Il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile (Cipess) ha approvato il riparto del Fondo sanitario nazionale per il 2025, fissando a 136,5 miliardi di euro le risorse complessive destinate al Servizio sanitario nazionale, in aumento rispetto ai circa 134 miliardi programmati per il 2024. Il passaggio rende operative le scelte contenute nella manovra e definisce il perimetro finanziario entro cui le Regioni dovranno garantire i livelli essenziali di assistenza, sostenere il personale e rafforzare l’assistenza territoriale
Il finanziamento del 2025 conferma l’incremento progressivo delle risorse per la Sanità pubblica e si colloca in una traiettoria che, secondo le stime del Governo, dovrebbe portare il Fondo a quota 143 miliardi nel 2026. Un quadro che l’Esecutivo descrive come: “L’avvio di una nuova stagione di investimenti, con l’obiettivo dichiarato di ridurre le disuguaglianze territoriali“.
Cambiano i criteri
Anche nel 2025 il riparto del Fondo supera il criterio tradizionale basato quasi esclusivamente sulla popolazione residente. Per il terzo anno consecutivo, infatti, entrano in modo strutturale indicatori che misurano il bisogno sanitario e la fragilità socioeconomica dei territori.
Il meccanismo considera, appunto, il tasso di mortalità sotto i 75 anni, utilizzato come indicatore di mortalità evitabile, e il coefficiente di deprivazione, che tiene conto dell’incidenza della povertà relativa, dei livelli di scolarizzazione e del tasso di disoccupazione. A questi parametri si aggiunge un ulteriore correttivo legato alla densità abitativa e all’estensione territoriale, che incide sulla quota premiale e punta a sostenere le aree più difficili da servire dal punto di vista logistico e infrastrutturale.
L’applicazione di questi criteri ha determinato un rafforzamento delle risorse destinate al Mezzogiorno. Nel triennio 2023 2025 l’incremento complessivo ammonta a circa 680 milioni di euro, con un aumento stimato in 229 milioni di euro nel solo 2025, segnando un tentativo di riequilibrio rispetto ai divari storici nella spesa sanitaria.
Per la Sicilia?
All’interno del riparto del Fondo sanitario nazionale 2025 rientra anche la Sicilia, che beneficia dei nuovi criteri orientati al bisogno sanitario e alla deprivazione socioeconomica. Tuttavia, allo stato attuale, la suddivisione delle risorse su base regionale non risulta ancora disponibile. Il via libera del Cipess riguarda infatti il riparto complessivo del Fondo e non include le tabelle di dettaglio con gli importi assegnati alle singole Regioni. Di conseguenza, non è possibile indicare con certezza quale sarà la quota destinata alla Sicilia, né quantificarne l’impatto diretto sul bilancio sanitario regionale. Solo la pubblicazione degli atti successivi consentirà di capire se e in che misura i nuovi criteri, basati sulla mortalità sotto i 75 anni, sul coefficiente di deprivazione socioeconomica e sulla densità territoriale, si tradurranno in risorse effettivamente disponibili per l’Isola.
La sfida
Per la Sicilia, il tema delle risorse si intreccia con una sfida strutturale che riguarda la tenuta e il futuro dell’assistenza territoriale. Le Case di comunità, previste dal PNRR come perno della riorganizzazione della sanità di prossimità, rappresentano uno dei passaggi più delicati. Sull’Isola il numero programmato delle Case di comunità è pari a 146 strutture, ma il percorso verso la piena operatività è ancora complesso. Le difficoltà riguardano, appunto, il personale, la presenza stabile di medici e infermieri e l’integrazione con i servizi territoriali già esistenti, elementi indispensabili per evitare che le strutture restino contenitori vuoti o attive solo sulla carta.
In questo contesto si inserisce anche il recente innalzamento del tetto di spesa per il personale sanitario in Sicilia, recepito dalla Regione nelle scorse settimane in attuazione delle norme nazionali. Il provvedimento libera circa 37,4 milioni di euro aggiuntivi rispetto ai limiti precedenti e amplia i margini di manovra per assunzioni e stabilizzazioni nelle aziende sanitarie dell’Isola. Una misura che può incidere in modo concreto sulla possibilità di rendere operative le Case di comunità e rafforzare l’assistenza territoriale, ma che richiede capacità programmatoria e tempi rapidi di attuazione, soprattutto in una regione che parte da criticità strutturali consolidate.
Accanto alle Case di comunità, il rafforzamento dell’assistenza territoriale passa anche dalla farmacia dei servizi, sostenuta dal Fondo sanitario nazionale 2025 attraverso la proroga della sperimentazione ormai resa strutturale. Il modello amplia il ruolo delle farmacie includendo attività come screening, vaccinazioni e servizi di primo livello, con un impatto potenzialmente rilevante soprattutto nelle aree interne e nei territori più fragili della Sicilia, dove l’accesso ai servizi sanitari risulta più complesso e discontinuo.
La Sicilia riuscirà a mettere a frutto i fondi senza sprechi e a trasformare la programmazione nazionale in servizi reali per i cittadini?








