Un cambiamento silenzioso, ma ormai evidente. La chirurgia robotica in Sicilia sta abbandonando la fase di avvio per entrare in una dimensione più matura, anche se il percorso resta in salita. Secondo l’ultimo report AGENAS, nel 2023 l’Isola ha superato i 1.200 interventi robotici, partendo dai soli 172 del 2018. È un progresso importante, ma ancora lontano dai volumi del Nord Italia. In Lombardia, Regione più virtuosa, ad esempio, gli interventi hanno superato quota 7.000, confermando un divario ancora marcato tra Nord e Sud.
Eppure dietro quei numeri si muove una realtà che cresce, fatta di professionisti, formazione e nuove competenze. Tra le strutture che stanno tracciando questa rotta c’è l’ARNAS Garibaldi di Catania, dove la chirurgia robotica è diventata una pratica quotidiana e condivisa tra più discipline. Nicola Cinardi, responsabile della UOD di Chirurgia epatobiliare e pancreatica, racconta la sua esperienza e il lavoro di squadra che sta contribuendo a cambiare il volto della Sanità siciliana.
Come è iniziato il programma di chirurgia robotica al Garibaldi?

“Il programma di chirurgia robotica dell’ARNAS, di recente implementazione, è iniziato a marzo 2024 grazie alla lungimiranza di una Direzione Strategica attenta e innovativa, coinvolgendo fin da subito le tre aree chirurgiche fondamentali: chirurgia, ginecologia e urologia, per poi estendere l’attività alle altre branche. Si tratta di un progetto condiviso e multispecialistico, che ha visto più Unità Operative collaborare sin dalle prime fasi, con l’obiettivo di offrire agli utenti un approccio tecnologicamente avanzato e un percorso di cura parimenti sicuro ed efficace. Il coordinamento è affidato al prof. Giuseppe Ettore, direttore del Dipartimento Materno-Infantile, che, di concerto con il prof. Luigi Piazza, direttore del Dipartimento delle Chirurgie, e con il prof. Mario Falsaperla, promotore dell’introduzione di tale tecnologia, insieme a tutti gli altri direttori delle UU.OO. chirurgiche e al dr. Giuseppe Calabrese, direttore della UO di Anestesia, ha organizzato la distribuzione e la gestione della tecnologia robotica all’interno dell’Azienda”.
Quali interventi eseguite più spesso?
“Gli interventi più frequenti, circa il 45% del totale, riguardano la chirurgia nelle sue diverse declinazioni, dall’oncologica a quella bariatrica, con un’ampia gamma di procedure colorettali, epatobiliari e pancreatiche ma anche su stomaco, milza e surrene. In ginecologia le applicazioni principali riguardano il trattamento dell’endometriosi, del carcinoma della cervice e dell’endometrio, così come la patologia funzionale. In ambito urologico, invece, gli interventi più diffusi sono la prostatectomia, la nefrectomia, sia parziale che radicale, e la chirurgia ricostruttiva urologica. L’importante è utilizzare la tecnologia nei casi in cui offre un reale valore aggiunto.
Molto spesso ci vengono riferiti pazienti con situazioni cliniche complesse, che non trovano risposte in altre strutture dell’Isola, e anche in robotica affrontiamo interventi che richiedono alte competenze multispecialistiche. Grazie al lavoro interdisciplinare possiamo ridefinire continuamente il confine tra chirurgia tradizionale e mininvasiva, garantendo ai pazienti la migliore qualità di vita”.
Quanti interventi robotici avete già eseguito?
“È una tecnologia che ha delle indicazioni precise, da non interpretare come la panacea a tutti i mali. Ciononostante, dal marzo 2024 ad oggi sono stati eseguiti complessivamente 562 interventi robotici: 250 nel corso del 2024 e 312 dall’inizio del 2025. Non si tratta solo di numeri, ma della capacità di fare squadra e condividere conoscenze. Grazie alla collaborazione tra discipline abbiamo reso possibili anche interventi combinati, sempre con il paziente al centro. Sono numeri che dimostrano una crescita rapida e costante dell’attività, con un impatto rilevante sia sul piano clinico che organizzativo”.
Quali benefici avete riscontrato per i pazienti?
“La chirurgia robotica permette di rendere meno invasivi interventi complessi, ma l’obiettivo resta sempre la guarigione dal tumore. I benefici osservati sono molteplici: ulteriore riduzione delle perdite ematiche intraoperatorie, minore dolore post-operatorio e degenza ospedaliera più breve. Questo si traduce in un ritorno più veloce alle attività quotidiane e lavorative, con un impatto benefico sui pazienti. La chirurgia robotica oncologica non è quindi un fine, ma un mezzo per offrire cure personalizzate. Tengo a precisare che non tutti i tumori devono e possono essere trattati con il robot. Ci sono procedure e malattie che richiedono chirurgia open complessa o laparoscopica avanzata”.
E per l’équipe chirurgica, quali sono state le principali sfide?
“La fase iniziale ha richiesto un importante lavoro di adattamento, infatti, la curva di apprendimento, la riorganizzazione dei flussi di sala operatoria e la formazione omogenea di tutti i professionisti coinvolti sono state le principali sfide. Superata questa fase, oggi il team opera in modo sinergico, con protocolli condivisi che hanno ottimizzato i tempi e standardizzato i percorsi. Non dimentichi però che vi è sempre un rovescio della medaglia poiché l’avanguardia tecnologica e la sicurezza delle cure hanno certamente un costo, e l’ARNAS Garibaldi sta investendo grandi risorse per innalzare gli standard qualitativi dell’assistenza sanitaria siciliana”.
Come è cambiata l’organizzazione del reparto?
“L’introduzione della piattaforma robotica ha comportato un lavoro di ottimizzazione della gestione dei reparti di degenza e del blocco operatorio, dalla pianificazione delle sedute alla gestione degli spazi e delle risorse. È stato necessario sviluppare nuove competenze tecniche e logistiche, garantire la presenza di personale specificamente formato e costruire un modello multidisciplinare di collaborazione che rappresenta un punto di forza della struttura. È stato un grosso sforzo da parte di tutto il personale, ma anche un grande investimento che colloca l’ARNAS ai livelli superiori dell’assistenza sanitaria nazionale”.
Come formate i giovani chirurghi?
“La formazione dei giovani chirurghi è un elemento cruciale. Partecipano attivamente al percorso, con sessioni su simulatori, affiancamento diretto in sala operatoria e un coinvolgimento progressivo nelle diverse fasi degli interventi, sino a raggiungere una completa autonomia operatoria. Credo molto nella formazione dei colleghi più giovani. Il gruppo che collabora con me è già in grado di affrontare buona parte della chirurgia addominale, oncologica e non, mediante piattaforma robotica. In questo modo si garantisce non solo la continuità generazionale, ma anche lo sviluppo di una scuola chirurgica moderna e allineata agli standard internazionali”.
Che futuro vede per la chirurgia robotica in Sicilia?
“I margini di crescita sono molto ampi. La chirurgia robotica è destinata a consolidarsi ulteriormente nei prossimi anni, con estensioni verso nuove aree specialistiche. Stiamo già effettuando, insieme alla Direzione Strategica composta da Giuseppe Giammanco, Carmelo Ferrara e Mauro Sapienza, un’attività di horizon scanning con l’obiettivo di rafforzare la leadership dell’ARNAS Garibaldi a livello regionale e contribuire alla diffusione di un modello virtuoso che renda la Sicilia sempre più competitiva nello scenario nazionale”.
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