Un sistema fragile, sottodimensionato, spesso abbandonato a se stesso.
Dietro il caos che attualmente imperversa nei Pronto soccorso siciliani c’è molto più di un’influenza. C’è soprattutto una crisi che non riguarda solo l’Isola, ma attraversa tutto il Paese, da Nord a Sud.
L’ondata influenzale, attesa da settimane, ha solo accelerato una pressione già evidente nei Pronto soccorso, con un’incidenza che secondo i dati più recenti dell’Istituto Superiore di Sanità ha superato i 17 casi ogni mille assistiti, colpendo in modo particolare bambini e anziani, cioè proprio quelle fasce di popolazione più esposte e vulnerabili. In Sicilia, l’impatto si è rivelato ancora più marcato a causa di una campagna vaccinale che non ha raggiunto gli obiettivi attesi, con una copertura ferma al 52%, troppo bassa per contenere una circolazione virale ampiamente prevista.
Il virus stagionale ha semplicemente accelerato l’emersione di una crisi più ampia, segnata da fragilità strutturali radicate nel tempo e aggravate da anni di scelte parziali e interventi tardivi. Nei Pronto soccorso siciliani, la metà dei posti destinati ai medici d’urgenza resta scoperta, nonostante le continue procedure di reclutamento avviate dalle aziende sanitarie. I concorsi sono andati a vuoto, le graduatorie si esauriscono in fretta, i bandi restano deserti. E così, chi già lavora si ritrova a reggere carichi insostenibili, tra turni estenuanti e turn over costante. Chi arriva, spesso non resta e va via per stanchezza, per frustrazione, per mancanza di prospettive, dentro un contesto che logora più della fatica stessa.
“Il sistema è già fragile e l’influenza stagionale lo ha semplicemente reso evidente. Abbiamo una copertura vaccinale ancora troppo bassa e una carenza di personale che non si risolve da un giorno all’altro. Non si tratta solo di trovare medici, si tratta di creare le condizioni perché restino”, osserva Salvatore Iacolino, dirigente generale del Dipartimento Pianificazione Strategica dell’assessorato regionale della Salute.
“La nuova rete ospedaliera è pronta, ma resta in attesa dell’approvazione ministeriale – prosegue -. È un passaggio fondamentale per rafforzare proprio quei reparti che oggi vivono le maggiori criticità. Subito dopo, dovremo rivedere anche l’offerta delle strutture di diritto privato, così da renderla coerente con i bisogni assistenziali e con l’assetto complessivo della rete. Allo stesso tempo, con l’attivazione delle Case di Comunità prevista dal 1 luglio 2026, potremo finalmente alleggerire la pressione sui Pronto soccorso e riportare la cura sul territorio, e la medicina generale avrà un ruolo centrale, anche grazie all’accordo recentemente firmato con la Regione. È un percorso che richiede tempo e lavoro costante, ma porterà un presidio territoriale più vicino alle persone, capace di continuità assistenziale e di presa in carico delle fragilità”.
“Il Pnrr è in fase avanzata di attuazione. Prevede l’ampliamento dell’offerta dei servizi, con strumenti come la telemedicina, l’assistenza domiciliare integrata, la digitalizzazione del 118, il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0. Ma anche nuovi posti letto di terapia intensiva e sub-intensiva, nuove aree di emergenza, nuovi luoghi di cura. È un percorso concreto, non solo sulla carta”, evidenzia.
Oltre alla pressione insostenibile sui Pronto soccorso, c’è un’altra emergenza che ha ormai superato i limiti della tollerabilità. Le liste d’attesa rappresentano, ormai, uno degli indicatori più evidenti della frattura tra i principi del Sistema sanitario pubblico e l’esperienza quotidiana degli utenti.
In Italia circa un italiano su dieci ha dichiarato di aver rinunciato a cure o visite proprio a causa dei tempi troppo lunghi, e anche in Sicilia le criticità organizzative e i ritardi nelle prestazioni ordinarie sono finite al centro di un’analisi della Corte dei Conti che ne evidenzia la gravità.
“Il completamento dell’intervento sulle liste d’attesa non può prescindere da una regolamentazione più attenta delle attività rese in libera professione all’interno delle strutture pubbliche – spiega Iacolino -. Dobbiamo garantire a tutti pari opportunità di accesso alle cure, al di là delle possibilità economiche individuali”.
Mentre l’attenzione pubblica si concentra, giustamente, sulle difficoltà di accesso, un’altra questione cruciale rimane sullo sfondo: il funzionamento quotidiano del Sistema sanitario. Ciò che accade dietro le quinte, tra turni scoperti, funzioni che si accavallano, responsabilità che non trovano spazio dentro una cornice chiara. E Iacolino evidenzia anche che nessuna riforma può funzionare davvero senza una struttura in grado di sostenerla.
“È necessario rafforzare, anche dal punto di vista normativo, i meccanismi di controllo e vigilanza. Solo così le aziende sanitarie potranno adattarsi alle nuove esigenze di cura. Non bastano fondi e progetti, ma l’apporto consapevole di tutti – conclude -. Servono tempi realistici, persone preparate e motivazione, ma soprattutto la consapevolezza che nessun sistema regge se chi lo tiene in piedi viene lasciato solo”.









