“Fin dall’inizio del mio mandato ho creduto con forza che la prevenzione è il migliore investimento che possiamo fare per la nostra Nazione. Con la prevenzione, ognuno di noi compie una scelta di salute per sé stesso, un atto di generosità verso la collettività e un gesto di responsabilità per la sostenibilità del nostro servizio sanitario. È questa la direzione che dobbiamo seguire per garantire un futuro equo, moderno e realmente efficace alla sanità pubblica italiana”, ha dichiarato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, aprendo gli Stati Generali della Prevenzione a Napoli, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Una sanità più giusta parte dalla prevenzione
“Come ricorda sempre il Presidente Mattarella, dobbiamo tutti contribuire ad abbattere ogni disuguaglianza e garantire pari opportunità di salute a tutti, ovunque essi vivano, qualunque sia il loro reddito, livello di istruzione o contesto sociale – ha ribadito Schillaci-. Abbiamo voluto lanciare questo appello dalla città di Napoli per dare un segnale di attenzione e impegno verso il Mezzogiorno, dove ancora persistono differenze nell’accesso alla prevenzione e alle cure. Gli Stati Generali non sono un punto d’arrivo ma un punto di partenza. Un laboratorio di idee e alleanze. La salute è un impegno collettivo”.
“Oggi solo il 5% del Fondo sanitario nazionale è destinato alla prevenzione. È troppo poco. Vogliamo aumentare questa percentuale e fare in modo che la spesa per la prevenzione sia finalmente considerata un investimento a tutti gli effetti – aggiunge – . Fare leva sulla prevenzione significa ridurre il carico di malattie e di disabilità, liberando risorse per l’innovazione e la ricerca”.
Un messaggio in linea con quello della Commissione Europea, che ha evidenziato come ogni euro investito in prevenzione ne faccia risparmiare 14 in costi sanitari futuri.
Screening oncologici: adesione ancora bassa al Sud
“Il 40% dei tumori può essere prevenuto agendo sui fattori di rischio e aderendo agli screening gratuiti offerti dal Servizio Sanitario Nazionale”, ha ricordato il ministro, che ha poi snocciolato i numeri:
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nel 2023 abbiamo invitato quasi 16 milioni di cittadini, ma solo 7 milioni hanno partecipato agli screening;
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per lo screening della cervice uterina l’adesione è al 41%, ma nel Sud e nelle Isole si ferma al 31%;
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per la mammografia si registra un 55% di adesione, con un divario di 15 punti tra Nord e Sud;
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lo screening colorettale si ferma al 34%, con appena il 20% al Sud.
E ha aggiunto: “È un test non invasivo, ma fondamentale per intercettare patologie come il tumore del colon-retto, che oggi colpisce anche le fasce più giovani della popolazione”.
“Un italiano su cinque, soprattutto al Sud, non sa che gli screening sono gratuiti. E tra chi riceve l’invito, una quota importante decide comunque di non partecipare: circa uno su cinque rinuncia, spesso per mancanza di tempo, per paura o perché si sente bene e preferisce non sottoporsi al test. In tanti parlano esplicitamente di pigrizia. È qui che dobbiamo moltiplicare gli sforzi. Serve un cambiamento culturale profondo: ognuno di noi deve sentirsi parte attiva del proprio percorso di salute”, ha affermato Schillaci.
Obesità e sedentarietà, un’emergenza silenziosa
Secondo il ministro Schillaci, l’alimentazione corretta e l’attività fisica rappresentano determinanti fondamentali di salute, come ricordato anche dal professor Mantovani. I dati della sorveglianza nazionale delineano una situazione preoccupante: il 40% degli adulti italiani è in sovrappeso o obeso, il 19% dei bambini presenta un eccesso ponderale e quasi il 10% è obeso, con una quota del 2,6% in obesità grave. La sedentarietà è un’altra criticità diffusa: il 24% della popolazione non pratica alcuna attività fisica e un ulteriore 28% è solo parzialmente attivo. Le Regioni del Sud, ancora una volta, detengono il primato negativo per incidenza di sovrappeso e obesità.
“L’obesità porta con sé un elevato rischio di patologie croniche e la prevenzione inizia proprio dalla promozione di stili di vita corretti. È un dovere verso sé stessi e verso la collettività. Eppure, l’attenzione degli operatori sanitari alla scarsa attività fisica è ancora troppo bassa, anche nei confronti di persone con patologie croniche. Non possiamo permetterci di allentare la presa: dobbiamo continuare a sensibilizzare, a dare voce alla prevenzione e a farlo in modo corale, coinvolgendo operatori, istituzioni, scuole, associazioni e media”, ha dichiarato.
Scuole, digitale e intelligenza artificiale
Le scuole sono uno dei pilastri del nuovo Piano nazionale della prevenzione: il 34% dei progetti attivati dalle Regioni riguarda gli stili di vita, con iniziative rivolte non solo agli studenti, ma anche a insegnanti e famiglie, per promuovere la salute a partire dai più giovani.
Ma è sulla tecnologia che si gioca una delle sfide più ambiziose. “La prevenzione ha oggi anche il volto dell’intelligenza artificiale, che sta rivoluzionando la diagnosi precoce e la personalizzazione degli interventi sanitari. Stiamo sviluppando un ecosistema digitale One Health in grado di raccogliere e analizzare grandi quantità di dati sanitari, anche con il supporto dell’intelligenza artificiale, per orientare in modo mirato le azioni di screening e prevenzione. È uno strumento moderno, pensato per anticipare i bisogni di salute della popolazione. La tecnologia non può sostituire il medico, ma può affiancarlo, migliorando diagnosi, assistenza e accesso alle cure. La sfida è renderla etica, equa e davvero utile per tutti”, ha spiegato il ministro.
La salute è la partita più importante
“Come ricordiamo nella campagna che abbiamo lanciato oggi – grazie anche alla disponibilità del Napoli Calcio e del suo Capitano Di Lorenzo – la nostra salute è veramente la partita più importante. Dobbiamo scegliere la prevenzione. Per vivere più a lungo, in buona salute. Perché la salute non è solo un diritto: è una responsabilità collettiva”, ha concluso.








