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Emergenze gastroenterologiche, SIED: “Costruire una rete salva-vita per garantire equità di cura”

mercoledì 29 Ottobre - 2025 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: News ed eventi

I dati Agenas ci dicono una cosa semplice: non esiste una rete nazionale per le emergenze gastroenterologiche. Questo significa che un paziente con sanguinamento, perforazione digestiva o altra patologia acuta digestiva non ha le stesse possibilità di cura in tutto il Paese. È un problema di equità e di sicurezza clinica, nonostante ci sia un buon numero di centri pubblici attrezzati con personale endoscopista altamente qualificato in grado di offrire ai pazienti tecniche avanzate”. A dichiararlo Giuseppe Galloro, professore ordinario di Chirurgia generale all’Università Federico II di Napoli e neopresidente della Società Italiana di Endoscopia Digestiva (SIED), commentando il report di Agenas sulle reti tempo-dipendenti.

Secondo i dati dell’Agenzia, infatti, le emergenze digestive, ossia emorragie, perforazioni, pancreatiti acute, complicanze post-chirurgiche, vengono oggi gestite attraverso percorsi locali, spesso affidati alla disponibilità e all’esperienza dei singoli centri. Il passaggio attraverso il Pronto Soccorso è obbligatorio, ai sensi del D.M. 70/2015 e del D.M. 77/2022, per motivi clinici, organizzativi e medico-legali. Il PS costituisce infatti l’unico punto di accesso riconosciuto in grado di garantire la valutazione immediata del paziente, la classificazione del codice di priorità e l’attivazione tempestiva delle consulenze specialistiche necessarie (chirurgiche, endoscopiche o intensive).

Emergenze senza rete

“Ma quando arriva un paziente con un’emorragia digestiva, non puoi aspettare. Ogni minuto conta, ma non tutti i centri hanno un’endoscopia reperibile h24. E questo, in Italia, significa che un paziente può ricevere trattamenti completamente diversi a seconda di dove si trova“, spiega Galloro evidenziando che il problema è di tipo strutturale: “Abbiamo bisogno di una rete con centri hub & spoke anche per le malattie dell’apparato digerente, così come per l’infarto o l’ictus. I centri spoke devono poter contare su riferimenti precisi e linee di comunicazione rapide verso i centri hub. E tutto questo deve poggiare su un sistema informatico che metta in rete i dati e le disponibilità. Una rete esiste solo se è tracciabile, efficace e se i centri dialogano in tempo reale”.

“Inoltre, tengo a precisare che oggi l’endoscopia non è più solo diagnostica – sottolinea -. É una disciplina terapeutica che in molti casi integra o addirittura sostituisce la chirurgia, riducendo tempi di ricovero, complicanze e costi. Ma finché non verrà riconosciuta come tale anche a livello organizzativo e tariffario, continuerà a essere trattata come una branca accessoria. E invece è una branca salva-vita”.

In Sicilia

L’Isola è tra le poche regioni che hanno avviato un percorso di coordinamento in ambito gastroenterologico, con tre linee di rete: malattie infiammatorie croniche intestinali, malattie epatiche ed emergenze gastroenterologiche, quest’ultima nata nel 2021.

“Le prime due reti hanno ottenuto buoni risultati grazie alla collaborazione tra esperti e al sostegno della Regione. La rete per le emergenze, invece, è ancora in fase di crescita. È una rete tempo-dipendente per definizione, ma priva del supporto informatico che le consentirebbe di funzionare davvero – aggiunge Roberto Di Mitri, già consigliere e vicepresidente nazionale SIED 2025 e direttore dell’Unità Operativa Complessa di Gastroenterologia con Endoscopia Digestiva dell’Arnas Civico Di Cristina Benfratelli di Palermo –. Senza una piattaforma digitale regionale non è possibile sapere in tempo reale dove si trova un’endoscopia attiva, un posto letto disponibile o un’équipe pronta all’intervento. Questo rallenta la presa in carico e riduce l’efficienza della rete”.

“In Sicilia soffriamo inoltre di una carenza di posti letto in gastroenterologia, ma confidiamo nella nuova Rete ospedaliera proposta dalla Regione al Ministero, che potrebbe rappresentare un primo passo verso una maggiore razionalizzazione del servizio – osserva –. Il nuovo schema regionale del 2025 prevede una rimodulazione rispetto alla programmazione del 2019 con una dotazione complessiva di circa 110 posti letto, di cui poco più di settanta in regime ordinario. È un intervento di riassetto più che di potenziamento, che tuttavia può contribuire a valorizzare il ruolo strategico della gastroenterologia nella gestione delle urgenze e delle patologie croniche. Resta comunque indispensabile investire anche sul personale e sulla formazione, per garantire competenze endoscopiche avanzate, sicurezza post-operatoria e un’assistenza realmente specialistica”.

Oltre l’assistenza

Un’esigenza che si lega direttamente al tema della formazione e della ricerca, come sottolinea e conclude Galloro: La costruzione di una rete non riguarda solo l’assistenza, ma anche la crescita culturale e scientifica della disciplina. Una rete serve anche a far circolare competenze e conoscenze. Dobbiamo creare reti formative per i giovani medici e reti scientifiche per la ricerca multicentrica. L’Università ha già sperimentato con successo modelli di formazione integrata; è il momento di portare la stessa logica anche nella pratica clinica. Solo una rete che unisce assistenza, formazione e ricerca può garantire equità, qualità e futuro alla gastroenterologia italiana”.

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