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Medici e dirigenti sanitari all’Aran: il rinnovo 2025 2027 entra nella vita dei reparti

mercoledì 29 Aprile - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Lavoro

A due mesi dalla firma del precedente contratto, medici e dirigenti sanitari tornano all’Aran per aprire la trattativa sul triennio 2025 2027. La convocazione, fissata per oggi alle 15, riguarda oltre 130 mila professionisti tra medici, dirigenti sanitari e veterinari.

Per una volta il confronto parte mentre il contratto è ancora nel suo periodo naturale, dopo anni di rinnovi arrivati quando il triennio era già scaduto. L’accordo 2022 2024, firmato il 27 febbraio 2026, aveva chiuso soprattutto una partita arretrata, con aumenti lordi mensili tra 322 e 530 euro e arretrati fino a 14.540 euro. Ora, invece, la trattativa si apre mentre negli ospedali restano irrisolte le questioni che da anni indeboliscono il Servizio sanitario nazionale: carenza di personale, turni pesanti, fuga dal pubblico e perdita di attrattività.

La differenza con il passato

Il contratto appena chiuso ha avuto soprattutto una funzione economica e di recupero. Serviva a pagare aumenti e arretrati, a chiudere una fase rimasta sospesa, a riallineare almeno in parte le buste paga a un ciclo contrattuale già consumato. Anaao e Cimo Fesmed lo hanno definito un accordo di transizione, necessario per arrivare finalmente al tavolo successivo. Ma ora la richiesta cambia. Non basta più riconoscere qualcosa dopo anni di attesa. I medici chiedono che il contratto entri dentro l’organizzazione del lavoro, dentro le carriere, dentro i turni, dentro la sicurezza, dentro la qualità della vita professionale.

Il quadro economico del nuovo contratto è già definito nell’atto di indirizzo del Comitato di settore Regioni Sanità. Per l’Area Sanità le risorse sono indicate in 322,71 milioni per il 2025, 645,43 milioni per il 2026 e 968,14 milioni a regime dal 2027, pari al 5,4% del monte salari 2023. Il documento parla anche di risorse per l’indennità di specificità medico veterinaria, per l’indennità di specificità sanitaria dei dirigenti sanitari e per l’indennità di pronto soccorso.

Il confronto, però, non si esaurisce nel perimetro delle risorse. Il nuovo rinnovo arriva in una fase in cui il lavoro ospedaliero è diventato sempre più difficile da sostenere, soprattutto nei reparti più esposti alla pressione dell’urgenza. La pronta disponibilità, gli organici ridotti, le aggressioni, il burnout e i concorsi che spesso non riescono a coprire i vuoti raccontano una crisi che non riguarda solo le retribuzioni, ma la possibilità stessa di rendere ancora attrattivo il lavoro medico nel pubblico.

Anche per questo l’atto di indirizzo richiama attrattività, benessere organizzativo, orario dirigenziale, eccedenze orarie, salute e sicurezza, welfare aziendale, mensa, pause e buono pasto sostitutivo per i turnisti. Sono temi che portano la trattativa dentro la quotidianità dei reparti.

La linea dei sindacati

Anaao Assomed ha già fissato la propria posizione. Pierino Di Silverio ha spiegato che non basterà firmare un contratto qualsiasi, se il testo non sarà in grado di migliorare concretamente le condizioni di lavoro. Le richieste indicate riguardano un sistema di carriere più veloce e meno esposto a logiche discrezionali, una reale conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro e il ripristino di condizioni minime di sicurezza nei luoghi di cura.

Cimo Fesmed adotta toni ancora più netti. Guido Quici avverte che la carenza di medici non può essere scaricata sul contratto, soprattutto se questo dovesse tradursi in un arretramento su orario di lavoro, pronta disponibilità e diritti già acquisiti. La federazione chiede nuove assunzioni, il superamento del tetto alla spesa per il personale, una revisione della libera professione e regole più stringenti sulla rappresentatività aziendale nella firma dei contratti decentrati.

Resta poi il tema dell’applicazione nelle aziende. Cimo Fesmed sostiene che nel 95% delle strutture i contratti 2019-2021 e 2022-2024 non siano ancora pienamente applicati. È un dato di parte sindacale e va attribuito con chiarezza, ma fotografa uno dei passaggi più delicati della trattativa.
Un accordo nazionale può anche essere chiuso in tempi rapidi, ma se poi viene applicato in modo disomogeneo dalle aziende sanitarie, il rinnovo rischia di restare un risultato più formale che sostanziale.

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