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Antibiotico-resistenza e PRASSI, la Sicilia punta sulla rete. Cascio: “Servono infettivologi e dati intelligenti”

venerdì 25 Settembre - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Lavoro

L’antibiotico-resistenza richiede un cambio di modello organizzativo. La gestione non può più concentrarsi soltanto sul singolo reparto o sulla singola struttura, ma deve coinvolgere ospedali, territorio, laboratori e professionisti diversi. In Sicilia questo percorso passa dal PRASSI (Programma Regionale di Antimicrobial Stewardship Sicilia), il progetto costruito dalla Regione per creare un sistema integrato di raccolta e analisi dei dati sull’utilizzo degli antibiotici e sui profili di resistenza.

Il tema è stato al centro del confronto tra esperti a Palermo durante il “Programma regionale di Antimicrobial Stewardship. Training sull’utilizzo della piattaforma PRASSI”, dedicato agli strumenti per migliorare l’appropriatezza terapeutica e rafforzare le strategie contro le infezioni correlate all’assistenza. Il programma prevede l’integrazione tra aziende ospedaliere e territoriali attraverso una piattaforma informatizzata per raccogliere dati sui consumi degli antibiotici, sull’antibiotico-resistenza e sui percorsi di prescrizione.

A spiegare il lavoro avviato dal Dipartimento per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico è Lidia Maugeri, dirigente del Servizio 8 del Dipartimento per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico (DASOE) dell’Assessorato regionale della Salute.

“Già con un decreto dirigenziale dell’aprile di quest’anno è stata aggiornata la composizione di un gruppo tecnico scientifico per il monitoraggio dell’antibiotico-resistenza, del quale faccio parte come componente regionale. Questo tavolo tecnico lavora insieme alla ReteMIC (Rete regionale dei laboratori di Microbiologia per la sorveglianza delle resistenze batteriche). E’ il sistema regionale che coinvolge i laboratori impegnati nella sorveglianza dell’antibiotico-resistenza. La rete consente di raccogliere e integrare i dati microbiologici necessari per monitorare la diffusione dei microrganismi resistenti e supportare le strategie regionali di contrasto”.

“PRASSI rappresenta un’ulteriore evoluzione di questo percorso. Perché consente al territorio, alla veterinaria e alla rete ospedaliera di fornire dati in modo trasparente. L’obiettivo è costruire un vero sistema regionale, in cui le informazioni possano essere raccolte e utilizzate per sviluppare una politica di contrasto all’antibiotico-resistenza basata sulla collaborazione. Le infezioni correlate all’assistenza non possono essere affrontate dalla prospettiva del singolo paziente o dell’ospedale. Il problema è complesso, coinvolge l’intero sistema sanitario e richiede una risposta coordinata.”

Il ruolo degli specialisti infettivologi

Sul ruolo dell’infettivologo e sulla necessità di rendere operativo il modello regionale interviene Antonio Cascio, professore ordinario di Malattie Infettive, direttore della UOC di Malattie Infettive e Centro Regionale di Riferimento AIDS e referente regionale per la sorveglianza delle malattie infettive e la gestione delle emergenze infettivologiche.

“Il problema delle infezioni correlate all’assistenza e della diffusione dei germi multidrug-resistant (MDR) è assolutamente un problema emergente. Nei prossimi anni continueranno ad aumentare i casi di infezioni da microrganismi resistenti e la mortalità ad essi correlata. Per affrontare questa sfida servono diverse attività. Soprattutto l’Infection Prevention and Control (IPC), cioè la prevenzione e il controllo delle infezioni, e l’Antimicrobial Stewardship (AS), che devono procedere insieme”.

“Una corretta antimicrobial stewardship non consiste soltanto nel somministrare correttamente l’antibiotico. Ma anche nel verificare, attraverso attività di audit, la valutazione degli esiti. L’infettivologo ha un ruolo centrale perché deve guidare questo percorso. Ma deve lavorare insieme al microbiologo, al farmacista, agli infermieri dedicati alle infezioni e alle altre figure coinvolte. È un lavoro multidisciplinare che riguarda tutta l’organizzazione sanitaria ed in cui l’endorsement delle direzioni strategiche è fondamentae”.

Dal decreto all’applicazione

Il riferimento per il percorso organizzativo è il Decreto Assessoriale n. 703 del 2020, con cui la Regione Siciliana ha approvato il documento di indirizzo regionale per l’organizzazione dei programmi aziendali di antimicrobial stewardship.

“La Regione Sicilia è stata attenta a queste problematiche, tanto che con il Decreto Assessoriale n. 703 del 2020 ha definito un documento di indirizzo regionale per l’organizzazione dei programmi aziendali di antimicrobial stewardship. Quel provvedimento indicava una serie di interventi che tutte le aziende ospedaliere avrebbero dovuto attuare per contrastare l’antibiotico-resistenza”.

“Tra gli aspetti principali c’era il potenziamento delle Unità operative di Malattie Infettive, affinché gli infettivologi potessero garantire le attività di antimicrobial stewardship non soltanto nel proprio reparto, ma in tutta l’azienda ospedaliera. Questo significa che il numero degli specialisti non può essere calcolato esclusivamente sui posti letto della struttura di Malattie Infettive, ma deve essere proporzionato alle dimensioni complessive dell’azienda, perché la consulenza deve essere assicurata in tutti i reparti delle diverse aziende ospedaliere”.

La sfida digitale

La raccolta delle informazioni resta uno degli elementi centrali del modello, ma, per Cascio, il sistema deve diventare sostenibile anche dal punto di vista organizzativo.

“Il progetto PRASSI nasce anche dalla necessità di raccogliere in modo strutturato i dati clinici dei pazienti. L’obiettivo è capire quanto le infezioni incidano sugli esiti e quanto gli antibiotici vengano utilizzati correttamente. Oggi, però, per alimentare questi sistemi servono persone che inseriscano manualmente le informazioni. Questo richiede tempo e personale dedicato, che spesso non è disponibile”.

“La soluzione più logica sarebbe dotare le aziende di software capaci di estrarre automaticamente i dati dalla cartella clinica, dai laboratori, dalla microbiologia e dalla biochimica. In questo modo il sistema potrebbe alimentarsi in maniera automatica. Resterebbe comunque la supervisione degli operatori, ma si ridurrebbe il lavoro manuale e si avrebbero dati più tempestivi e precisi”.

“La Sicilia ha già messo a punto un sistema che raccoglie i dati dei laboratori regionali di microbiologia. Questo consente di conoscere quali microrganismi provocano infezioni e quali profili di resistenza presentano. Non tutte le regioni hanno questa possibilità. Se PRASSI verrà sviluppato anche attraverso software specifici nelle aziende ospedaliere che hanno già adottato la cartella clinica informatizzata, il sistema potrebbe fare un ulteriore salto di qualità e diventare uno strumento avanzato per governare l’antibiotico-resistenza”.

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