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Screening oncologici, Caruso rivendica il cambio di passo e Scalzo chiama i cittadini alla responsabilità

venerdì 24 Luglio - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Lavoro, News ed eventi, Salute

Il tumore non aspetta che i cittadini trovino il coraggio di prevenirlo. E mentre la malattia può crescere in silenzio, migliaia di siciliani continuano a non rispondere a controlli gratuiti, programmati e capaci di anticipare la diagnosi.

Nei primi sei mesi del 2026 l’adesione si ferma al 16,2% per la cervice uterina, al 18,5% per la mammella e al 7,7% per il colon-retto. A dare la fotografia del periodo sono i dati del Dipartimento per le attività sanitarie e osservatorio epidemiologico (DASOE) dell’Assessorato regionale della Salute, aggiornati al 30 giugno.

Le nove ASP hanno eseguito complessivamente 165.294 test nell’ambito dei tre programmi di screening oncologico. Il mammografico registra il maggior numero di prestazioni, con 67.314 esami, seguito dal colon-retto con 53.868 test e dal cervicale con 44.112. Il monitoraggio indica un obiettivo annuale del 50% della popolazione bersaglio per la cervice e il colon-retto e del 60% per la mammella.

I numeri mostrano una partecipazione ancora contenuta, ma si inseriscono in un percorso che negli ultimi anni ha registrato un miglioramento. Il confronto tra il 2024 e il 2025 evidenzia infatti una crescita in tutti e tre i programmi. La copertura dello screening cervicale è passata dal 28,5% al 33,3%, quella del mammografico dal 31,6% al 42,6% e quella del colon-retto dal 15,1% al 17,8%. Anche il valore complessivo dell’indicatore del Nuovo sistema di garanzia è salito da 45,95 a 58,88 punti. Il miglioramento più consistente ha riguardato la mammella, con un aumento di 11 punti percentuali, mentre il cervicale è cresciuto di 4,8 punti e il colon-retto di 2,7.

Il trend del 2026

Il 2026 necessita però di un ulteriore sforzo per consolidare questo andamento e avvicinare la Sicilia agli standard previsti. Se il ritmo dei primi sei mesi restasse invariato, nello screening cervicale, che coinvolge 271.972 donne, l’Isola arriverebbe a 88.224 test e a un’adesione del 32,4%, con 47.762 esami ancora necessari per raggiungere il target annuale.</strong> Per il mammografico, rivolto a 363.416 donne, la proiezione salirebbe a 134.628 prestazioni e al 37% di adesione, con una distanza di 83.422 test dall’obiettivo del 60%. Nel colon-retto, su una popolazione bersaglio di 701.063 persone, il totale arriverebbe a 107.736 test e a un’adesione del 15,4%, con 242.795 esami ancora necessari per raggiungere il 50%.

Le proiezioni sono costruite sull’andamento dei mesi già rilevati e possono quindi cambiare nella seconda parte dell’anno.

Province divise

Nello screening della cervice uterina Ragusa guida la graduatoria regionale con il 20%, seguita da Enna con il 18,5%, Siracusa con il 18%, Agrigento con il 17,3% e Palermo con il 17,2%. Caltanissetta raggiunge il 16,6%, mentre Trapani scende al 14,8%, Catania al 14,3% e Messina occupa l’ultimo posto con il 13,6%. Tutte e nove le province restano comunque lontane dal target annuale del 50% e persino il territorio più virtuoso raggiunge appena due donne su dieci comprese nella popolazione bersaglio.

Nel mammografico Siracusa conquista il primo posto con il 23,7%, davanti ad Agrigento con il 22,8%, Ragusa con il 22,5% ed Enna con il 20,7%. Palermo arriva al 19,4%, Caltanissetta al 18,1% e Trapani al 16,7%. Messina si ferma al 15,5%, mentre Catania registra il valore più basso con il 15,1%, nonostante il peso demografico della provincia e la presenza di una delle reti ospedaliere e specialistiche più estese dell’Isola.

Il colon-retto consegna la fotografia più severa. Siracusa, prima in Sicilia, raggiunge appena l’11,6%. Seguono Ragusa con l’11,3%, Enna con il 10,1%, Trapani con il 9,4%, Caltanissetta con l’8,9%, Catania con l’8,6% e Agrigento con il 7,3%. Palermo si ferma al 5,1% e Messina occupa l’ultimo posto con il 5%. L’ASP del capoluogo ha registrato 8.841 test su una popolazione bersaglio di 174.719 persone, a Catania 13.151 su 153.621 e a Messina appena 4.582 su 90.793.

Le criticità emergono, quindi, maggiormente nelle tre città metropolitane, dove strutture, professionisti, farmacie e collegamenti dovrebbero rendere più semplice l’accesso, ma la disponibilità dei servizi, da sola, non basta a determinare l’adesione, sulla quale pesano la fiducia nel Servizio sanitario, la percezione del rischio, la paura dell’esito e la tendenza a rinviare un controllo quando non si avverte alcun sintomo.

Il percorso dello screening

I dati del DASOE riguardano i test eseguiti nel primo livello dei tre programmi organizzati. L’adesione viene calcolata mettendo in rapporto i test erogati con la popolazione bersaglio prevista per ciascuno screening.

Per il colon-retto il programma si rivolge a uomini e donne tra i 50 e i 69 anni e prevede come primo controllo la ricerca del sangue occulto nelle feci. Lo screening mammografico è rivolto alle donne tra i 50 e i 69 anni, chiamate a eseguire una mammografia. Mentre quello della cervice uterina coinvolge le donne tra i 25 e i 64 anni attraverso il Pap test o il test HPV, scelto in base all’età e al protocollo adottato. Le fasce di età individuate corrispondono a quelle in cui, secondo i dati nazionali e internazionali, si concentra il maggior numero di casi. Per questo motivo la diagnosi precoce diventa fondamentale quando la malattia viene trattata nelle fasi iniziali, nella maggior parte dei casi si arriva alla guarigione completa.

Lo screening, però, non si conclude con il test iniziale. Se il risultato è negativo viene data comunicazione all’utente unitamente alla data prevista per il successivo controllo.

Se il risultato è positivo, dubbio o non valutabile, la persona viene richiamata telefonicamente per programmare gli approfondimenti necessari. Nel colon-retto la presenza di sangue occulto non equivale a una diagnosi di tumore, perché può dipendere anche da polipi, emorroidi o altre condizioni, e richiede una colonscopia (con contestuale asportazione dei polipi). Una mammografia sospetta porta invece a ulteriori esami (ecografia con eventuale biopsia, risonanza magnetica), mentre la positività al test HPV può richiedere una colposcopia e, se necessario, una biopsia.

Se gli accertamenti confermano una lesione precancerosa o tumorale, la persona entra nel Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (PDTA). Le ASP gestiscono il percorso e programmano direttamente cure e controlli successivi, comunicandoli all’utente.

In caso di test negativo, il programma prevede richiami periodici con tempi diversi per ciascuno screening: ogni 2 anni per mammella e colon-retto, ogni 3-5 anni per la cervice uterina. Il sistema consente così di garantire prevenzione e presa in carico della popolazione.

Gli inviti vengono normalmente inviati per posta e ricordati anche tramite sms prima dell’appuntamento. I risultati vengono inoltre trasmessi al Fascicolo Sanitario Elettronico.

La rete organizzativa

Sul piano organizzativo, per lo screening cervicale e per quello mammografico le ASP hanno previsto per l’intero 2026 un numero di prestazioni sufficiente a raggiungere gli obiettivi annuali. Per il cervicale sono stati programmati 175.460 test, rispetto ai 135.986 necessari per il target, mentre per il mammografico le prestazioni previste sono 224.116, a fronte delle 218.050 richieste. Al 30 giugno risultava eseguito il 25% dell’attività programmata per il cervicale e il 30% di quella mammografica.

Per il colon-retto il primo livello segue un’organizzazione diversa, perché non richiede per ogni cittadino un appuntamento in ambulatorio né l’impiego di apparecchiature come il mammografo. La persona ritira il kit, raccoglie il campione a casa e lo riconsegna per l’analisi. L’attività si basa quindi soprattutto sulla distribuzione dei kit, sulla rete dei punti di consegna e raccolta e sulla capacità dei laboratori, mentre gli appuntamenti in struttura diventano necessari per le colonscopie successive agli eventuali risultati positivi.

Negli ultimi anni l’Assessorato regionale della Salute, le ASP e le aziende ospedaliere hanno rafforzato la rete degli screening. Sono state promosse campagne informative, chiamate attive, open day e aperture straordinarie. Il sistema si è esteso anche ai piccoli centri, attraverso camper e ambulatori mobili, e ai luoghi di lavoro con iniziative dedicate. Il sistema coinvolge anche medici di medicina generale, farmacie, associazioni, Comuni, Prefetture e altre istituzioni del territorio. Gli uffici screening coordinano inviti, richiami, prenotazioni e approfondimenti, accompagnando il cittadino dal primo controllo alle eventuali fasi successive.

L’impegno della Regione

“Le criticità della sanità siciliana esistono. Non intendiamo nasconderle. Ma descrivere un sistema privo di governo e incapace di reagire non restituisce il lavoro avviato né i risultati raggiunti. Abbiamo rafforzato il monitoraggio delle aziende. Individuato obiettivi verificabili. Avviato interventi nelle aree in cui i cittadini incontrano le maggiori difficoltà. Nessuno sostiene che tutti i problemi siano stati risolti. Ma esiste una direzione precisa e fondata sulla programmazione, sul controllo delle attività e sulla responsabilità dei vertici aziendali”, dice l’assessore regionale della Salute Marcello Caruso.

“La sanità non si risolleva con un singolo provvedimento e neppure attraverso gli annunci. Occorre costruire un sistema nel quale ospedale e territorio svolgano compiti distinti, ma strettamente collegati. Gli ospedali devono concentrarsi sull’emergenza, sugli acuti e sui casi di maggiore complessità. Mentre le aziende territoriali devono garantire prevenzione, assistenza di prossimità, presa in carico della cronicità e percorsi di tutela quando una prestazione non può essere erogata nei tempi previsti. L’obiettivo è evitare che il cittadino rimanga solo davanti a un bisogno di salute”, rimarca.

“Anche sulla nuova assistenza territoriale i numeri mostrano un avanzamento concreto. Sono 144 le Case della comunità certificate e attive. Sul versante degli Ospedali di comunità, 35 strutture sulle 39 previste hanno già ottenuto la certificazione e risultano attive. La certificazione non rappresenta però il punto di arrivo. Adesso dobbiamo consolidare i servizi, garantire il personale necessario e collegare stabilmente queste strutture con i medici di medicina generale, gli specialisti, gli ospedali e l’assistenza domiciliare”, aggiunge l’assessore.

“Dal mio insediamento alla guida del DASOE, avvenuto nel gennaio 2025, abbiamo rafforzato il monitoraggio delle attività e il confronto con le aziende sanitarie. L’obiettivo è sempre stato quello di rendere più efficaci i programmi e raggiungere una quota più ampia della popolazione. Il percorso avviato sta producendo risultati. Ma lo screening del colon-retto continua a rappresentare l’area più difficile. Soprattutto per la minore adesione dei cittadini”, osserva Giacomo Scalzo, dirigente generale del DASOE che ritorna sula prevenzione.

“Una comunità che rinuncia alla prevenzione finisce per lasciare alla malattia il tempo che avrebbe potuto utilizzare per fermarla. I numeri non devono generare rassegnazione, ma guidare gli interventi e aiutarci a comprendere quali persone e territori non riusciamo ancora a raggiungere. Oggi non dobbiamo confrontarci soltanto con i no vax, ma anche con una più ampia diffidenza verso i controlli e, in alcuni casi, con un rifiuto generalizzato di tutto ciò che riguarda la prevenzione”, sottolinea Scalzo.

“Le donne dimostrano una maggiore attenzione verso i programmi di prevenzione. A loro rivolgo quindi anche un appello: aiutateci a portare gli uomini allo screening del colon-retto. Convincerli a sottoporsi a un test semplice significa proteggere la loro salute e, permettetemi la battuta, anche la vostra libertà e la vostra vita quotidiana. Quasi il 70% dei caregiver familiari è infatti costituito da donne. E quando una malattia viene scoperta troppo tardi, siete ancora molto spesso voi a sostenere il peso maggiore dell’assistenza”, rilancia.

“Nessuna istituzione può scegliere al posto del cittadino. A quanti sottovalutano la possibilità gratuita di aderire agli screening. Raccomando quindi di farlo anche per le persone che vogliono loro bene e che una malattia potrebbe lasciare nel dolore. Prevenire è sempre meglio che combattere quando il male ha già guadagnato terreno. Se la vita umana è davvero un valore inestimabile, dobbiamo rendere dura la vita alla malattia”, conclude Scalzo.

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