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Prevenzione a scuola, il ddl arriva in Senato tra Piano nazionale e assenze da colmare

martedì 16 Giugno - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Lavoro, News ed eventi, Salute

Riportare la prevenzione al centro dell’educazione alla salute e trasformarla in un percorso stabile, riconoscibile e coordinato. È questo l’obiettivo del disegno di legge sulla prevenzione e promozione della salute nelle scuole, atteso oggi pomeriggio in Aula al Senato.

Il testo non introduce un tema del tutto nuovo. Per anni l’educazione alla salute ha trovato spazio nelle scuole attraverso campagne, incontri, progetti con medici, associazioni, aziende sanitarie e insegnanti sensibili al tema. Il punto, oggi, è dare a queste esperienze una cornice nazionale, senza lasciarle alla buona volontà dei singoli istituti o alla periodicità delle iniziative locali.

Alimentazione, attività motoria organizzata, contrasto al fumo, alle sigarette elettroniche, all’alcol, alle droghe e alle dipendenze non appartengono alla categoria dei temi accessori. Rappresentano investimenti sulla salute futura. È a scuola che si costruisce una parte decisiva della sanità dei prossimi decenni. Un ragazzo che impara presto a proteggere il proprio corpo, a riconoscere i comportamenti a rischio e a scegliere stili di vita più sani riduce la probabilità di diventare un adulto fragile, malato o dipendente da cure continue.

Il provvedimento, a prima firma del senatore Roberto Marti, introduce il Piano triennale della prevenzione e della promozione della salute nelle scuole e istituisce una Giornata nazionale dedicata alla prevenzione, alla promozione della salute e ai corretti stili di vita in memoria di Umberto Veronesi. La data scelta è il 28 novembre. Le risorse previste ammontano a un milione di euro annui a decorrere dal 2026, destinati agli oneri legati all’adozione del Piano. Per il resto, le amministrazioni dovranno muoversi con le risorse umane, finanziarie e strumentali già disponibili.

Il Piano triennale e il ruolo delle scuole

Il cuore del ddl si trova nell’articolo 3. Entro centottanta giorni dall’entrata in vigore della legge, il Ministero dell’Istruzione e del Merito, di concerto con il Ministero della Salute e sentita la Conferenza Stato-Regioni, dovrà adottare il Piano triennale della prevenzione e della promozione della salute nelle scuole. Il testo costruisce quindi un impianto nazionale, ma lascia alle istituzioni scolastiche un margine ampio di autonomia.

Il passaggio più significativo riguarda proprio la formulazione scelta dopo l’esame parlamentare. Le scuole “possono” introdurre e trasmettere nozioni e principi finalizzati all’acquisizione di conoscenze, comportamenti e competenze sulla prevenzione e sulla promozione della salute. La stessa impostazione torna nell’articolo 2, dove le attività teoriche, pratiche, laboratoriali, curricolari, extracurricolari o legate ai percorsi di formazione scuola-lavoro rientrano nella facoltà degli istituti, non in un obbligo generalizzato.

Il ddl prova così a tenere insieme due esigenze diverse: da un lato, dare un indirizzo nazionale a un tema che finora ha spesso viaggiato attraverso progetti episodici; dall’altro, rispettare l’autonomia delle scuole, la loro organizzazione interna e la capacità di adattare le attività ai bisogni degli studenti, compresi quelli con disabilità o bisogni educativi speciali.

Educare alla salute

Il Piano dovrà concentrarsi su alcuni ambiti precisi. Il testo indica l’educazione alimentare, la consapevolezza sulle corrette abitudini a tavola, la conoscenza dei disturbi alimentari, i benefici fisici e psichici dell’attività sportiva quotidiana, la nocività del fumo, dei dispositivi elettronici per fumare, dei prodotti a base di nicotina, dell’alcol, delle droghe e delle dipendenze. A questi temi si aggiungono l’educazione ambientale e l’educazione digitale, con un riferimento esplicito all’impatto dell’uso non corretto dei social network sul benessere psicofisico e relazionale.

Nella scuola dell’infanzia e nella primaria il ddl guarda soprattutto alla salute alimentare, all’acqua, alle materie prime, ai valori nutrizionali, alla riduzione dello spreco, all’igiene del sonno, al corretto utilizzo dei dispositivi digitali e all’attività fisica quotidiana. Prevede anche il coinvolgimento delle famiglie e della comunità locale attraverso incontri, laboratori e campagne di sensibilizzazione.

Nelle scuole secondarie di primo e secondo grado il baricentro si sposta su sana alimentazione, attività fisica, prevenzione, profilassi, fumo, nicotina, alcol, droghe, dipendenze, dispositivi digitali e social network. Nel passaggio in Commissione, il riferimento specifico all’adesione consapevole alle vaccinazioni, presente nella versione originaria tra le finalità del Piano, non compare più nell’elenco finale dell’articolo 3. Resta invece una formula più generale sull’informazione relativa alla prevenzione e alla profilassi nelle attività rivolte agli studenti delle secondarie.

Coordinamento e risorse 

Il ddl istituisce anche un Sistema di coordinamento per la prevenzione e la promozione della salute nelle scuole. Ne faranno parte il Ministero dell’Istruzione e del Merito, il Ministero della Salute, le istituzioni scolastiche, gli enti del Terzo settore e altri soggetti pubblici e privati accreditati, attivi negli ambiti sanitario, della ricerca, educativo, culturale e sociale. Il decreto sul Piano dovrà definire anche i requisiti per l’accreditamento.

La costruzione di una rete rappresenta l’aspetto più ambizioso del provvedimento, perché la promozione della salute a scuola richiede competenze diverse e continuità nel tempo. La cifra stanziata, però, delimita il perimetro reale dell’intervento, con un milione di euro annui per un Piano nazionale destinato a tutte le istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione. Il ddl affida quindi gran parte dell’attuazione alla capacità delle scuole di organizzarsi, di costruire reti, di coinvolgere enti sanitari, amministrazioni locali e Terzo settore, e di integrare la prevenzione dentro il Piano triennale dell’offerta formativa senza creare nuovi carichi finanziari per la finanza pubblica.

Accanto al Piano, il testo istituisce la Giornata nazionale del 28 novembre. Stato, regioni, province e comuni potranno promuovere iniziative, manifestazioni, cerimonie, incontri e momenti comuni per accrescere la consapevolezza sulla prevenzione e sui corretti stili di vita. Anche le scuole potranno organizzare attività didattiche in occasione della ricorrenza, in coordinamento con il Terzo settore. La Giornata non avrà effetti civili, ma servirà come appuntamento annuale per dare visibilità pubblica a un tema che il ddl prova a portare dalla dimensione delle campagne occasionali a quella della programmazione educativa.

Prevenzione incompleta

In un ddl che punta a rafforzare la prevenzione nelle scuole, alcune assenze colpiscono. Il testo non cita in modo esplicito l’educazione sessuale e affettiva, nonostante riguardi direttamente la salute degli adolescenti, la prevenzione delle infezioni sessualmente trasmesse, il consenso, il rispetto del corpo e la qualità delle relazioni.

La scuola rappresenta uno dei pochi luoghi in cui si possono raggiungere tutti i ragazzi. Parlare di sessualità e affettività in modo corretto non significa anticipare comportamenti, ma offrire strumenti per riconoscere rischi, proteggersi, chiedere aiuto e vivere le relazioni con maggiore consapevolezza.

Resta fuori anche la cultura del dono, dalla donazione del sangue alla donazione di organi, tessuti e cellule. Eppure su questo tema esistono già campagne e percorsi di sensibilizzazione rivolti agli studenti, promossi a livello nazionale e territoriale da istituzioni sanitarie, mondo della scuola e associazioni. Proprio per questo, incardinarli in una legge dedicata alla prevenzione scolastica sarebbe stato più opportuno.

Donare il sangue è un atto civile, ma anche un gesto di prevenzione, perché avvicina i cittadini al controllo periodico del proprio stato di salute e rafforza il legame con il sistema sanitario. La donazione di organi, tessuti e cellule richiama invece una scelta consapevole di solidarietà, capace di incidere direttamente sulla vita di altri pazienti.

Una norma nazionale avrebbe potuto dare maggiore continuità a queste esperienze, evitando che restino affidate solo a campagne periodiche, protocolli, iniziative locali o alla sensibilità dei singoli istituti. Alimentazione, attività fisica, fumo, dipendenze e digitale rappresentano aree centrali, ma educazione sessuale, affettività e cultura del dono avrebbero completato il perimetro della prevenzione scolastica.

In Sicilia

La Regione Siciliana offre già esempi di integrazione tra scuola, sanità e cittadinanza. Negli ultimi anni l’Assessorato regionale della Salute, attraverso il  dipartimento per le Attività sanitarie e osservatorio epidemiologico (Dasoe), l’Ufficio scolastico regionale, il Dipartimento regionale dell’Istruzione e gli Ordini dei medici siciliani hanno promosso iniziative rivolte agli studenti su prevenzione, corretti stili di vita, educazione sanitaria, uso consapevole dei servizi e cultura del dono.

Queste attività dimostrano che la scuola può diventare un luogo stabile di alfabetizzazione sanitaria, non solo uno spazio per campagne occasionali. La prevenzione passa anche dalla capacità di spiegare ai ragazzi come funziona il sistema sanitario, perché alcuni comportamenti incidono sulla salute futura e quale ruolo può avere ogni cittadino nella tutela della salute pubblica.

Di certo, se il ddl dovesse completare il suo percorso parlamentare, e in base alle risorse realmente disponibili, potrebbe offrire un ulteriore impulso a questa direzione, rafforzando una prevenzione più proattiva, territoriale e continuativa. È proprio la linea su cui la Sicilia sta provando a lavorare, portando la salute fuori dagli ambulatori e dentro i luoghi in cui si formano conoscenze, abitudini e responsabilità.

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