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Fegato e sindrome metabolica: lo studio internazionale guidato da Palermo che cambia la prospettiva clinica

lunedì 29 Settembre - 2025 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Studio medico

Un’analisi multicentrica condotta su 6.061 pazienti affetti da malattia cronica di fegato avanzata compensata (cACLD) secondaria a steaosi epatica ad eziologia metabolica (MASLD) ha permesso di chiarire l’impatto del primo e dei successivi episodi di scompenso sul rischio di morte correlata alla malattia di fegato. Lo studio, coordinato dall’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo da Grazia Pennisi, Vincenza Calvaruso, Vito Di Marco, Calogero Cammà e Salvatore Petta, insieme a numerosi altri esperti nazionali ed internazionali, è stato pubblicato sul Journal of Hepatology e rappresenta il più ampio lavoro internazionale dedicato esclusivamente a pazienti con malattia di fegato ad eziologia metabolica.

Lo studio

Il risultato dello studio mostra che il primo episodio di scompenso aumenta di quasi 19 volte la probabilità di morte per cause epatiche. Lo sviluppo di successive complicazione aggrava ulteriormente la prognosi. L’ascite si conferma la complicanza più frequente e anche la più letale, seguita dall’emorragia da varici esofagee e/o gastriche, mentre l’encefalopatia epatica e l’ittero sono eventi meno comuni. In cinque anni, il 2,2% dei pazienti ha sviluppato ascite come primo episodio di scompenso e la sopravvivenza mediana in questi casi è scesa a poco più di 17 mesi.

Gli studiosi commentano che: “Il passaggio da malattia compensata a scompensata segna una soglia critica. Non è soltanto un evento clinico ma un vero spartiacque prognostico. L’ascite non rappresenta soltanto un segno di severità clinica. E’ un campanello d’allarme che deve orientare i medici verso un’attenta gestione di un paziente ad elevata fragilità. Il carcinoma epatocellulare in questi pazienti non rappresenta una semplice complicanza parallela. Costituisce invece un fattore che modifica la traiettoria della malattia e ne accelera la progressione. Gli episodi di scompenso non acuti, come l’accumulo progressivo di ascite, risultano altrettanto gravi delle forme acute. Segnalano infatti una fragilità metabolica che riduce la sopravvivenza”.

“Non possiamo guardare al fegato isolatamente. La MASLD è una sindrome sistemica che impone di valutare anche il rischio cardiovascolare e oncologico – aggiungono -. Questi dati cambiano il nostro approccio. Bisogna identificare precocemente i pazienti a rischio e avviare strategie mirate, perché intervenire solo dopo il primo episodio di scompenso significa arrivare troppo tardi”.

Lo studio ha inoltre messo in evidenza un dato sorprendente: quasi un terzo dei pazienti con cACLD e MASLD muore per cause extraepatiche, soprattutto eventi cardiovascolari e tumori non epatici. Questo riflette il peso del profilo metabolico caratterizzato da obesità, diabete ed ipertensione. Attraverso un modello multistato, i ricercatori hanno dimostrato che chi sviluppa un primo episodio di scompenso ha una probabilità molto più elevata di andare incontro a ulteriori complicazioni, a trapianto di fegato oppure a decesso per cause epatiche. Dopo un secondo epsiodio di scompenso la sopravvivenza cala drasticamente e la mortalità epatica supera il 70% a cinque anni.

La sfida

Il lavoro, sostenuto da finanziamenti del Ministero dell’Università e della Ricerca e da progetti internazionali, sottolinea l’urgenza di una gestione integrata dei pazienti con MASLD. Non basta trattare le complicanze epatiche: serve un approccio che includa la prevenzione cardiovascolare, il controllo metabolico ed una sorveglianza oncologica più attenta.

“La sfida dei prossimi anni sarà riuscire a trasformare questi dati in percorsi clinici concreti. La nostra ricerca fornisce la base scientifica per implementare lo sviluppo e l’applicazione di linee guida che tengano conto del rischio globale del paziente, non solo del danno epatico”, concludono gli studiosi.

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