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Riforma professioni sanitarie: il Governo accelera, cambia la formazione e ridisegna la responsabilità penale

martedì 18 Novembre - 2025 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Lavoro

La riforma delle professioni sanitarie entra nel vivo. Il disegno di legge delega, approvato dal Governo a inizio settembre e firmato dal Presidente della Repubblica il 13 novembre dopo il passaggio in Conferenza Stato Regioni, è pronto a iniziare il percorso parlamentare.

Il provvedimento, collegato alla legge di bilancio 2025, punta a ripensare in profondità il sistema delle professioni sanitarie e la responsabilità degli operatori, toccando competenze, formazione, organizzazione, sicurezza, governance e ambito penale e civile. La delega affida al Governo il compito di emanare entro il 31 dicembre 2026 decreti legislativi capaci di modernizzare un settore da anni sotto pressione, segnato da carenze di personale, invecchiamento della forza lavoro, forti disparità territoriali e un contenzioso che alimenta medicina difensiva e insicurezza operativa.

I pilastri della riforma

La prima parte definisce gli obiettivi della delega, delineando i criteri che guideranno l’intervento normativo. La direzione è chiara: rendere il servizio sanitario più attrattivo, aggiornare le competenze professionali, semplificare i processi e rafforzare la sicurezza dei lavoratori, con particolare attenzione alle aree svantaggiate e alle isole minori, dove la carenza di personale è più grave.

Uno dei temi chiave riguarda l’impiego di tirocinanti specialisti, che deve essere allineato alle esigenze formative senza gravare sulle finanze pubbliche. L’obiettivo è razionalizzare un quadro attualmente frammentato da normative emergenziali e proroghe e ridurre la rigidità che spesso ostacola l’ingresso dei giovani nel sistema. La delega apre anche alla possibilità di introdurre restrizioni minime alla permanenza nelle aree svantaggiate e un riconoscimento professionale che riconosca chi lavora in condizioni più critiche. Non si tratta di incentivi economici, ma di leve organizzative, reputazionali e di carriera che possano trattenere i professionisti e contrastare la “desertificazione sanitaria” che sta impoverendo alcune regioni, soprattutto al Sud.

Un altro elemento importante riguarda la semplificazione delle attività amministrative che attualmente penalizzano la pratica clinica. La riforma mira a riorganizzare i processi interni, ridurre la duplicazione della documentazione, migliorare la gestione del flusso informativo e, in generale, a restituire tempo ai professionisti per prendersi cura di sé. Il testo affronta anche la sicurezza sul lavoro e i meccanismi premianti basati sulla performance, con indicatori volti a ridurre le liste d’attesa, un tema che la Corte dei Conti ha ripetutamente invitato il sistema sanitario ad affrontare.

Nuove competenze

Ampia attenzione è dedicata allo sviluppo delle competenze, in particolare in relazione alla trasformazione tecnologica. La delega prevede la creazione di un Sistema Nazionale di Certificazione delle Competenze e di una strategia di governance dell’intelligenza artificiale per garantirne un utilizzo responsabile, incentrato sul controllo umano. Questa iniziativa è in linea con la normativa europea e con la progressiva introduzione di strumenti digitali nei percorsi diagnostici e terapeutici.

Sul fronte della formazione, la riforma si rivolge alla medicina generale e alle scuole di specializzazione, con particolare attenzione alle esigenze di farmacisti, odontoiatri e biologi. L’obiettivo è migliorare l’accesso al servizio sanitario e ridurre gli squilibri generazionali che, in alcune discipline, rischiano di compromettere la continuità dei servizi.

Responsabilità professionale e tutela

La seconda parte del provvedimento affronta un tema delicato, ossia la responsabilità professionale. La legge riscrive l’articolo 590-sexies del Codice Penale e introduce un nuovo articolo, il 590-septies. Il principio è quello di limitare la responsabilità penale alla colpa grave solo quando il professionista rispetta le linee guida o le buone pratiche cliniche e sanitarie appropriate al caso. Questo cambio di prospettiva mira a ridurre l’ambito della medicina difensiva e a riconoscere la complessità delle condizioni in cui operano gli operatori sanitari. Nell’accertamento della colpa, si deve tenere conto anche della scarsità di risorse, delle inevitabili carenze organizzative, delle lacune nelle conoscenze scientifiche, della difficoltà del caso, del ruolo svolto dall’équipe e dell’urgenza della situazione.

Il disegno di legge affronta anche la Legge Gelli-Bianco del 2017, specificando l’obbligo di attenersi alle buone pratiche cliniche e sanitarie e introducendo criteri analoghi per la valutazione della colpa nel processo civile. L’articolo 2236 del Codice Civile rimane in vigore, limitando la responsabilità del professionista alla colpa grave solo nei casi tecnicamente più complessi.

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