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“Scaricano tutto sui medici di famiglia”: FIMMG Palermo attacca il decreto farmaci e chiede confronto

mercoledì 22 Aprile - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Lavoro

FIMMG Palermo attacca il decreto sulle soglie prescrittive e chiede un confronto con l’Assessorato regionale alla Salute guidato da Daniela Faraoni sul provvedimento che introduce le nuove soglie per il biennio 2026-2027.  Un intervento che incide direttamente sulla spesa farmaceutica territoriale e che i medici di medicina generale definiscono “gravemente sbilanciato”, sollecitando una revisione immediata dei criteri applicativi.

Al centro della contestazione, il rischio che il contenimento della spesa farmaceutica ricada sul medico di famiglia, chiamato a sostenere anche il peso di prescrizioni che non derivano da una sua scelta clinica autonoma, ma da decisioni assunte nella filiera specialistica.

Il decreto e il meccanismo di controllo

Il decreto assessoriale n. 373 del 30 marzo 2026 punta a una riduzione significativa della spesa farmaceutica territoriale e lo fa fissando obiettivi economici precisi, con un passaggio complessivo da circa 410 milioni di euro nel 2026 a poco più di 385 milioni nel 2027, determinando quindi un taglio superiore ai 25 milioni su base regionale.

Il provvedimento interviene, inoltre, su alcune delle principali aree della cronicità, tra cui diabete, patologie cardiovascolari, infezioni batteriche e malattie respiratorie, e costruisce un sistema di governo della spesa che parte dalle Aziende sanitarie provinciali, alle quali assegna target da raggiungere, demandando poi alle stesse la definizione di indicatori operativi per i singoli medici.

Le Asp assumono quindi un ruolo centrale nel meccanismo, perché devono monitorare mensilmente l’andamento delle prescrizioni, trasmettere report individuali ai medici e attivare eventuali misure correttive nei casi di scostamento, fino ad arrivare, nei casi ritenuti di inappropriatezza, al possibile ricorso a provvedimenti sanzionatori. Il sistema attribuisce, appunto, ai direttori generali la responsabilità di definire e governare questi processi, in un quadro che si inserisce nelle misure finalizzate al rispetto dei tetti di spesa e all’equilibrio di bilancio.

In questo impianto, il controllo diventa continuo, individuale e quantitativo e si traduce in una pressione diretta sul comportamento prescrittivo del medico di medicina generale.

Le criticità

Sul piano applicativo emergono già le prime criticità. Secondo quanto riferito dai medici di medicina generale e dalle indicazioni operative aziendali, nel computo degli scostamenti individuali verrebbero ricomprese anche prescrizioni relative a farmaci ad altissimo impatto clinico, incluse terapie oncologiche o assimilabili, rispetto alle quali il medico di medicina generale svolge un ruolo meramente esecutivo, limitato alla continuità assistenziale. Si tratta di trattamenti salvavita, definiti da specialisti e centri prescrittori autorizzati, che il medico di famiglia non può sospendere, modificare o ritardare in autonomia senza esporre il paziente a rischi clinici rilevanti e senza entrare in conflitto con i principi fondamentali dell’appropriatezza e della responsabilità professionale.

L’eventuale inclusione di tali prescrizioni nel calcolo degli scostamenti di spesa produce una distorsione evidente del sistema di valutazione, perché attribuisce al prescrittore finale un’imputazione di spesa che non corrisponde alla reale origine della decisione terapeutica e lo colloca in una posizione di tensione tra obbligo di cura e vincolo economico, con conseguenze che non riguardano solo l’organizzazione del servizio ma anche la relazione con il paziente.

Lo squilibrio

La FIMMG Palermo ha formalizzato la propria posizione in una lettera del 22 aprile indirizzata all’Assessorato, nella quale esprime “forte preoccupazione e netta contrarietà” rispetto all’impostazione del decreto e sottolinea come il provvedimento “finisce nei fatti per scaricare sui medici di medicina generale la responsabilità […] di quote rilevanti di spesa che spesso non originano da una loro autonoma scelta prescrittiva”.

 Nel documento, il sindacato evidenzia con chiarezza il problema della catena delle responsabilità, affermando che “colpire il prescrittore terminale senza colpire in pari misura il prescrittore sostanziale significa alterare in modo evidente” tale equilibrio, e denuncia un modello in cui “la specialistica induce e la medicina generale paga”.

La questione centrale diventa quindi quella dello squilibrio tra i diversi livelli del sistema: il decreto individua nel medico di famiglia il soggetto da monitorare in modo sistematico e, se necessario, da sottoporre a misure correttive o sanzionatorie, mentre non introduce un sistema altrettanto stringente e individualizzato per i livelli specialistici che, in molti casi, definiscono la scelta terapeutica a monte. In questo modo si crea una frattura tra responsabilità clinica e responsabilità amministrativa, che secondo i medici rischia di trasformare la medicina generale nel punto terminale su cui far ricadere gli effetti delle decisioni prese altrove, senza una reale tracciabilità dell’origine della spesa.

Le richieste

Per queste ragioni la FIMMG chiede una revisione del decreto e l’apertura urgente di un confronto con l’Assessorato, indicando alcune priorità precise, tra cui la distinzione chiara tra prescrizione autonoma e prescrizione indotta, la tracciabilità delle indicazioni terapeutiche lungo tutta la filiera assistenziale, l’introduzione di sistemi di audit anche per la specialistica e l’esclusione di automatismi sanzionatori basati esclusivamente su scostamenti quantitativi.

La linea resta netta e si colloca su un piano che i medici definiscono prima di tutto “organizzativo e poi economico”. La medicina generale non rifiuta il principio di appropriatezza né quello della sostenibilità del sistema sanitario, ma contesta un modello che concentra il controllo su un solo livello assistenziale e rischia “di compromettere l’equilibrio tra cura, responsabilità professionale e gestione delle risorse pubbliche”.

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