La Sicilia prova a superare la logica dell’emergenza nell’accoglienza dei migranti, puntando su un’intesa operativa tra l’assessorato regionale della Salute e quello della Famiglia e delle Politiche sociali.
Oggi 15 dicembre, a Palermo, è stato presentato il quarto report sul fenomeno migratorio, un monitoraggio previsto dalla legge regionale del 2021 che fotografa i flussi in uno dei principali punti d’ingresso in Europa per chi arriva dal Nord Africa e da altre aree.
L’incontro è servito non solo a fare il punto su quanto accaduto nel 2025, ma anche a delineare le iniziative in cantiere per il 2026. Tra queste, il programma FSE+ Sicilia 2021-2027 legato ai progetti di inclusione nelle 11 aree interne dell’Isola. Nel pomeriggio, spazio a laboratori tematici e confronto con la rete territoriale, per trasformare i dati in azioni.
Diritti e salute
L’assessore regionale alla Salute, Daniela Faraoni, ha richiamato la necessità di governare i flussi con strumenti stabili: “Le guerre stanno costringendo le popolazioni a spostarsi anche verso la Sicilia, creando fenomeni di trasferimento che vanno governati. L’accoglienza non può passare dall’improvvisazione, ma deve essere calibrata sulle componenti dei flussi migratori. Possiamo proporre un modello fondato su progresso, rispetto del prossimo e inserimento nel tessuto sociale”.
Per l’assessore, il tema riguarda anche la tenuta complessiva delle comunità: “La sovranità di un popolo si misura anche nella capacità di garantire condizioni di vita sociale e sanitaria adeguate ai bisogni”.
Case di comunità e integrazione socioassistenziale
Sul versante organizzativo, Salvatore Iacolino, dirigente generale del dipartimento Pianificazione strategica dell’assessorato regionale della Salute, ha sottolineato la necessità di un modello stabile di integrazione tra servizi sanitari e sociali.
“È in atto un percorso condiviso che accompagna queste attività svolte congiuntamente dai due assessorati, secondo un modello di integrazione socioassistenziale che vedrà nelle Case di comunità, attivate entro la prima metà del 2026, il contesto più adeguato. Un approccio che parte da una formazione più consolidata su questi temi, da un’offerta formativa migliore e da un’integrazione capace di mettere al centro la persona – ha spiegato Iacolino -. Con i fondi PNES, inoltre, mettiamo anche il genere femminile al centro delle cure, con screening e attività consultoriali rivolte ai cittadini e ai migranti che arrivano in Italia, spesso attraverso la Sicilia”.
Dalla separazione all’integrazione
“In Sicilia il welfare e la tutela della salute seguono ancora percorsi distinti, perché fanno capo a due assessorati diversi. Con l’assessore Faraoni inizieremo a dialogare e camminare insieme per realizzare un vero socioassistenziale e sociosanitario. È un momento importante: realizzeremo quattro laboratori sui temi che la rete ci ha chiesto di affrontare. Al termine della conferenza proveremo a mettere in campo ciò che il territorio ci chiede di costruire nel prossimo anno”, ha concluso Michela Bongiorno, dirigente del Servizio 3 del dipartimento della Famiglia e delle Politiche sociali.









