La Regione Siciliana alza il tetto di spesa per il personale sanitario e riconosce per il 2024 un incremento complessivo di 37,4 milioni di euro, legato all’aumento del Fondo sanitario regionale e previsto dalla normativa nazionale.
Il provvedimento è contenuto nel decreto firmato il 14 gennaio 2026 dall’assessore regionale della Salute Daniela Faraoni e dal dirigente generale del Dipartimento Pianificazione Strategica Salvatore Iacolino e aggiorna formalmente il limite massimo di spesa sostenibile dalle Aziende e dagli Enti del Servizio sanitario regionale per il personale.
Il tetto di spesa regionale passa così da 2 miliardi e 860 milioni di euro a 2 miliardi e 898 milioni, confermando un percorso di crescita graduale già avviato negli anni precedenti ma rimasto a lungo compresso da vincoli normativi stringenti. Un aumento che viene presentato come necessario per garantire la continuità dell’offerta assistenziale, soprattutto in relazione all’attivazione dei posti letto, al funzionamento dei reparti ospedalieri e ai servizi di emergenza urgenza.
I numeri
La distribuzione degli incrementi del tetto di spesa per il personale riguarda tutte le Aziende sanitarie e ospedaliere della Sicilia, con aumenti che, pur inserendosi in un quadro complessivo da 37,4 milioni di euro a livello regionale, risultano molto differenziati tra le singole aziende.
Per le Asp di Palermo, Messina, Trapani, Ragusa, Siracusa ed Enna l’incremento del tetto di spesa è pari a 0,5 milioni di euro ciascuna, mentre per le Asp di Agrigento e Caltanissetta l’aumento sale a 1,5 milioni di euro.
Per quanto riguarda le aziende ospedaliere e i policlinici universitari, l’Arnas Civico di Palermo e l’Azienda ospedaliero universitaria Policlinico “Paolo Giaccone” registrano un incremento del tetto di spesa pari a 4,9 milioni di euro ciascuna. Il Policlinico di Catania beneficia di un aumento di 4 milioni di euro, quello di Messina di 3,8 milioni di euro, mentre l’Azienda ospedaliera Cannizzaro registra l’incremento più elevato, pari a 7,8 milioni di euro. L’IRCCS Oasi di Troina ottiene infine un aumento di 1,9 milioni di euro.
Il decreto chiarisce che l’aumento del tetto di spesa serve soprattutto a consentire nuove assunzioni di personale aziendale, a sostenere l’attivazione dei posti letto e ad assorbire l’incremento dei volumi di attività, dal ricovero all’ambulatoriale fino al Pronto soccorso. Le aziende potranno utilizzare una parte delle risorse anche per aumentare temporaneamente le ore di lavoro del personale OSS, in attesa di una revisione complessiva delle dotazioni organiche.
Un equilibrio che resta fragile
Ed è proprio dalla lettura del decreto che emerge il limite più evidente del provvedimento. L’intervento non modifica l’impianto dei tetti di spesa previsto dalla normativa nazionale, ma si colloca interamente al suo interno, configurandosi come una misura temporanea. Le aziende sono chiamate a rivedere i propri piani triennali di fabbisogno e le dotazioni organiche sulla base delle nuove risorse, senza che siano previste stabilizzazioni automatiche o deroghe strutturali al sistema vigente.
Lo stesso decreto riconosce che l’attuale assetto potrà essere modificato in futuro, alla luce della nuova metodologia nazionale di determinazione del fabbisogno di personale e del confronto in corso con i Ministeri affiancanti. Fino ad allora, l’aumento del tetto resta una risposta contingente alle criticità operative, utile a tamponare le emergenze ma insufficiente a risolvere la carenza strutturale di personale che pesa sulla Sanità siciliana.
Il tetto si alza, ma resta un tetto. E mentre si parla di rafforzamento dell’offerta assistenziale e di riduzione delle liste d’attesa, la programmazione del personale continua a muoversi dentro un perimetro rigido, dove ogni incremento è misurato, condizionato e temporaneo. Un equilibrio, quindi, fragile che consente alle aziende di respirare nel breve periodo, ma che rinvia ancora una volta il nodo centrale di una riforma strutturale del lavoro sanitario in Sicilia.
L’aumento del tetto di spesa va letto come un nuovo passo nella direzione del rafforzamento del sistema, reso possibile dall’utilizzo degli spazi consentiti dalla normativa nazionale. Un segnale che la Regione sceglie di cogliere, pur all’interno di vincoli stringenti, per sostenere la tenuta dei servizi e accompagnare i prossimi passaggi di riorganizzazione della Sanità siciliana.







