“Abbiamo saputo trasformare la memoria in partecipazione. Nel solo giorno del 23 maggio del 2026 sono state raccolte 1.174 sacche, poco più del doppio rispetto alle 554 del 2025. E già l’anno scorso avevamo raddoppiato il risultato del 2024, quando le donazioni erano state 280. Sono numeri che raccontano una crescita, ma soprattutto una risposta civile. La Sicilia sa onorare la memoria”. Con queste parole Giacomo Scalzo, dirigente generale del Dasoe, racconta il risultato raggiunto nel secondo anno del percorso regionale che lega la donazione del sangue alla memoria delle vittime di mafia.
La crescita non misura soltanto una maggiore capacità organizzativa. Restituisce una partecipazione più ampia, un messaggio che entra nelle scuole, nelle associazioni dei donatori, nei centri trasfusionali e nelle comunità locali. Il progetto dà forza a un’intuizione semplice e potente: trasformare il ricordo di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Rosario Livatino in un gesto utile per chi ogni giorno ha bisogno di sangue, plasma ed emocomponenti.
Dal sangue versato al sangue donato
L’iniziativa “Dal sangue versato al sangue donato” ha preso avvio lo scorso anno da una scelta della Regione Siciliana: collegare tre date simbolo della storia civile dell’isola alla cultura del dono. Il 23 maggio, anniversario della strage di Capaci, il 19 luglio, anniversario della strage di via D’Amelio, e il 21 settembre, giorno dell’uccisione del giudice Livatino, diventano così giornate nelle quali la memoria non resta solo commemorazione, ma si traduce in responsabilità sanitaria e civile.
Il senso del progetto sta proprio in questo rovesciamento. La mafia ha versato sangue per intimidire, colpire lo Stato e ferire la società siciliana. La Sicilia risponde donando sangue per curare, sostenere, salvare. La memoria, in questo modo, non rimane chiusa nel rito pubblico, ma entra nella vita concreta delle persone che affrontano interventi chirurgici, malattie croniche, terapie salvavita, emergenze improvvise o percorsi clinici complessi.
Dentro questo percorso si colloca anche “Capaci e desiderosi di donare”, promosso dall’Ufficio scolastico regionale per la Sicilia in sinergia con il Dasoe e con il Dipartimento regionale dell’Istruzione. Il progetto parla soprattutto agli studenti e punta a costruire futuri donatori periodici, portando nelle scuole una cultura stabile del dono, della legalità e della responsabilità civile.
I primi riscontri dai territori
Dai territori arrivano i primi segnali di una partecipazione diffusa. Il quadro provinciale non è ancora completo e non consente bilanci definitivi, ma alcune esperienze mostrano già la capacità del progetto di radicarsi nelle comunità locali, dalle giornate di raccolta agli incontri nelle scuole, fino alle iniziative promosse dalle associazioni dei donatori.
Nell’area di Messina, i numeri confermano la crescita dell’iniziativa. Tra il 22 e il 24 maggio le unità raccolte sono passate da 92 nel 2025 a 254 nel 2026, con 162 unità in più e un incremento del 176%. Un risultato che premia il lavoro congiunto di articolazioni trasfusionali, associazioni donatori afferenti all’ASP, personale del SIMT di Patti, operatori sanitari e cittadini.
Nel Ragusano, il progetto ha coinvolto più comuni e diverse sedi associative, con giornate di raccolta legate agli appuntamenti della memoria. A Comiso, lo slogan “Capaci e desiderosi di donare” ha accompagnato una partecipazione ampia di cittadini e giovani, con il richiamo ai volti e alle parole di Falcone, Borsellino e Livatino e con la presenza delle istituzioni civili e delle forze dell’ordine. Anche ad Alcamo, con l’adesione di Fidas Alcamo, il progetto ha parlato agli studenti attraverso teatro, musica, danza e testimonianze, usando linguaggi vicini ai ragazzi per rendere la donazione un tema concreto e accessibile.
A Siracusa, la sensibilizzazione ha trovato spazio anche nella “Camminata della Salute”, con circa mille partecipanti coinvolti in un’iniziativa dedicata alla prevenzione, alla donazione e agli stili di vita sani. A Palazzolo Acreide, la partecipazione delle scuole ha assunto un valore particolare perché il territorio non aveva mai registrato una mobilitazione scolastica di questa portata attorno alla donazione e alla memoria civile.
Una rete viva
“Questo risultato appartiene a una rete ampia, non a una singola sigla. Appartiene ai donatori, alle associazioni, alle scuole, ai centri trasfusionali, agli operatori sanitari, ai volontari, ai Comuni e a tutti coloro che hanno scelto di esserci. Ringrazio il presidente Schifani e l’assessore Caruso per avere creduto in questo percorso, e il professor Calogero Giambrone dell’IISS Archimede di Cammarata, che ha ispirato il lavoro educativo sul legame tra la donazione del sangue e la memoria delle vittime di mafia, grazie anche la preside Gugliotta. Da quella intuizione ha preso forza un messaggio capace di parlare ai giovani e di trasformare il ricordo in responsabilità concreta. Ogni donazione raccolta nel nome di Capaci, via D’Amelio e Livatino aiuta chi ha bisogno di sangue e consegna ai ragazzi un messaggio civile forte. La legalità non vive solo nelle cerimonie, ma nei comportamenti quotidiani, nella responsabilità verso gli altri e nella scelta di fare la propria parte”.








