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Incidenti, traumi e interventi complessi: all’Arnas Civico l’altra faccia dell’ortopedia

lunedì 20 Aprile - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Articoli

L’ortopedia viene spesso associata agli interventi programmati, alle protesi, alle liste d’attesa, a tutto ciò che può essere pianificato e organizzato. Esiste però un’altra dimensione della stessa disciplina, più imprevedibile e complessa, che è quella della traumatologia, dove il paziente arriva senza preavviso, dopo un incidente stradale, un infortunio sul lavoro o un evento ad alta energia, e richiede spesso interventi di elevata complessità, imponendo decisioni immediate e una struttura capace di reggere l’urgenza.

L’Unità operativa complessa di Ortopedia e Traumatologia dell’ARNAS Civico Di Cristina e Benfratelli rappresenta un punto di riferimento della sanità pubblica, in particolare per la Sicilia occidentale, nella gestione di questi casi, che richiedono un’organizzazione continua e una presa in carico completa del paziente. A descrivere dall’interno questa attività è Francesco Raso, responsabile dell’Unità.

Quando il trauma cambia tutto

“La specializzazione è una sola, ortopedia e traumatologia, però la differenza esiste eccome. L’ortopedia è quella che puoi valutare prima, studiare prima, prepararti prima. La traumatologia è quella che ti arriva. Non sai cosa troverai fino in fondo, non stai entrando in sala operatoria per una procedura già ordinata dentro un’anatomia prevista. Stai entrando dentro una situazione che il trauma ha già scompaginato. Questo cambia il ragionamento clinico, i tempi, la pianificazione e cambia anche il peso dell’esperienza. Perché davanti a una frattura complessa non stai semplicemente eseguendo un intervento. Stai ricostruendo qualcosa che si è rotto in modo imprevedibile”.

“Tutto questo modifica anche la lettura dei dati, perché quando si parla di attività bisogna considerare come si contano i casi. Se io opero un paziente con più fratture e lesioni associate e devo portarlo in sala operatoria più volte, quel paziente nei numeri mi conta uno, ma in realtà mi occupa più tempi operatori. Non è la stessa cosa di una chirurgia ripetitiva o standardizzata. Un trauma complesso richiede ore di sala operatoria, sangue, equipe, pianificazione, supporti specialistici, e per questo la traumatologia non si può leggere solo in termini quantitativi, perché la gravità dei casi incide profondamente sul significato complessivo dell’attività“.

L’unità e l’organizzazione

La gestione della traumatologia complessa si regge su un’organizzazione che non riguarda solo l’atto chirurgico, ma l’intero sistema ospedaliero, soprattutto quando il trauma si associa a condizioni cliniche complesse e comorbidità che rendono il trattamento più delicato. Inserita in un’Azienda di rilievo nazionale e ad alta specializzazione, l’UOC di Ortopedia e Traumatologia è in grado di gestire questi casi grazie a supporti clinici avanzati e a un approccio integrato al paziente, dal politrauma alle complicanze infettive, fino alla presa in carico dei pazienti fragili e con comorbidità.

La struttura si articola su posti letto dedicati e su un’organizzazione che coinvolge un’equipe composta da professionisti con diversi livelli di esperienza, tra figure più esperte e una componente più giovane in formazione, affiancata anche dagli specializzandi, oltre al personale infermieristico e agli operatori socio-sanitari, parte integrante della gestione dei pazienti complessi.

“Ci sono interventi che fanno tutti e che facciamo pure noi, ma ci sono situazioni che non tutti possono gestire. Il problema non è solo la frattura, ma il paziente che hai davanti. Può essere un politraumatizzato, ma anche un paziente con comorbidità importanti, un diabetico, un cardiopatico, un dializzato. In questi casi non basta l’ortopedico, perché il trauma si intreccia con condizioni croniche che complicano tutto il percorso. Serve una struttura che ti permetta di affrontare l’intero quadro clinico. Qui possiamo lavorare insieme alle altre specialità, dalla rianimazione alle malattie infettive, dalla chirurgia plastica alle altre unità. Questa integrazione fa la differenza nei traumi complessi, perché non stai trattando solo una lesione, ma una persona nella sua complessità”.

“Nella nostra Uoc partiamo da una base comune, nel senso che tutti devono essere in grado di gestire l’urgenza e la stabilizzazione del paziente. Il primo passaggio è quello che in traumatologia si chiama damage control, quindi stabilizzare il paziente e metterlo in sicurezza. Poi si entra in una fase più strutturata, in cui intervengono competenze più specifiche. L’organizzazione è strutturata anche per segmenti, ovvero per distretti anatomici, così da affidare ogni caso allo specialista con maggiore esperienza in base alla sede della lesione e alla sua complessità. Questo ci permette di dare subito una risposta e poi di pianificare l’intervento nel modo più preciso possibile”.

“La nostra unità è attiva ventiquattr’ore su ventiquattro. In qualsiasi ora del giorno e della notte c’è un ortopedico di guardia attiva e, se c’è necessità di andare in sala operatoria, ci sono i reperibili. Operiamo anche di notte, nei festivi, a Pasqua, a Pasquetta, nei momenti in cui il rischio aumenta. La differenza non la fa solo il singolo chirurgo, ma il fatto che il sistema sia già pronto quando il paziente arriva. Se un trauma complesso entra da quella porta, la risposta deve essere già pronta. Ma non esistono solo i medici. Anche gli infermieri e gli OSS devono essere formati, perché un paziente traumatizzato non si gestisce solo in sala operatoria. Va mobilizzato, assistito, seguito in ogni fase. Se non hai personale preparato, non riesci a garantire una gestione corretta. È un lavoro di squadra, e la squadra deve essere tutta formata”.

Continuità assistenziale e attività programmata

Accanto alla gestione dell’emergenza, l’unità garantisce anche la normale attività ortopedica ambulatoriale e programmata, mantenendo un follow-up costante e una presa in carico continuativa che consente di seguire i pazienti anche dopo la fase acuta.

Noi con le ricette arriviamo a fare tra le 500 e le 650 prestazioni. Parliamo dei pazienti che vengono prenotati tramite Cup o che rivediamo dopo l’intervento. Il primo accesso avviene senza ricetta perché è legato all’urgenza, poi tutto il percorso successivo passa attraverso le ricette, quindi controlli, rivalutazioni e monitoraggio. Questo significa che il paziente continua a essere seguito anche dopo l’intervento”.

“Dal punto di vista delle liste d’attesa non siamo particolarmente indietro. Nonostante l’attività sia prevalentemente traumatologica, riusciamo comunque a inserire anche interventi di ortopedia programmata. In particolare eseguiamo protesi d’anca e di ginocchio, revisioni protesiche e anche protesi trapezio-metacarpali, interventi più specialistici con costi elevati, intorno ai 1.700 euro, che richiedono una gestione strutturata. Accanto a questo portiamo avanti attività di ortopedia rigenerativa. Nei casi di perdita di sostanza ossea interveniamo con tecniche di ricostruzione, utilizzando fissatori esterni che permettono nel tempo di recuperare segmenti di osso e ottenere anche allungamenti importanti. L’urgenza resta la priorità, ma l’organizzazione consente di garantire anche la continuità dell’attività programmata“.

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