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Infermieri al centro della nuova Sanità, Amato (OPI Palermo): “Pronti con competenza e umanità” CLICCA PER IL VIDEO

martedì 8 Aprile - 2025 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Lavoro, Video

Nel silenzio spesso invisibile delle corsie, nelle case dei pazienti, nei reparti di emergenza e nei servizi sul territorio, gli infermieri sono il cuore pulsante del Sistema Sanitario Nazionale. Sono loro i primi a cogliere i bisogni delle persone, a garantire continuità nella cura, ad accompagnare ogni gesto clinico con ascolto, empatia e presenza. Oggi, più che mai, il loro ruolo è centrale in una sanità che cambia: tra nuove sfide assistenziali, l’attuazione del DM77 e un rinnovato riconoscimento del valore umano della cura.

Tuttavia, il sistema sanitario italiano si trova ad affrontare una significativa carenza di personale infermieristico. Secondo il rapporto “Health at a Glance: Europe 2024″ dell’OCSE, in Italia ci sono 6,5 infermieri ogni 1.000 abitanti, rispetto a una media europea di 8,4 . Questa carenza è destinata ad aggravarsi: si stima che entro il 2030 potrebbero mancare tra 60.000 e 100.000 infermieri nel nostro Paese.

Per accendere i riflettori su questa trasformazione e sulle sfide connesse, si è aperto oggi, 8 aprile, a Palermo il II Congresso Internazionale del Mediterraneo promosso dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI) di Palermo e dall’Associazione Professione Salute, che ha riunito esperti e operatori da tutto il mondo per riflettere insieme sul futuro della professione.

“L’infermiere è sempre più protagonista, ed è corretto definirlo la vera colonna portante del sistema sanitario nazionale. Con l’attuazione del DM77, stiamo uscendo dagli ospedali per presidiare il territorio, dimostrando sul campo le nostre competenze e la nostra capacità di offrire risposte concrete ai nuovi bisogni di salute”, ha evidenziato Antonio Amato, presidente dell’OPI di Palermo.

Prospettive e sfide

L’attuazione del DM77 richiede un potenziamento significativo del personale infermieristico, soprattutto per garantire la presenza capillare degli Infermieri di Famiglia o di Comunità, figura chiave nella sanità territoriale. Secondo le stime di Agenas, servirebbero tra 19.450 e 26.850 nuovi infermieri per applicare efficacemente le misure previste dal decreto.

In Sicilia, il fabbisogno è stimato in un infermiere ogni 3.000 abitanti, il che equivale a circa 1.625 infermieri da impiegare su tutto il territorio regionale.

Tuttavia, l’attuale capacità formativa del sistema universitario italiano non è sufficiente a colmare questa richiesta. Nel 2022, infatti, l’Italia ha registrato solo 16,4 laureati in infermieristica ogni 100.000 abitanti, contro una media europea di 37,5, una delle più basse dell’Unione Europea.

“Sono tre i nodi principali da affrontare – spiega Amato -. Primo: la sicurezza, soprattutto nell’assistenza domiciliare, dove l’infermiere opera spesso in solitudine. Secondo: la carenza di personale. Noi possiamo fare la nostra parte, ma è la politica che deve investire seriamente, valorizzando la professione anche dal punto di vista economico. Terzo: l’Università. A livello nazionale, l’infermieristica non è più attrattiva come un tempo. In Sicilia, per fortuna, i numeri tengono ancora, ma serve un cambio di passo. Bisogna offrire prospettive di carriera, ruoli di responsabilità e riconoscimenti adeguati”.

Perché è importante valorizzare anche il lato umano della professione?

“Perché l’infermiere non è solo tecnica e competenza, ma è soprattutto relazione. Il Daisy Award, che abbiamo portato a Palermo lo scorso anno, nasce in America per premiare gli infermieri che si distinguono per empatia, capacità di ascolto e sensibilità nel prendersi cura dell’altro. Non premiamo solo la bravura professionale, ma l’umanità che fa la differenza, ogni giorno, nelle case e negli ospedali – conclude -. È un messaggio forte, anche in tempi in cui le aggressioni agli operatori sanitari sono purtroppo sempre più frequenti“.

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