Dopo anni di attesa, l’osteopatia compie un passo decisivo verso il pieno riconoscimento come professione sanitaria.
È approdato infatti sul tavolo della Conferenza Stato-Regioni lo schema di accordo che definisce criteri e modalità per il riconoscimento dell’equipollenza dei titoli conseguiti in passato, come previsto dalla legge 3 del 2018 e dal DPR 131 del 2021. Si tratta di un passaggio fondamentale che, una volta approvato definitivamente, consentirà di colmare il vuoto normativo che ha lasciato per anni nell’incertezza migliaia di professionisti.
Cosa prevede lo schema
Il documento stabilisce l’istituzione di elenchi speciali ad esaurimento, gestiti dagli Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione.
Potranno iscriversi coloro che, entro il 31 agosto 2025, hanno intrapreso o completato un percorso triennale di formazione in osteopatia con requisiti minimi di 2.400 ore di teoria e 1.500 di tirocinio, oppure chi è già in possesso di una laurea sanitaria abilitante e ha frequentato un corso triennale di osteopatia con 1.500 ore di teoria e 1.000 di tirocinio.
In alternativa, sarà possibile far valere l’esperienza professionale documentata, per almeno 36 mesi, anche non continuativi, comprovata da partita IVA, contratti o documentazione fiscale.
L’esame di abilitazione
L’iscrizione agli elenchi speciali rappresenterà solo una fase transitoria: entro 36 mesi gli iscritti dovranno sostenere un esame di abilitazione universitario, che consentirà il pieno riconoscimento del titolo o l’equipollenza dei percorsi pregressi. L’esame comprenderà anche crediti formativi in discipline aggiuntive, tra cui medicina legale, etica e deontologia, management sanitario, primo soccorso e prevenzione. Solo dopo il superamento di questa prova sarà possibile iscriversi all’albo professionale degli osteopati, con conseguente uscita dagli elenchi speciali.
Il futuro della formazione
Lo schema di accordo prevede inoltre che, a partire dal 1° settembre 2025, i corsi di osteopatia potranno essere attivati solo dalle università accreditate dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Le scuole private non universitarie, che per decenni hanno rappresentato l’unica via di accesso alla professione, non potranno più rilasciare titoli validi.
Una svolta attesa
Il Consiglio Superiore di Sanità, che ha espresso parere favorevole sullo schema, sottolinea che il provvedimento rappresenta uno strumento chiaro e coerente a tutela dei cittadini. L’obiettivo è valorizzare i percorsi già compiuti dai professionisti e allo stesso tempo assicurare che le future generazioni di osteopati siano formate secondo standard universitari e scientifici condivisi a livello europeo. Come ha ricordato la relatrice prof.ssa Maria Grazia De Marinis: “lo schema offre un percorso ordinato e uniforme, rafforzando la credibilità della professione e garantendo servizi di qualità a tutela della salute pubblica”.








