L’intelligenza artificiale chiama oggi la professione infermieristica a misurarsi con strumenti destinati a incidere in modo sempre più concreto sul lavoro quotidiano, dalla gestione dei dati al supporto decisionale, fino all’organizzazione dell’assistenza e al monitoraggio dei pazienti. Una trasformazione che apre nuove possibilità, ma che impone anche attenzione su aspetti cruciali come la formazione degli operatori, l’uso appropriato delle tecnologie, la tutela della relazione di cura e la salvaguardia del contatto umano.
Su questi temi si è concentrato il seminario formativo dedicato al rapporto tra intelligenza artificiale ed Evidence Based Practice, promosso dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Palermo in collaborazione con l’Asp di Palermo, svoltosi ieri, 25 marzo 2026, nell’Aula Magna di Villa Magnisi, sede dell’ordine dei Medici. Un’intera giornata di approfondimento pensata per offrire agli infermieri e agli altri professionisti sanitari strumenti utili a comprendere come governare il cambiamento digitale senza subirlo, tenendo insieme innovazione, responsabilità professionale e qualità dell’assistenza.
Professione e futuro
A richiamare l’attenzione sulla necessità di accompagnare questa trasformazione con percorsi adeguati di aggiornamento e consapevolezza è stato Antonino Amato, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Palermo e componente del Comitato Centrale della Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche.
“L’intelligenza artificiale è già presente da tempo anche nell’ambito sanitario. Oggi, però, più che mai, dobbiamo imparare a governarla. È questo il punto centrale emerso dalla giornata di oggi: l’AI non sostituirà direttamente il lavoro del sanitario, dell’infermiere e dei professionisti della salute, ma dovrà essere gestita da noi con competenza e consapevolezza”, ha evidenzia Amato.
“Quel posto che molti temono di perdere, in realtà, non verrà mai meno, perché il contatto umano e la relazione con la persona resteranno sempre nelle mani dei professionisti sanitari. La tecnologia può offrire un supporto importante, ma non potrà mai sostituire la dimensione umana della cura, che continua a essere il cuore del rapporto con il paziente”, ha aggiunto.
“Per questo oggi abbiamo affrontato il tema cercando di capire quali strumenti mettere in campo e come utilizzarli al meglio all’interno della professione. La formazione, anche in questo ambito, è fondamentale e non può essere esclusa. Occasioni come questa rappresentano un momento di confronto e informazione, ma il passaggio successivo deve essere quello formativo, mettendo a disposizione dei professionisti strumenti concreti e soluzioni capaci di offrire un supporto reale all’interno delle strutture sanitarie”, ha concluso il presidente.









