L’intelligenza artificiale è ormai insita nella pratica clinica, con una particolare accelerazione nella radiologia, dove l’analisi delle immagini e dei dati digitali rappresenta oggi uno dei principali campi di applicazione e adimostrarlo sono i dati.
Secondo l’OCSE, l’AI è utilizzata nel 100% dei sistemi sanitari dei Paesi membri, soprattutto in ambito amministrativo e clinico, ma la piena integrazione su scala nazionale resta limitata e riguarda solo circa il 10% delle applicazioni di imaging medico realmente scalate a livello sistemico . L’Organizzazione Mondiale della Sanità evidenzia che l’adozione dell’AI nei sistemi sanitari europei è in rapida crescita, con utilizzo diffuso soprattutto in diagnostica e supporto alle decisioni cliniche, ma con livelli di implementazione ancora disomogenei tra Paesi e strutture. L’OCSE segnala inoltre che circa il 48% dei radiologi dichiara già l’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale nella pratica clinica, con un ulteriore 25% che prevede l’adozione nel breve periodo nei percorsi diagnostici per immagini.
L’Unione Europea, tuttavia, con l’AI Act entrato in vigore nel 2024, classifica le applicazioni di intelligenza artificiale in sanità come sistemi “ad alto rischio”, imponendo obblighi di supervisione umana, trasparenza e requisiti stringenti su dati e sicurezza.
Proprio su questo punto, all’Assemblea generale del sindacato nazionale di area radiologica, il presidente dell’Ordine dei Medici di Trapani, Filippo Mangiapane, ha richiamato l’attenzione su opportunità e criticità legate all’ingresso dell’intelligenza artificiale nella pratica clinica.
Rivoluzione digitale
“L’intelligenza artificiale rappresenta, innanzitutto, una trasformazione epocale della medicina contemporanea e in particolare della radiologia, che oggi è uno dei settori con maggiore crescita applicativa. Infatti, secondo analisi europee di mercato, il comparto dell’AI applicata alla radiologia in Europa è passato da circa 3,6 miliardi di dollari nel 2025 a una proiezione di oltre 48 miliardi entro il 2033, con tassi di crescita superiori al 35% annuo. Questi dati ci indicano un’espansione di queste nuove tecnologie molto rapida. Inoltre, studi su società radiologiche europee, indicano che circa la metà dei professionisti utilizza già sistemi di intelligenza artificiale nella pratica clinica. Soprattutto per CT e radiografie. Tuttavia, nonostante questa diffusione, la funzione resta di supporto e non di sostituzione”.
“Quindi il principio rimane invariato, l’algoritmo propone e il medico decide. Di conseguenza la tecnologia amplifica le capacità diagnostiche ma non sostituisce la responsabilità clinica. E proprio per questo la radiologia continua a essere un atto profondamente medico anche nell’era digitale”.
Etica e filosofia
“La preoccupazione più grande non è la sostituzione del medico. Ma il rischio di una progressiva erosione del pensiero clinico. Diversi studi europei evidenziano che, pur con livelli di adozione in crescita, oltre il 25% dei radiologi non utilizza ancora strumenti di AI e una quota significativa segnala barriere legate a costi, mancanza di evidenze e integrazione nei sistemi ospedalieri. In questo senso il tema non è solo tecnologico ma culturale. Quindi il richiamo diventa decisivo. Già Platone metteva in guardia dalla delega della memoria alla scrittura, temendo la perdita della conoscenza viva. Oggi questo rischio si sposta dal ricordare al ragionare. Di conseguenza si può generare una dipendenza cognitiva dall’algoritmo”.








