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Il medico pigro e l’algoritmo perfetto: i rischi nascosti dell’intelligenza artificiale

venerdì 7 Novembre - 2025 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Lavoro

La tecnologia rappresenta un alleato prezioso per la Sanità, ma non può sostituire la centralità della persona. Da questa consapevolezza è nato il confronto tra esperti che si è tenuto nel pomeriggio de 6 novembre, presso il Palazzo Arcivescovile di Palermo, dal titolo “Intelligenza Artificiale in Sanità: Rischi e Opportunità per la Persona”, promosso dall’Associazione Cattolica Operatori Sanitari.

“L’intelligenza artificiale rappresenta una grande opportunità per la medicina, soprattutto in radiologia e robotica, dove offre capacità che la medicina tradizionale non può fornire. Accanto a queste prospettive, però, emergono criticità significative. Si pensi alle fake news generate dall’intelligenza artificiale o al divario che si creerà tra chi sa utilizzare questi strumenti e chi ne sarà escluso”. Ad affermarlo è stato Salvino Leone, docente di Teologia Morale e Bioetica presso la Facoltà Teologica della Sicilia e presidente dell’Istituto per gli Studi di Bioetica Salvatore Privitera il quale ha aggiunto che: “Il medico del futuro dovrà comprendere l’intelligenza artificiale per usarla come ausilio, non per sostituirsi al proprio giudizio. Dietro ogni algoritmo si cela un’intelligenza naturale in grado di interpretare i risultati e decidere se, quando e come applicarli”.

La tecnologia non deve allontanare gli esseri umani dai pazienti, ma piuttosto aiutarli ad essere più vicini ha aggiunto Antonino Levita, direttore sanitario dell’Azienda Sanitaria di Palermo –. Non dobbiamo pensare all’intelligenza artificiale come a un nemico, ma come a un alleato. Può supportarci, ad esempio, nella gestione delle liste d’attesa, automatizzando la valutazione delle priorità e liberando tempo per l’assistenza diretta. Ma può essere utile anche nella diagnostica radiologica e nell’anatomia patologica, individuando in modo automatico i casi negativi e permettendo ai professionisti di concentrare l’attenzione su quelli più complessi. La decisione finale deve però rimanere al medico. Non possiamo cadere in estremismi. Dobbiamo capire come costruire una conoscenza condivisa tra esseri umani e macchine anche perché il contatto umano, la prossimità e la responsabilità rimangono insostituibili in Sanità“.

Un approccio che trova piena applicazione nelle discipline più legate alla tecnologia, come la medicina nucleare e la radiologia, dove l’intelligenza artificiale sta aprendo nuove possibilità di analisi e diagnosi.

La radiomica è una metodologia che analizza le informazioni ricavate da immagini diagnostiche – PET, TC e risonanza magnetica – per descrivere meglio le malattie, soprattutto quelle oncologiche – ha spiegato Alessia Mirabile, medico della UOC di Medicina Nucleare dell’Arnas Civico di Palermo -. Attraverso software dedicati, i dati consentono di individuare schemi che sfuggono all’occhio umano. Questo ci aiuta a migliorare diagnosi e percorsi terapeutici. E fondamentale è la collaborazione tra i vari specialisti, perché solo il lavoro di squadra trasforma le informazioni raccolte in decisioni cliniche efficaci. Allo stesso tempo, la creazione di grandi archivi digitali impone rigore nella protezione e nella standardizzazione dei dati. Nel prossimo futuro, tutte le strutture sanitarie cercheranno di dotarsi di queste piattaforme integrate, collegate ai macchinari diagnostici, per rendere l’uso della radiomica sempre più diffuso e coordinato”.

Costa, Mirabile, Leone
Costa, Mirabile, Leone

Ma dietro la promessa dei dati e delle nuove tecnologie si nasconde una sfida più profonda, ossia quella del controllo e del pensiero critico. A sottolinearlo è stato Renato Costa, direttore della Nucleare del Policlinico di Palermo e responsabile del comparto Sanità della CGIL Sicilia.

“L’intelligenza artificiale è una risorsa tanto quanto un pericolo reale. Gestiamo enormi quantità di dati che non possiamo più controllare del tutto. Quando i computer comunicano tra loro, perdiamo la possibilità di verificare ciò che accade e finiamo per affidarci a risultati che accettiamo quasi per fede. Il rischio più grande, però, è culturale. Sta infatti emergendo il medico pigro, che si affida all’intelligenza artificiale per referti, diagnosi o trattamenti e rinuncia al proprio pensiero critico. La medicina non è solo calcolo, ma è empatia, linguaggio e ascolto. Una stessa terapia, spiegata in modo diverso, può produrre effetti diversi sul paziente. Per questo servono regole chiare e comitati etici più forti. Forse dovremmo pensare a un nuovo Giuramento di Ippocrate dedicato all’uso dell’intelligenza artificiale, per riaffermare la centralità dell’essere umano nel processo di cura”.

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