Il Consiglio dei ministri, riunito ieri pomeriggio, ha dato il via libera al disegno di legge delega sulle professioni sanitarie, che interviene anche sul nodo della responsabilità professionale dei medici. Con il nuovo impianto, il sanitario che si attiene a linee guida e buone pratiche clinico-assistenziali potrà essere punito solo in caso di colpa grave.
Una decisione attesa da anni, dopo settimane di rinvii e tensioni interne all’esecutivo. Non a caso, i ministri della Salute e della Giustizia hanno voluto firmare una nota congiunta per rassicurare sia i professionisti sia l’opinione pubblica.
“Questo non significa affatto favorire l’impunità – hanno sottolineato Orazio Schillaci e Carlo Nordio -. Così si pongono i medici in condizione di operare con maggiore serenità, dedicandosi senza spreco di energie ai pazienti che necessitano di diagnosi e cure urgenti ed efficaci. Con questa riforma vogliamo rilanciare le professioni sanitarie e dare risposte efficaci ai nuovi bisogni di salute della popolazione”.

I due ministri hanno rivendicato la scelta come un impegno mantenuto: “Si conferma la responsabilità penale per colpa grave, ma senza ledere in alcun modo il diritto dei cittadini al giusto risarcimento dei danni subiti. La norma mira a ridurre gli effetti perniciosi della cosiddetta medicina difensiva, che oggi costa circa 11 miliardi l’anno e allunga le liste d’attesa, inducendo i medici a prescrivere esami costosi e spesso inutili, che ritardano le cure ai pazienti realmente bisognosi”.
Parole accolte con favore dal mondo medico
Filippo Anelli, presidente della FNOMCeO, ha definito la decisione: “Un passo avanti che la professione attendeva da tempo. Rendere stabili e strutturati gli interventi sulla responsabilità professionale significa garantire ai medici la serenità necessaria per dedicarsi pienamente alla cura dei cittadini”.
“Il 97-98% delle cause contro i professionisti si concluda con un’archiviazione o con l’assoluzione, lasciando però carriere e vite segnate da anni di processi – ricorda il presidente Anelli – . Intanto, i sistemi sanitari devono fare i conti con i costi di una medicina difensiva che scoraggia i giovani dal formarsi nelle specialità più a rischio”.
Accanto allo scudo penale, il disegno di legge affronta anche formazione, competenze e governance: dalla trasformazione del corso di medicina generale in scuola di specializzazione, alla creazione di percorsi formativi mirati per nuove figure professionali, fino alla revisione del ruolo degli Ordini. Tasselli importanti, che guardano al futuro del Servizio sanitario nazionale.
“Questo intervento non introduce alcuna impunità, ma rafforza la fiducia reciproca tra medici e cittadini, che è il vero pilastro della relazione di cura. Solo in un clima di serenità e responsabilità condivisa si può garantire un Servizio sanitario nazionale forte e capace di attrarre nuove generazioni di professionisti”, conclude il presidente della FNOMCeO.
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