Le associazioni delle famiglie e degli utenti della salute mentale parlano di una svolta attesa da tempo. L’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato all’unanimità le misure per favorire l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità psichica, introducendo un meccanismo più strutturato dentro il sistema del collocamento mirato previsto dalla legge 68 del 1999.
Il testo approvato prevede che l’Amministrazione regionale, i Comuni, gli enti e gli organismi richiamati dalla legge regionale 10 del 1991 abbiano l’obbligo di stipulare le convenzioni previste dall’articolo 11 della legge 68 del 1999, finalizzate alla richiesta nominativa per l’avviamento al lavoro. Il provvedimento stabilisce inoltre che il Dipartimento di Salute Mentale dell’Asp competente per territorio collabori alla definizione delle convenzioni, elaborando per ciascun soggetto un programma personalizzato di inserimento lavorativo, che può prevedere anche l’affiancamento di un tutor specializzato.
Uno dei punti centrali della norma riguarda la riserva dei posti: alle persone con disabilità psichica viene destinato almeno il 15 per cento della quota di riserva obbligatoria calcolata ai sensi dell’articolo 3 della legge 68 del 1999. Gli enti interessati dovranno inoltre trasmettere ai servizi di collocamento obbligatorio un prospetto con il numero dei posti da coprire entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge e, successivamente, con cadenza almeno semestrale. I Centri per l’impiego dovranno compilare un elenco specifico delle persone con disabilità psichica iscritte al collocamento mirato, aggiornato ogni due mesi.
“Le associazioni delle famiglie e degli utenti della salute mentale aspettavano da tanto tempo una svolta come questa. Oggi sentiamo che un pezzo importante della nostra lunga battaglia per i diritti, la dignità e l’inclusione è stato finalmente riconosciuto. Plaudiamo al lavoro trasversale e traspartitico che ha reso possibile questo risultato. In un tempo spesso segnato da contrapposizioni e divisioni, abbiamo visto forze politiche differenti scegliere di mettere al centro il bene della legge, senza arroccarsi dietro appartenenze o rivendicazioni di paternità. È questo il modo più alto di fare politica quando si parla della vita concreta delle persone”, dichiara Si può Fare per il Lavoro di Comunità ETS, che ringrazia i deputati che hanno lavorato al provvedimento, in particolare l’Intergruppo parlamentare sulla Salute Mentale, guidato dall’onorevole Valentina Chinnici, e il capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Ars Antonio De Luca, sottolineando il valore del confronto costante con le associazioni dei familiari e degli utenti.
Per troppo tempo, secondo l’associazione, le persone con sofferenza psichica sono rimaste escluse non solo dal mondo del lavoro, ma anche dall’immaginario collettivo di una vita possibile, autonoma e pienamente partecipata. La nuova norma afferma invece un principio preciso: il lavoro non è assistenza, ma cittadinanza, emancipazione e salute.
“In questi mesi abbiamo lottato per validare un metodo fondato sull’ascolto reciproco tra istituzioni, operatori, famiglie e associazioni. È un metodo prezioso che chiediamo venga custodito e rafforzato. La salute mentale non può essere terreno di scontro ideologico o di propaganda, al contrario, richiede continuità, responsabilità e uno sguardo umano capace di costruire futuro. Per questo rivolgiamo un appello ai nuovi assessori regionali affinché si inseriscano in questo solco virtuoso, proseguendo il dialogo con il mondo delle associazioni e investendo con coraggio in politiche integrate che tengano insieme salute, lavoro, famiglia e inclusione sociale. Oggi si apre una strada che può cambiare davvero la vita di tante persone e delle loro famiglie”, dichiara il presidente di Si può Fare per il Lavoro di Comunità ETS, Gaetano Sgarlata.








