Le cure palliative rappresentano una delle dimensioni più complesse e delicate della sanità, perché chiamano in causa non solo la competenza clinica, ma anche la capacità di stare accanto, di ascoltare, di riconoscere la persona nella sua interezza e la famiglia nel momento più fragile del percorso di malattia. È un lavoro che richiede tempo, continuità e una profonda integrazione tra professionalità sanitarie e dimensione umana, soprattutto quando la cura si svolge a domicilio e diventa parte della vita quotidiana delle persone.
In questo contesto, accanto all’equipe sociosanitaria della Samot, opera da oltre vent’anni L’Associazione Volontari Assistenza Malati Oncologici Terminali (Avamot), una realtà che accompagna pazienti e famiglie nel tempo della malattia avanzata, sostenendo non solo i bisogni assistenziali, ma anche quelli emotivi, relazionali e sociali. Un impegno silenzioso e costante che restituisce senso alla cura e contribuisce a costruire una cultura capace di mettere al centro la dignità della persona fino all’ultimo tratto del percorso di vita.
“L’associazione opera sul territorio di Palermo e provincia. Prende forma dall’ascolto e dalla presenza, da quel desiderio profondo di prendersi cura della persona, della sua dignità, della qualità della sua vita, del suo tempo e delle sue relazioni. Ma nasce anche per dare risposta a bisogni che non sono soltanto pratici. Soprattutto umani e relazionali, bisogni che spesso non trovano spazio nei percorsi tradizionali di cura”. A raccontarlo è Caroline Marchese, coordinatrice di Avamot.
“Il nostro servizio si svolge prevalentemente a casa dei pazienti e delle loro famiglie. Ed è sempre in totale sinergia e collaborazione con l’equipe sociosanitaria della Samot – prosegue -. Il volontario entra in punta di piedi, offrendo ascolto, presenza e sollievo, rispettando i tempi, le emozioni e la fragilità di chi vive una fase così complessa della vita”.
“Accanto all’assistenza diretta, Avamot porta avanti anche un lavoro di sensibilizzazione molto importante – evidenzia -. Ci occupiamo della promozione della cultura delle cure palliative attraverso l’ideazione e la realizzazione di eventi sul territorio. Crediamo fermamente che la cura non sia solo un atto sanitario, ma un fatto culturale che riguarda tutta la comunità”.
“Periodicamente realizziamo anche dei laboratori creativi a domicilio, direttamente accanto alle persone – aggiunge -. Sono momenti che promuovono il senso di competenza, di conoscenza e di creatività. Coinvolgono i pazienti come soggetti attivi, non come semplici destinatari di assistenza. E’ un modo per creare bellezza! Una bellezza che ha un valore profondo, che restituisce senso e dignità anche nei momenti più difficili”.
“Come associazione abbiamo bisogno di volontari e di nuove energie – sottolinea -. Samot valorizza il tempo dedicato al volontariato e ne riconosce il valore umano e relazionale. Per questo prestiamo grande attenzione anche ai bisogni dei volontari. Garantiamo, infatti, una formazione iniziale e continua. E chi desidera avvicinarsi al volontariato può contattare Avamot attraverso la pagina Samot e i canali social per iniziare un percorso accompagnato e supportato”.








