All’indomani dell’incontro del 1 settembre 2025 presso l’Ordine dei Medici di Caltanissetta, dedicato all’avvio della formazione sul Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) 2.0, l’assessore regionale alla Salute Daniela Faraoni ha delineato un vero e proprio discorso di sistema.
Dopo aver sottolineato l’importanza del FSE, strumento pensato per rendere leggibile la storia sanitaria del cittadino e garantire risposte più appropriate, l’assessore ha legato la discussione al tema delle liste d’attesa. “Sono un problema da risolvere con immediatezza, attraverso una riorganizzazione già in corso. Le aziende sanitarie stanno compiendo azioni concrete e informeremo i cittadini sugli esiti”, ha dichiarato.
Su questo terreno interviene oggi Luigi Galvano, segretario provinciale FIMMG Palermo e consigliere dell’Ordine dei medici del capoluogo siciliano. In una lettera aperta all’assessore, affronta senza mezzi termini l’annoso problema delle liste d’attesa. Propone una riorganizzazione strutturale basata su tre punti: ambulatori specialistici aperti fino a 16 ore al giorno, prescrizioni digitalizzate dagli specialisti e gestione armonica delle cronicità tramite PDTA. Tutto questo, in un quadro di responsabilità condivisa tra pubblico e privato.
La lettera
Cara Assessore,
da Medico e Segretario della FIMMG Palermo, ma anche da inguaribile progressista, mi corre l’obbligo di fornire alcuni spunti di riflessione sull’annoso problema delle liste d’attesa.
La mia esperienza sul campo, sia come medico, sia come stakeholder della Medicina Generale, oltre che per il mio background in ENPAM, credo sia sufficiente per identificare l’origine del dilemma e, possibilmente, prospettare una soluzione concreta.
Non si tratta dell’uovo di Colombo. Ma una rinnovata fase di ascolto, combinata con la “fortuna” – per noi cittadini – di avere un Assessore che ha da sempre fatto il manager del territorio, potrebbe favorire la nascita di qualcosa di buono e funzionale.
Il problema è complesso, e non riguarda soltanto la Sicilia. La nostra Regione, però, vanta purtroppo primati in negativo.
Le misure del Governo regionale hanno provato a intervenire a valle, con lo stanziamento di 60 milioni di euro (40 nel 2025) per pagare lo straordinario di medici e infermieri. Bene così, ma non basta. Quante prestazioni in più potremmo garantire con ambulatori specialistici aperti 16 ore al giorno, programmando una risonanza magnetica anche alle 22 o a mezzanotte?
Non mi travisi, Assessore. Il ragionamento dovrebbe valere solo su base volontaria, sia per l’operatore sia per il paziente. Proporre una RMN notturna a un giovane adulto non è affatto un’indecenza. Anzi, è molto più corretto che offrirla dopo 8 mesi alle 10 del mattino. E in più permette di sfruttare le macchine al massimo delle loro capacità produttive, prima che diventino obsolete.
Il SSN dovrebbe essere meno lezioso e più pratico; più moderno e coraggioso nell’evolversi.
Anche se domani azzerassimo tutte le liste pregresse, presto ci ritroveremmo con le agende nuovamente piene. Il SSN garantisce follow-up cronici, oncologici e la gestione delle acuzie. Così facendo, però, rischia di garantire tutto e di non garantire niente.
Basta un giorno in uno studio di medicina generale per capire l’origine di molte richieste. In una Regione in cui nessuno – né pubblico né privato convenzionato – compila prescrizioni su ricettario SSN (ricetta dematerializzata e digitalizzata), si preferisce demandare al medico di famiglia. Così nascono i “si consiglia”, “si richiede”, “utile”. Una serie di giri di parole per spostare l’onere prescrittivo, il peso economico e la responsabilità su un’altra scrivania. È un malcostume che le nuove generazioni mediche stanno assorbendo dai loro Maestri.
Eppure è noto che, dove i medici sono stati dotati di sistemi prescrittivi digitali, i benefici per il sistema sono stati immediati. È altrettanto noto che compilare più prescrizioni sul sistema TS possa essere farraginoso in contesti ospedalieri. Ma questa non può essere una giustificazione per scaricare tutto a valle.
Gli strumenti sono chiari: sistemi avanzati di prescrizione, accompagnati da meccanismi premianti e sanzionatori.
Una recente survey FIMMG (15 luglio – 15 agosto 2025) ha mostrato che, in una sola settimana, un medico di famiglia con circa 350 contatti (200 visite) ha prescritto in media 20 prime visite, 21 controlli e oltre 40 accertamenti. Di questi, 22 suggeriti da specialisti pubblici, 9 da specialisti privati convenzionati e 9 da specialisti privati puri. Numeri che, nei mesi non estivi, assumono un carattere esponenziale.
Se a ogni visita segue una catena di richieste – ulteriori visite, esami strumentali e di laboratorio – il sistema esplode. Spesso si tratta di esami già prescritti da poco per altre patologie. Oppure di “biffature” che riempiono moduli preimpostati (frequentissime in ambito ginecologico, ma non solo), largamente lontani dai LEA. Il paziente, in questi casi, sembra appagato in proporzione al numero e alla velocità con cui il medico “biffa” le caselle, quando non è lo stesso paziente ad aggiungerne qualcuna. Una pratica che resta illegale.
La prescrizione digitalizzata da chi ha realmente visitato il paziente garantisce invece la corretta attribuzione del grado di urgenza. Per i casi urgenti o urgenti brevi consente di bypassare il CUP. Assicura trasparenza inserendo i dati nel FSE e previene duplicazioni inutili. Inoltre, permette di gestire i cosiddetti “no show” (prestazioni prenotate ma a cui il paziente non si presenta), liberando posti preziosi.
È evidente, Assessore, che la radice del problema sia un sistema che non gestisce le cronicità con PDTA. Un sistema privo di approccio armonico e lontano da una visione One Health. L’obiettivo dovrebbe essere quello di escludere il superfluo e puntare all’essenziale, non per forza per risparmiare, ma per responsabilità di sistema. Oggi invece la responsabilità è scaricata tutta a valle, sui medici di famiglia, che non possono contestare il “dettato” dello specialista senza rischiare anche sul piano giudiziario.
Le soluzioni ci sono: servono regole chiare e definizione dei ruoli. È fondamentale il coinvolgimento degli Ordini dei Medici per bilanciare tutte le sensibilità. Ma è altrettanto chiaro che il SSN debba oggi compiere scelte forti e strategicamente sostenibili, con onestà intellettuale, nel rispetto dei presidi pubblici, in armonia con i privati convenzionati e con regole chiare anche per i privati puri.
Serve un ragionamento che includa la spesa per il personale, i tempi di impiego, la riorganizzazione delle prestazioni (prime visite e controlli), gli esami laboratoristici e il sistema di approvvigionamento del farmaco. Su questo, come FIMMG, abbiamo idee molto chiare.
Tanto era dovuto, come medico ma anche come cittadino, già cultore della materia, e pienamente disponibile a collaborare per ogni confronto.








