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Ebola, nuova procedura nazionale: cambia la gestione dei casi sospetti

lunedì 22 Giugno - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: News ed eventi

Il Ministero della Salute definisce la nuova procedura operativa per la gestione dei casi sospetti o confermati di malattia da virus Ebola. La SOP (Standard Operating Procedure) ridefinisce la catena di intervento e chiarisce i passaggi per Regioni, Dipartimenti di prevenzione, Malattie infettive, laboratori e sistemi di emergenza chiamati a gestire un possibile caso.

Il cambiamento principale riguarda l’approccio al sospetto. Il prelievo del campione biologico non scatta più come automatismo a ogni segnalazione. Serve una valutazione caso per caso, basata su quadro clinico, epidemiologico e diagnostico. Lo stesso vale per il trasferimento in biocontenimento. Anche una classificazione di esposizione “molto alta” non comporta l’invio automatico in un centro di riferimento. La decisione arriva dopo valutazione specialistica complessiva con referenti regionali e centri nazionali.

Il nuovo assetto rafforza il ruolo dei Dipartimenti di prevenzione. Chi arriva da aree a rischio, o vi ha soggiornato nei 21 giorni precedenti, deve inviare entro 24 ore una dichiarazione all’azienda sanitaria competente. L’obbligo vale anche in assenza di sintomi. Per i cittadini stranieri conta il Dipartimento del luogo di soggiorno.

Per la presa in carico, il Dipartimento valuta il rischio clinico ed epidemiologico e, successivamente, colloca la persona in una delle categorie previste: molto basso, basso, moderato, alto o molto alto. In base al livello, attiva misure progressive che vanno dall’automonitoraggio alla sorveglianza attiva fino, nei casi necessari, alla quarantena o ad altri interventi di sicurezza sanitaria.

Le Regioni e le Province autonome devono individuare strutture di riferimento per le Malattie infettive e un infettivologo regionale. Questo soggetto partecipa alla valutazione dei casi e si raccorda con l’Istituto nazionale per le malattie infettive “Lazzaro Spallanzani”, centro nazionale di riferimento. L’obiettivo è garantire una gestione uniforme e coordinata.

Per i campioni biologici, dopo la valutazione e sentito l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive, si attivano prelievo e trasporto verso i laboratori autorizzati. Il confezionamento segue il sistema a triplo involucro. I centri di riferimento restano lo Spallanzani di Roma e l’Azienda ospedaliera “Luigi Sacco” di Milano.

Il punto più stringente riguarda i tempi. Il campione deve arrivare al laboratorio entro 6 ore dal prelievo. Le Regioni organizzano reti logistiche dedicate. Se non riescono, possono attivare il supporto della Protezione civile tramite il referente sanitario regionale. In questo caso interviene la Centrale Remota Operazioni Soccorso Sanitario (CROSS) per il reperimento delle risorse.

Il documento separa in modo netto la gestione dei campioni dal trasporto del paziente. Il biocontenimento segue procedure nazionali dedicate per malattie altamente contagiose. La responsabilità clinica resta al Servizio sanitario nazionale, con supporto logistico della Protezione civile nei casi previsti.

Cambia anche la gestione dei casi sospetti in volo. Se su un aereo proveniente da aree a rischio un passeggero o un membro dell’equipaggio presenta sintomi compatibili, lo scalo deve avvenire solo all’aeroporto sanitario di Fiumicino. Qui l’ Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera (USMAF) attiva il trasferimento in biocontenimento verso lo Spallanzani.

In Sicilia il sistema sanitario ha già avviato un rafforzamento del coordinamento tra Dipartimenti di prevenzione e strutture infettivologiche, con revisione dei percorsi di valutazione, presa in carico e attivazione dei flussi operativi per la gestione dei casi sospetti.

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