Nell’ambito degli interventi di riorganizzazione della rete ospedaliera provinciale dell’Asp di Siracusa, finalizzati a potenziare i servizi sanitari e garantire maggiore sicurezza ai cittadini:
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il reparto di Oncologia tornerà nelle prossime settimane alla sua sede originaria dell’ospedale Umberto I di Siracusa, ristrutturata e adeguata secondo i più moderni standard di assistenza e accoglienza. Verranno comunque mantenuti i servizi di DH oncologico nell’ospedale di Avola;
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il reparto di Ortopedia, attualmente al Trigona di Noto, entro l’anno sarà trasferito in via definitiva nei locali dell’ex reparto di Oncologia ad Avola, che verranno ampliati con due nuove sale operatorie dedicate, una delle quali riservata alla Traumatologia e al trattamento dei politraumi, in un percorso assistenziale garantito da standard di massima asepsi.
Questi trasferimenti rientrano nella strategia degli “Ospedali Riuniti” Avola-Noto, che prevede anche:
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a Noto, la creazione di Unità operative semplici a supporto dell’area di Emergenza (Medicina generale, Chirurgia, Cardiologia e Medicina d’urgenza),
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la dotazione di nuove tecnologie con fondi PNRR,
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il mantenimento di servizi ortopedici nell’ambito della Orto-Geriatria e della Riabilitazione, con un approccio multidisciplinare rivolto ai pazienti anziani.
Il direttore di Ortopedia, dott. Salvatore Piccione, sottolinea: “Il trasferimento ad Avola ci permetterà di operare in una struttura moderna, con tutte le Unità operative e i servizi necessari. Potremo ampliare la nostra attività in chirurgia ortopedica protesica, in cui siamo riferimento nazionale, e migliorare la gestione dei pazienti traumatizzati grazie alla presenza integrata di Chirurgia, Ortopedia-Traumatologia e Terapia intensiva, come previsto in un DEA di I livello”.
Il direttore generale, Alessandro Caltagirone, aggiunge: “Il ritorno del reparto di Oncologia a Siracusa è un passo cruciale per rafforzare la sanità provinciale. Allo stesso tempo, lo spostamento dell’Ortopedia da Noto ad Avola consentirà di dare spazi e servizi adeguati, come richiesto dal primario. La priorità resta offrire un’assistenza di eccellenza, specializzando le strutture per rispondere alle reali necessità del territorio”.







