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Apologia del FSE 2.0: anatomia di un sistema che promette molto e rischia di perdersi nei dettagli

venerdì 25 Luglio - 2025 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Innovazione, Lavoro

C’è qualcosa di profondamente ambizioso nel progetto del Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0: l’idea che ogni cittadino possa essere accompagnato da una memoria sanitaria accessibile, aggiornata, interoperabile. Un archivio digitale della salute, capace di connettere tutti gli attori del Sistema sanitario, dalle strutture ospedaliere ai medici di famiglia.

Eppure, osservando da vicino la sua attuazione in Sicilia, emerge chiaramente l’assenza di una regia coerente, anche per il tempo perso a livello nazionale dal 2012 ad oggi. Il rischio è che ogni Azienda sanitaria proceda in autonomia, con livelli di digitalizzazione disomogenei e senza un’effettiva guida da parte dell’Assessorato. In questo scenario, l’implementazione delle direttive regionali incontra ostacoli pratici, aggravati dalla scarsa diffusione di una cultura del dato tra i professionisti sanitari.

Ad evidenziare questo scenario frammentato, segnato da ritardi strutturali, ambiguità operative e un’applicazione disomogenea, è stato il confronto tra i professionisti della sanità durante l’incontro tenutosi a Palermo sull’avvio operativo del FSE 2.0, nell’ambito della Missione 6 del PNRR.

Dai principi alla realtà

Ad oggi, la Regione Siciliana non ha ancora bandito le gare necessarie affinché le software house possano sviluppare gli strumenti tecnici per l’alimentazione automatica del fascicolo, in particolare per i software utilizzati dai medici di medicina generale.

Sono proprio i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta i principali responsabili dell’inserimento dei dati clinici. Ospedali e ASP alimentano il fascicolo con referti, lettere di dimissione e accessi in Pronto Soccorso.
I medici di base, invece, devono registrare patologie, terapie, allergie, protesi e trapianti. Sono informazioni fondamentali per costruire il Patient Summary (Profilo Sanitario Sintetico). Questa sezione è cruciale nelle emergenze: consente di accedere, in circa due minuti, a un quadro clinico essenziale, anche se il paziente è privo di coscienza.

Ma creare e aggiornare questi profili richiede tempo, competenze e responsabilità. Ogni scheda richiede in media 30 minuti, e con 1.500 assistiti servirebbero circa 750 ore di lavoro per medico. Non è previsto alcun riconoscimento economico né compensativo, né sono state chiarite le responsabilità medico-legali in caso di errori o omissioni. In queste condizioni, la paura di conseguenze sproporzionate rischia di paralizzare l’intero processo.

A ciò si aggiungono problemi tecnologici. Molti software gestionali non sono ancora aggiornati e in alcuni casi gli oneri economici ricadono sui singoli professionisti, costretti ad acquistare moduli a proprie spese. I medici chiedono una regia regionale che stipuli accordi centralizzati con le software house, garantendo interoperabilità, uniformità e costi sostenibili.

Altro nodo irrisolto è quello dei dati pregressi. In Sicilia risultano attivi oltre 1.400.000 fascicoli, ma migliaia di Patient Summary sono stati compilati secondo formati precedenti al CDA2, oggi obbligatorio. Il sistema, quindi, non prevede alcuna transcodifica automatica, e questo comporta una grave perdita informativa, poiché molti dati già inseriti rischiano di essere inutilizzabili, vanificando il lavoro svolto dai medici e rallentando la continuità assistenziale.

Adesione debole e poca consapevolezza

Anche sul piano della comunicazione pubblica, le criticità non mancano. Le linee guida prevedono campagne rivolte ai cittadini, ma la conoscenza del FSE tra la popolazione resta estremamente bassa, e manca una strategia informativa strutturata e continuativa.

Secondo i dati del Portale nazionale del Fascicolo Sanitario Elettronico aggiornati al 2024, solo il 38% dei cittadini italiani ha effettivamente consultato il proprio FSE almeno una volta, e in alcune Regioni, come la Sicilia, la percentuale è ancora più bassa. A livello nazionale, circa 24 milioni di fascicoli risultano attivi, ma solo una parte significativa contiene informazioni aggiornate e realmente fruibili.

In Sicilia, pur con oltre 1,4 milioni di fascicoli attivati, le attività di popolamento e consultazione da parte dei cittadini sono rimaste marginali. Questo dato evidenzia una doppia carenza: da un lato la mancanza di engagement da parte del sistema sanitario regionale, dall’altro una scarsa percezione di utilità da parte degli utenti finali.

Infine, l’emergenza‑urgenza non risulta ancora coinvolta in modo strutturato e continuativo nei processi decisionali legati al FSE 2.0.

A fronte delle complessità emerse nel percorso di attuazione, il DASOE ha avviato un confronto operativo con gli Ordini dei Medici e le rappresentanze della medicina territoriale, con l’obiettivo di affrontare le principali criticità, inclusa l’integrazione del percorso emergenziale nel sistema del FSE 2.0. In questo quadro, l’Ordine dei Medici di Palermo ha coinvolto direttamente i direttori del 118 e dei Pronto Soccorso, promuovendone la partecipazione ai tavoli tecnici regionali.

Un sistema utile solo se davvero usabile

L’apologia del FSE 2.0, allora, non è un atto di fede, ma una riflessione sulla coerenza tra obiettivi ambiziosi e realtà operativa. Un sistema digitale ha senso solo se semplifica il lavoro, tutela chi lo usa, migliora l’assistenza e protegge il paziente. Perché ciò accada, servono interoperabilità reale, una governance forte, investimenti mirati e il coraggio politico di sciogliere i nodi ancora aperti.

Altrimenti, rischiamo di costruire una cattedrale tecnologica… senza fedeli.

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