questa impostazione mira a portare risposte qualificate vicino ai cittadini per bisogni di salute a bassa e media complessità, rafforzando un modello di presa in carico capace di limitare la mobilità sanitaria quando non serve. Subito dopo, lo stesso impianto si collega all’appropriatezza dell’offerta ospedaliera, il Governo dovrà definire standard minimi per le attività di ricovero, differenziandoli per aree di attività e per territori e mantenendo coerenza con il ruolo dell’ospedale di comunità.
Il testo apre anche un capitolo sulle buone pratiche cliniche, assistenziali e organizzative. Chiede di chiarirne il ruolo e di valutare un riconoscimento giuridico che vada oltre la sola cornice della responsabilità medica. Allo stesso tempo dedica attenzione alle persone non autosufficienti, con standard di qualità per residenzialità e semiresidenzialità e con criteri di personale legati al numero di utenti, così da sostenere presa in carico multidimensionale, continuità assistenziale e domiciliarità, compreso l’accesso al farmaco.
Per le cronicità complesse e avanzate e per le traiettorie di malattia a evoluzione sfavorevole, il disegno di legge chiede standard per cure palliative di base e specialistiche, con requisiti su équipe, volumi ed esiti, calibrati su intensità e durata della presa in carico e sui diversi setting. Nello stesso impianto entra la bioetica clinica, con modelli organizzativi che mettano al centro la persona, i percorsi di cura e l’umanizzazione dell’assistenza.
Il disegno complessivo include anche l’integrazione tra interventi sanitari e sociosanitari e gli interventi assistenziali non sanitari, con criteri nazionali che rendano effettiva questa connessione. Inoltre chiede di aggiornare la disciplina dei servizi per salute mentale adulti, neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, dipendenze patologiche e salute in carcere, rispettando l’autonomia regionale e spingendo verso una vera integrazione nel modello territoriale e distrettuale.
Sul digitale, il testo punta su qualità e interoperabilità dei sistemi informativi, con coordinamento nazionale del Ministero della Salute e integrazione con la sanità elettronica nazionale e regionale, includendo anche l’adesione a programmi di sanità predittiva, personalizzata e di prossimità nell’ambito dell’Ecosistema Dati Sanitari. Infine chiede un riordino della disciplina di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, così da valorizzarne il ruolo nell’assistenza territoriale.
Sul piano economico, il provvedimento chiede una relazione tecnica per ogni decreto, così da chiarire se il testo resta a costo zero oppure introduce nuovi oneri e con quali coperture. Se un decreto produrrà spese non compensate, il Governo potrà farlo entrare in vigore solo insieme a un provvedimento che metta le risorse necessarie. In ogni caso, l’impianto afferma l’obiettivo di non caricare la finanza pubblica di nuovi o maggiori oneri, facendo leva sulle risorse già disponibili nelle amministrazioni. Il testo chiude con una clausola di salvaguardia per Regioni a statuto speciale e Province autonome, che applicheranno le nuove regole in coerenza con i rispettivi statuti e norme di attuazione.
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