Record di casi di influenza stagionale in Australia, dove l’inverno ha fatto esplodere i contagi con una forza inattesa. Rispetto allo scorso anno, le infezioni sono cresciute del 70%, le segnalazioni hanno superato quota 18.000 entro luglio e le ospedalizzazioni sono aumentate del 50% in appena due settimane.
Ciò che accade nell’emisfero sud anticipa quasi sempre quello che succederà in Europa. In Italia si prevedono primi casi già da ottobre e un picco tra dicembre e gennaio. In Sicilia, come da andamento storico, la fase più critica arriverà tra fine gennaio e la prima metà di febbraio, quando i Pronto Soccorso rischieranno di subire la pressione maggiore. Le stime parlano di un’incidenza tra il 15 e il 25% della popolazione, numeri paragonabili o superiori ai 15 milioni di casi registrati lo scorso anno.
La stagione 2024–2025 è stata infatti la più pesante mai osservata: 16,1 milioni di casi di sindromi simil-influenzali. Oltre ai virus influenzali A e B hanno circolato anche rhinovirus, SARS-CoV-2, RSV, metapneumovirus, parainfluenza, coronavirus non-SARS-CoV-2 e bocavirus. I più colpiti sono stati i bambini sotto i 14 anni e gli anziani, con conseguenze cliniche rilevanti.
La campagna vaccinale resta quindi la principale arma di difesa. Partirà ai primi di ottobre, con l’obiettivo di raggiungere almeno il 75% della popolazione a rischio. Il vaccino sarà gratuito per over 60, bambini, cronici, donne in gravidanza e operatori sanitari, ma disponibile anche per tutti gli altri cittadini.
In Sicilia, Gigi Tramonte, segretario regionale della FIMMG, avverte:
“Quest’anno non avremo solo l’influenza, ma anche la co-circolazione di RSV e COVID-19, che renderanno la stagione ancora più impegnativa. L’influenza non va confusa con un semplice raffreddore: parliamo di febbre elevata, dolori muscolari diffusi, tosse secca, mal di gola, spossatezza intensa e, nei bambini, anche disturbi gastrointestinali. Nella maggior parte delle persone sane il decorso dura pochi giorni, ma nei fragili – anziani, cronici, donne in gravidanza e bambini molto piccoli – può trasformarsi in complicanze serie come polmoniti, insufficienza respiratoria e scompensi che spesso richiedono il ricovero”.
“Per questo la vaccinazione resta l’arma più efficace. Non bisogna aspettare l’ultimo momento: il vaccino impiega circa due settimane per sviluppare una protezione adeguata e mantiene l’efficacia per diversi mesi. Il periodo migliore è tra ottobre e novembre, così da arrivare coperti nei mesi in cui ci aspettiamo il picco. Invito i medici di base, già da settembre, a sensibilizzare e contattare i loro pazienti per programmare la vaccinazione. È un’occasione che non va sprecata. In una regione come la nostra, dove i Pronto Soccorso sono già sotto pressione, ogni persona vaccinata rappresenta un accesso in meno, una complicanza in meno, un letto libero in più. È una scelta che protegge il singolo, ma soprattutto sostiene l’intera comunità sanitaria di fronte all’urto dell’inverno”.









