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Polmonite scambiata per urgenza chirurgica: paziente trasferito da Patti al Civico di Palermo

martedì 26 Agosto - 2025 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: News ed eventi

Un paziente è partito da Patti per la totale assenza di posti letto di chirurgia in tutta la Sicilia Orientale. Un trasferimento urgente in ambulanza, organizzato nella speranza di trovare una sistemazione adeguata, che si è concluso all’Arnas Civico di Palermo. Ma l’esito è stato ben diverso dalle attese: il caso non era di pertinenza chirurgica. Diagnosi finale: polmonite.

Il paradosso, che ha coinvolto decine di professionisti e mezzi straordinari, è documentato nelle carte cliniche e amministrative che, come sussurrano i ben informati: “gridano vendetta”.

La storia clinica

L’uomo, settantenne di Gioiosa Marea, era arrivato al Pronto Soccorso di Patti con dispnea e sospetta occlusione intestinale da volvolo del sigma. Lì i medici hanno disposto il trasferimento urgente, dal momento che il reparto di chirurgia era chiuso ai ricoveri e nessun altro ospedale della Sicilia orientale aveva posti disponibili. Da Catania a Cefalù, fino a Villa Sofia e Cervello, le risposte erano sempre le stesse: nessuna disponibilità. L’unica possibilità sembrava Palermo, al Civico, dove il paziente è stato trasferito in ambulanza, accompagnato dal medico di Patti, con la diagnosi di emergenza chirurgica.

Al suo arrivo, dopo i primi accertamenti e le consulenze chirurgiche, l’ipotesi di un intervento immediato è stata esclusa. I medici hanno rilevato un quadro subocclusivo, ma non tale da richiedere un’operazione urgente. Gli esami hanno invece confermato una polmonite bilaterale con insufficienza respiratoria, che ha reso necessario il ricovero in Medicina Interna, grande madre di tutto che accoglie qualunque paziente. L’uomo è sotto monitoraggio e terapie antibiotiche.

Un sistema in affanno

Il caso mostra con chiarezza una Sanità siciliana in affanno, incapace di garantire risposte tempestive ed efficienti. I posti letto di chirurgia nella Sicilia orientale sono troppo pochi e, in diversi ospedali, risultano addirittura bloccati da disposizioni interne. Così i pazienti vengono spinti a viaggi interminabili, persino in elisoccorso, con costi enormi e rischi altissimi.

E non è certo un episodio isolato. In Sicilia i malati continuano a spostarsi da una provincia all’altra alla ricerca disperata di un letto che non si trova. Nel 2024 l’Isola contava appena 3,45 posti letto ogni mille abitanti, molto meno della media italiana e lontanissima da quella europea. La nuova rete ospedaliera ne promette 18 mila, ma rispetto al piano del 2019 se ne perdono 367. L’ultima bozza porta la soglia a 7.033 letti, con oltre 6.200 per degenza ordinaria e poco più di 700 per day hospital. Numeri che restano lontani dal fabbisogno reale e non bastano a colmare un vuoto che dura da anni.

Intanto anche il 118, che si trova a gestire emergenze come quella di Patti, vive una crisi profonda. Proprio ieri l’assessore regionale alla Salute, Daniela Faraoni, ha ammesso che: “Il servizio di emergenza-urgenza 118 in Sicilia vive un momento di grande difficoltà. La carenza cronica di medici d’urgenza su tutto il territorio nazionale, a cui si aggiungono le assenze per ferie e malattie del restante personale, crea problemi innegabili, su cui è indispensabile intervenire in maniera organica, per dare adeguate risposte alla nostra utenza. Dobbiamo lavorare a una riorganizzazione complessiva dei servizi di emergenza”.

Finché la rete resterà frammentata e sotto-dotata, e i servizi di emergenza senza personale e senza programmazione, trasferimenti come quello da Patti a Palermo non saranno l’eccezione, ma la regola.

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