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Innovazione sanitaria, De Nicola: “Senza comunicazione non si costruisce fiducia”

lunedì 15 Giugno - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Lavoro, Salute

La sanità contemporanea non pone solo una sfida scientifica, tecnologica e organizzativa, ma pone anche una sfida culturale. Comunicare la salute alla popolazione e al territorio significa spiegare come ricerca, istituzioni, aziende sanitarie, professionisti dell’informazione e cittadini possano condividere trasformazioni che incidono sulla prevenzione, sulla diagnosi, sulla cura e sulla relazione tra sistema sanitario e persone.

Dati, intelligenza artificiale, prevenzione predittiva, diagnosi precoce, biomarcatori e terapie personalizzate possono modificare il modo di curare. Tuttavia, perché questa trasformazione diventi reale, non basta produrre innovazione. Bisogna renderla comprensibile, credibile e accessibile. Senza fiducia, partecipazione e chiarezza, anche la tecnologia più avanzata rischia di restare lontana dalle persone.

È il punto al centro della riflessione di Fabrizio De Nicola, già direttore generale di aziende sanitarie regionali e formatore, che ha richiamato la necessità di considerare la comunicazione non come un accessorio, ma come una componente strutturale della sanità contemporanea.

Raccontare la sanità

“Negli ultimi anni i temi della salute sono diventati sempre più presenti nel dibattito pubblico. Questo impone una responsabilità maggiore a chi comunica, perché la sanità non è solo cura. Riguarda la vita, la malattia, la morte. Tocca il lavoro, la professione, l’organizzazione e la gestione di un sistema complesso. Comprende l’equilibrio economico-finanziario, l’appropriatezza delle scelte e l’appropriatezza organizzativa. Ma è anche ricerca scientifica, farmaci, tecnologie, investimenti, acquisto di beni e servizi. Tutti questi settori sono dinamici. Tutti investono in comunicazione, sia verso gli operatori sia verso i cittadini. Per questo comunicare la sanità significa cercare un equilibrio. Un equilibrio basato sulla trasparenza e sulla chiarezza delle informazioni”.

“Raccontare la ricerca e l’innovazione sanitaria significa rendere comprensibili processi complessi, ma senza perdere rigore scientifico. La semplificazione serve, perché nessuna innovazione può diventare patrimonio comune se resta chiusa nel linguaggio degli specialisti. Però la semplificazione non deve diventare banalizzazione. Il linguaggio deve essere accessibile, ma non può trasformarsi in promessa facile. Oggi il cittadino riceve informazioni da internet, dai motori di ricerca, dai social, dalla televisione, dalla stampa e dai siti dedicati alla salute. Questo può aumentare la consapevolezza. Tuttavia espone anche a rischi, perché non tutte le fonti sono accreditate e non tutte le informazioni hanno lo stesso valore. Il problema non è comunicare di più”.

“Il problema è comunicare meglio. In sanità una parola detta male può generare paura. Una promessa comunicata male può creare illusioni. Un dato spiegato senza contesto può alimentare sfiducia. Per questo servono fonti riconoscibili, responsabilità professionale e capacità di distinguere tra informazione, opinione, promozione e suggestione”.

Fiducia, malasanità e responsabilità

“La fiducia è  quindi una delle questioni centrali della comunicazione sanitaria. Non nasce da uno slogan e non nasce da una campagna isolata. Nasce dalla continuità, dalla chiarezza delle fonti, dalla trasparenza dei dati e dalla capacità di spiegare anche ciò che non funziona. In sanità bisogna contrastare la falsa malasanità e gestire la vera malasanità. Questo significa non negare gli errori, ma nemmeno trasformare ogni criticità in una condanna generale del sistema e dei professionisti. Ogni anno milioni di persone vengono curate, ricoverate, assistite nei pronto soccorso e seguite nei percorsi sanitari. Dentro numeri così grandi possono esserci errori, disservizi e responsabilità. Ma il racconto pubblico deve saper distinguere. Deve aiutare il cittadino a capire, non a diffidare in modo indistinto”.

“Il medico non può più contare sull’aura di autorevolezza indiscussa che per decenni ha protetto la professione da ogni messa in discussione. Questo non significa indebolire il ruolo del medico. Significa, al contrario, rafforzarlo dentro una relazione nuova, fondata su collaborazione, disponibilità, buona comunicazione, chiarezza delle informazioni e trasparenza. Quando la comunicazione sanitaria riduce tutto allo scandalo o all’eccezione, il sistema perde reputazione e i cittadini perdono fiducia. Quando invece la comunicazione riconosce i problemi, li contestualizza e spiega come affrontarli, diventa uno strumento di governo della complessità. La fiducia non si pretende. Si costruisce, giorno dopo giorno, con coerenza e con responsabilità”.

Partecipazione e innovazione

“L’innovazione sanitaria richiede una partecipazione sempre più consapevole da parte delle persone. Questo vale in modo particolare per la medicina di precisione, che parla di prevenzione, rischio individuale, dati, diagnosi precoce e terapie personalizzate. Però questa partecipazione non nasce nel vuoto. Nasce dalla fiducia. Non basta dire che una tecnologia è innovativa. Bisogna spiegare a cosa serve, per chi è utile, quali benefici può portare e quali limiti presenta. In sanità promettere troppo è pericoloso quanto non comunicare. La fiducia si costruisce anche dicendo con onestà ciò che oggi è possibile e ciò che invece appartiene ancora alla ricerca”.

“La medicina di precisione, proprio perché chiama in causa dati personali, profili di rischio, analisi predittive e percorsi individualizzati, chiede ai cittadini un livello più alto di consapevolezza. Non si può chiedere partecipazione se prima non si costruisce comprensione. Non si può parlare di prevenzione predittiva se le persone non capiscono perché un’informazione genetica o biologica può essere utile, come viene usata, quali garanzie esistono e quali ricadute può avere sul percorso di cura. Per questo la partecipazione dei cittadini deve diventare parte dell’organizzazione sanitaria. I comitati consultivi, le associazioni dei pazienti, il bilancio sociale e i progetti di cambiamento organizzativo non sono strumenti decorativi. Servono a rendere le aziende sanitarie più aperte, più trasparenti e più recettive rispetto ai bisogni reali delle persone”.

“Un cittadino ascoltato non è soltanto un utente più soddisfatto. È una persona che può contribuire a migliorare i percorsi, a segnalare criticità, a riconoscere il valore delle innovazioni e a partecipare in modo più consapevole alle decisioni che riguardano la propria salute. Solo così l’innovazione sanitaria, e in particolare la medicina di precisione, può diventare una trasformazione condivisa e non una formula per addetti ai lavori”.

Medico, paziente e aziende sanitarie

“Anche il rapporto tra medico e paziente è cambiato. Non è più quello tra il guaritore e il malato dell’antichità. Il medico non è più l’esclusivo detentore del potere misterioso della conoscenza. È un professionista che ha studiato tanto per diventarlo e che non può essere sostituito dal dottor Google. Però deve essere consapevole dei limiti di una scienza che per decenni è stata percepita come infallibile. Il paziente, allo stesso tempo, è più informato, più consapevole e più esigente. Esprime meglio i propri bisogni di salute. Questo è un passo avanti. Però può diventare un problema quando l’informazione si trasforma in autoreferenzialità e quando il confronto clinico viene sostituito da ciò che si legge online.

“Per questo la comunicazione fa parte del percorso di cura. Lo integra. Non può essere considerata una perdita di tempo. Alla fine paga. Un paziente informato con chiarezza comprende meglio, partecipa meglio e si fida di più. Bisogna investire sulla comunicazione e sulla formazione del personale. Servono training formativi sulle capacità relazionali e sulla gestione del rapporto con persone che vivono una condizione di sofferenza e di fragilità. In questo senso, figure come lo psicologo in ospedale, lo psiconcologo, lo psicologo nei pronto soccorso e gli uffici relazioni con il pubblico possono aiutare a rendere più umano e comprensibile il percorso assistenziale”.

“Anche le aziende sanitarie e gli ospedali devono considerare la comunicazione una leva strategica del management. Serve comunicazione interna ed esterna. Servono staff dedicati, piani annuali, cabine di regia. Le aziende sanitarie devono diventare case trasparenti, aperte e recettive verso le istanze interne ed esterne. Comunicare bene significa anche assistere meglio il paziente. Significa ricostruire reputazione, rafforzare la fiducia negli operatori, ridurre le incomprensioni, migliorare l’umanizzazione delle cure e rendere i percorsi più vicini ai bisogni delle persone. Non è immagine. È organizzazione. Non è propaganda. È qualità del servizio”.

Il futuro da immaginare

“L’innovazione sanitaria apre scenari nuovi. La medicina di precisione, in particolare, ci chiede di guardare alla prevenzione, alla ricerca e ai percorsi di cura in modo diverso. Ci chiede di coinvolgere cittadini, medici, ricercatori, istituzioni e aziende sanitarie dentro un percorso comune. Il compito della comunicazione non è spiegare il futuro come se fosse già scritto. È renderlo immaginabile. Questo non significa inventare promesse. Significa dare forma a una possibilità, aiutare le persone a capire quale trasformazione può produrre la ricerca e quali condizioni servono perché quella trasformazione diventi reale”.

“La domanda finale diventa quindi: quale trasformazione oggi riusciamo appena a immaginare e che l’innovazione sanitaria, dalla medicina di precisione alle nuove tecnologie applicate alla cura, potrebbe rendere realtà nei prossimi dieci anni? Questa domanda riguarda la ricerca, ma riguarda anche la sanità pubblica. Riguarda le tecnologie, ma riguarda soprattutto la fiducia. Riguarda la capacità di spiegare il cambiamento senza spaventare e senza illudere. Perché una medicina più personalizzata non sarà davvero più vicina alle persone se resterà incomprensibile”.

“Potrà diventare parte della vita dei cittadini solo se verrà raccontata con chiarezza, continuità e responsabilità. Serviranno istituzioni capaci di ascoltare, professionisti preparati a comunicare e cittadini messi nelle condizioni di partecipare davvero. L’innovazione sanitaria può cambiare il futuro della cura. La medicina di precisione ne rappresenta uno degli esempi più avanzati, ma la comunicazione deve aiutarci a rendere questo cambiamento immaginabile, comprensibile e condiviso”.

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