“C’è un equivoco culturale che va chiarito una volta per tutte. La farmacia viene spesso percepita come qualcosa di esterno o addirittura antagonista alla Sanità pubblica, ma in realtà è esattamente il contrario”.
A dichiararlo è Giacomo Scalzo, dirigente generale del Dipartimento per le attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico (DASOE) dell’Assessorato regionale della Salute, intervenuto nel corso di un confronto tra specialisti all’Ordine dei Medici di Palermo, il quale richiama il valore storico della farmacia come chiave di lettura del ruolo che oggi è destinata ad assumere anche nell’ambito del Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0. Un percorso che le colloca pienamente dentro il Sistema sanitario nazionale, come uno dei suoi presidi più antichi e diffusi.
La storia

“Per comprendere davvero il ruolo delle farmacie è necessario tornare al periodo successivo all’Unità d’Italia, quando emerse con chiarezza l’esigenza di garantire l’accesso ai farmaci anche nei territori periferici e non soltanto nei grandi centri urbani. Il neonato Regno d’Italia, privo di una propria rete pubblica di distribuzione dei medicinali, scelse di affidarsi all’iniziativa dei farmacisti privati, chiamati a investire risorse proprie per assicurare un servizio di interesse pubblico. Con i Regi decreti del 1934 e del 1938 questo assetto venne sistematizzato, chiarendo che l’attività svolta con capitali privati si inseriva comunque all’interno di un sistema pubblico, sottoposto a regole e controlli“.
“Da qui discende il principio secondo cui la farmacia privata non è un bene del farmacista, perché il bene resta pubblico – sottolinea –. La farmacia non è una proprietà personale ma una concessione e, se viene meno il titolare, la sede torna allo Stato. Per questo la farmacia privata deve essere considerata, perché lo è al cento per cento, il primo avamposto di sanità pubblica al servizio dei cittadini e dei pazienti. I farmacisti hanno sempre anticipato risorse proprie per garantire questo servizio pubblico e oggi fanno la stessa cosa accompagnando l’innovazione digitale del Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0. È quindi necessario che le direzioni amministrative e i dipartimenti farmaceutici delle Asp tengano conto di questa verità sanitaria nel momento della corresponsione delle somme anticipate, come atto di giustizia amministrativa ed economico-finanziaria, affinché il bene pubblico rappresentato dalla farmacia possa continuare a garantire sicurezza ai cittadini senza subire ritardi nei rimborsi”.
Farmacie ed Fse
Sul piano operativo, l’ingresso delle farmacie nel Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 passa da funzioni precise e da responsabilità ben definite, che richiedono competenze specifiche e un’adeguata formazione. Le farmacie sono chiamate innanzitutto a supportare l’accesso dei cittadini al fascicolo, facilitando l’attivazione del servizio e la gestione del consenso alla consultazione dei dati sanitari, soprattutto per le persone meno alfabetizzate dal punto di vista digitale.
Un altro ambito riguarda la consultazione delle informazioni disponibili nel FSE, a partire dalle prescrizioni farmacologiche dematerializzate, che consentono di verificare la terapia prescritta e di agevolare la dispensazione dei farmaci senza ricorrere alla documentazione cartacea. In questo contesto, il fascicolo diventa anche uno strumento di supporto alla continuità terapeutica, permettendo di ricostruire la storia delle prescrizioni nel tempo.
Le farmacie possono inoltre svolgere una funzione di accompagnamento nell’utilizzo dei servizi digitali collegati al FSE, come la prenotazione di visite ed esami o l’accesso ai documenti clinici disponibili, offrendo un punto di riferimento territoriale per l’interazione con il sistema sanitario digitale.
Nei limiti previsti dalla normativa, l’operatività delle farmacie si estende anche all’aggiornamento di specifiche informazioni sanitarie e alla corretta gestione dei dati, nel rispetto delle regole su consenso informato, tracciabilità degli accessi e protezione dei dati personali. Un ruolo che rafforza la funzione di prossimità della farmacia e contribuisce a rendere il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 uno strumento realmente accessibile e utilizzabile dai cittadini.
Dalla norma alla pratica
“Il sistema delle farmacie non arriva impreparato a questo passaggio – evidenzia Maurizio Pace, segretario nazionale della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani -. Già dal 2006, con la farmacia dei servizi, i farmacisti hanno iniziato un percorso di integrazione sempre più strutturato all’interno del Servizio sanitario. All’interno di questo modello anche il Fascicolo Sanitario Elettronico è entrato in una fase di sperimentazione che oggi si è conclusa. In Italia infatti, i farmacisti sono oltre centomila e più di sessantamila hanno già seguito percorsi di formazione sul Fascicolo Sanitario Elettronico. Dal 2025 i servizi sono entrati stabilmente nel sistema ed è per questo che chiediamo un modello di formazione basato su farmacisti formatori, distribuiti sul territorio, affinché ogni Ordine possa garantire una preparazione omogenea e continua. Dal 2026 i nuovi farmacisti non potranno lavorare al banco se non saranno formati e accreditati all’accesso e all’utilizzo del Fascicolo Sanitario Elettronico”.
In Sicilia
“I numeri ci dicono che la sfida è enorme. Solo tra Catania e Palermo parliamo di circa 2.500/2.600 professionisti da formare e non è possibile pensare a percorsi concentrati in pochi giorni – aggiunge Gioacchino Nicolosi, presidente di Federfarma Sicilia -. La strada da seguire è quella di una formazione diffusa e flessibile, costruita per piccoli gruppi e su base provinciale, in modo da coprire il territorio in tempi compatibili con le scadenze. Per le farmacie rurali e per quelle delle isole minori abbiamo chiesto che la formazione possa svolgersi interamente online, perché sono proprio questi presidi a garantire l’accesso ai servizi sanitari nelle aree più fragili”.
“La formazione rappresenta una condizione indispensabile per rendere il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 realmente operativo. Abbiamo avviato un percorso che prevede il coinvolgimento di quindici farmacisti formatori, affiancati dai professionisti dell’Ordine dei Medici del capoluogo siciliano, con l’obiettivo di formare oltre 2.000 farmacisti entro il mese di marzo – completa Mario Bilardo, presidente dell’Ordine dei Farmacisti siciliani e di Palermo -. Solo attraverso una formazione strutturata e omogenea le farmacie potranno svolgere pienamente il loro ruolo di presidio di prossimità anche nell’ambito della Sanità digitale”.
In coro i farmacisti hanno ribadito il loro appoggio ai medici, confermando la disponibilità a collaborare attivamente anche in vista delle imminenti scadenze.








