Il Consiglio dei ministri ha impugnato dinanzi alla Corte costituzionale la norma della manovra bis, approvata lo scorso giugno all’Ars, che assegnava per il 2025, su iniziativa del governo Schifani, 15 milioni di euro alla specialistica ambulatoriale a valere su risorse del bilancio regionale.
“Il comma 3 dell’art. 6 della legge regionale prevede che l’autorizzazione regionale di spesa è destinata a incrementare la spesa regionale per l’assistenza specialistica ambulatoriale da privato per il 2025, non considerando che gli effetti dell’intervento regionale ricadrebbero necessariamente anche sulla remunerazione delle strutture pubbliche, in relazione alla quale non si prevede apposita copertura finanziaria – si legge nell’impugnativa –. La Regione Siciliana è sottoposta alla disciplina del piano di rientro dal disavanzo sanitario e in tali termini è chiamata ad abrogare i provvedimenti legislativi che contrastino con l’attuazione del piano di rientro e non può erogare livelli di assistenza superiori ai Lea, come anche ricordato dalla Corte costituzionale”.
Il CdM sottolinea che “una Regione, qualora intenda prevedere importi tariffari superiori alle tariffe massime nazionali, dovrà sottoporre la programmazione annuale previsionale 2025 al tavolo di monitoraggio, dando evidenza dell’impatto derivante dall’incremento delle tariffe oltre il massimo nazionale, così da assicurare in ogni caso il rispetto dell’equilibrio economico-finanziario del sistema sanitario regionale”.
Ma la Regione “ha trasmesso il 17 marzo 2025 il conto economico consolidato preventivo 2025 dal quale si evince un disavanzo del sistema sanitario regionale pari a 216,790 milioni di euro, in assenza di ogni evidenza dell’impatto derivante dall’incremento delle tariffe oltre il massimo nazionale. Pertanto la Regione non ha attuato i menzionati adempimenti propedeutici alla fruizione della deroga in oggetto e non ha fornito alcuna evidenza degli impatti eventualmente derivanti a consuntivo in caso di mancato rispetto dell’equilibrio di bilancio del sistema sanitario regionale“.
In sostanza, per il CdM: “non risultano garantite né la copertura dei nuovi costi indotti dalla legge regionale, né la compatibilità con il piano di rientro“.









