Quando una lesione del sistema nervoso interrompe il dialogo tra cervello e vescica, anche un gesto semplice come urinare può trasformarsi in un problema clinico complesso, con conseguenze che riguardano non solo la qualità di vita ma anche la salute dei reni.
A Palermo, presso presidio ospedaliero “Villa delle Ginestre” dell’Asp, polo dedicato alla neuroriabilitazione, segue pazienti con lesioni del midollo spinale, cerebrolesioni e altre patologie neurologiche complesse, provenienti da tutta la Sicilia. Qui opera l’Unità operativa semplice di Urologia neurologica diretta da Angela Di Girolamo, neuro-urologa che da oltre vent’anni si occupa della gestione delle vesciche neurologiche.
“Villa delle Ginestre è una struttura dell’Asp articolata in due unità operative principali. Da un lato l’unità spinale che accoglie persone con lesioni del midollo spinale, dall’altro il centro di neuroriabilitazione che segue pazienti con cerebrolesioni e patologie neurologiche gravi, come gli ictus. All’interno di questa struttura l’urologia neurologica prende in carico questi pazienti, ma anche altri che arrivano dall’esterno in regime ambulatoriale, perché possiamo offrire una serie di prestazioni dedicate alle cosiddette vesciche neurologiche, cioè vesciche che non funzionano più correttamente a causa di un danno neurologico”, spiega Di Girolamo.
Diagnosi
“Effettuiamo visite neuro-urologiche, uroginecologiche e andrologiche, counseling sessuale ed ecografie, ma soprattutto eseguiamo l’esame urodinamico e, nei casi selezionati, la videourodinamica – prosegue –. È il gold standard nello studio delle vesciche neurologiche, perché consente di capire con precisione quale funzione della vescica sia alterata. La vescica dovrebbe funzionare come un serbatoio capace di immagazzinare le urine e poi svuotarsi in modo adeguato. Quando però il sistema nervoso non trasmette più correttamente gli stimoli, queste funzioni si alterano e la vescica non risponde più come dovrebbe. In questi casi è necessario impostare percorsi diagnostici, terapeutici e riabilitativi personalizzati per ogni paziente”.
Terapie
La gestione della vescica neurologica, evidenzia la specialista, richiede un approccio integrato che combina riabilitazione, educazione del paziente e terapie farmacologiche o interventistiche.
“Uno degli strumenti fondamentali è l’addestramento al cateterismo intermittente, che rappresenta l’alternativa al catetere a permanenza. Si tratta di una procedura semplice che permette di svuotare la vescica in modo periodico e sicuro. Il catetere a permanenza, invece, può provocare infezioni continue e lesioni dell’apparato genitale, oltre a peggiorare notevolmente la qualità di vita. Per questo cerchiamo sempre di orientare i pazienti verso il cateterismo intermittente, insegnando loro la tecnica attraverso un ambulatorio dedicato”.
Tra i servizi presenti nella struttura c’è anche un ambulatorio di riabilitazione del pavimento pelvico, gestito in collaborazione con fisiatri e fisioterapisti, e una sala operatoria per i trattamenti nei casi più complessi.
“Quando le terapie farmacologiche non sono più efficaci ricorriamo all’infiltrazione di tossina botulinica all’interno della vescica. È una procedura che consente di controllare l’iperattività vescicale e bloccare l’incontinenza urinaria. I risultati sono spesso molto buoni e permettono ai pazienti di recuperare autonomia e qualità di vita. Abbiamo molti giovani medullolesi che praticano sport e alcuni partecipano anche alle Paralimpiadi. Per loro poter controllare le perdite urinarie significa per loro poter continuare a vivere e allenarsi senza limitazioni”, sottolinea.

Complicanze
“Nella gestione della vescica neurologica il primo obiettivo è proteggere l’apparato urinario, in particolare i reni – osserva –. Quando la vescica diventa iperattiva aumentano le pressioni al suo interno e si può creare un reflusso di urina verso i reni, con il rischio di arrivare all’insufficienza renale. Fino a qualche decennio fa questa era la prima causa di morte nei pazienti con lesione midollare. Allo stesso tempo dobbiamo prevenire le infezioni urinarie ricorrenti, perché alcune vesciche non riescono a svuotarsi completamente e il ristagno di urina diventa un terreno favorevole per la proliferazione dei batteri. In questi casi spesso si ricorre agli antibiotici, con il rischio di contribuire al problema sempre più diffuso dell’antibiotico-resistenza. Un altro aspetto importante è l’incontinenza urinaria, che costringe molti pazienti all’uso del pannolone, con conseguenze sulla pelle e soprattutto un impatto molto forte sulla qualità della vita, sulle relazioni sociali e anche sulla sfera sessuale”.
Follow-up
“Il percorso di cura non si esaurisce con la diagnosi o con il trattamento iniziale. Nella gestione delle vesciche neurologiche il follow-up è una parte essenziale della presa in carico, perché si tratta di condizioni che devono essere monitorate nel tempo. I pazienti devono eseguire controlli periodici con ecografie ed esami urodinamici per valutare le pressioni vescicali e prevenire le complicanze. Molti problemi nelle fasi iniziali sono completamente asintomatici e può capitare di scoprire reni dilatati o infezioni gravi quando la situazione è già avanzata. Per questo è fondamentale seguire questi pazienti con ambulatori dedicati e personale esperto, intervenendo prima che il danno diventi irreversibile”, conclude.








