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Caro carburanti, Amato: “La sanità va tutelata, non ridimensionata”

venerdì 20 Marzo - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: News ed eventi, Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Palermo

Il caro carburanti entra nel Sistema sanitario in modo diretto e misurabile, non solo attraverso l’aumento dei costi operativi, ma anche tramite una scelta di finanza pubblica che riduce le risorse disponibili.

Il decreto-legge del 18 marzo 2026, nato per contenere gli effetti sui prezzi dei carburanti, copre gli interventi attraverso una riduzione degli stanziamenti dei ministeri, tra cui il Ministero della Salute, che nel 2026 perde oltre 86 milioni di euro, come indicato nella tabella allegata al provvedimento.

Il punto non è solo il taglio, ma il momento in cui entra in vigore. Il caro carburanti fa crescere i costi in diverse aree della sanità mentre le risorse diminuiscono. Un sistema fortemente legato a trasporti ed energia resta esposto alle variazioni dei prezzi a livello internazionale.

Logistica e trasporti sanitari

Un primo livello riguarda la logistica, perché il trasporto di farmaci, dispositivi medici, sangue e organi richiede continuità operativa e tempi certi. L’aumento del costo dei carburanti incide sull’intero sistema distributivo, dalla fase di approvvigionamento fino alle strutture ospedaliere, con effetti sui costi di gestione e sull’organizzazione delle forniture.

Un secondo fronte riguarda l’emergenza-urgenza, dove il carburante rappresenta una componente essenziale e non comprimibile dell’attività. Ambulanze del 118, mezzi di soccorso avanzato, trasporti secondari ed elisoccorso operano in modo continuativo e non possono ridurre gli spostamenti senza incidere sull’assistenza. L’aumento dei prezzi genera costi più elevati per il funzionamento dei servizi, con effetti che si riflettono sull’organizzazione complessiva e sul sistema sanitario regionale.

In Sicilia, ad esempio, l’impatto pesa molto poiché la regione presenta distanze ampie e collegamenti marittimi e aerei verso le isole minori.

Effetti su pazienti e sistema

Anche la mobilità dei pazienti resta una componente stabile. Gli spostamenti per visite, esami e ricoveri, spesso fuori provincia o fuori regione, comportano costi diretti per le famiglie e l’aumento del carburante può incidere sull’accesso alle cure, soprattutto nei territori con minori servizi disponibili.

Il comparto farmaceutico e biomedicale si basa su catene di approvvigionamento complesse e su un uso intensivo di trasporti ed energia. L’aumento dei costi logistici ed energetici incide sulla produzione e sulla distribuzione, con effetti sull’intero sistema, anche se i meccanismi di regolazione limitano l’impatto diretto sui cittadini.

Il richiamo dei medici

“Il decreto carburanti interviene in una fase complessa e punta a sostenere famiglie e imprese, un obiettivo che va letto nel quadro generale delle politiche economiche, in un momento segnato da conflitti e tensioni internazionali che incidono sull’economia. Per quanto riguarda il contributo richiesto anche al Ministero della Salute, auspichiamo che si tratti di una misura circoscritta, alla luce di un contesto che pesa sui conti pubblici, e tenendo conto che le risorse per la sanità sono già ridotte rispetto ai bisogni reali“, dichiara Toti Amato, presidente dell’Ordine dei medici di Palermo e componente della Fnomceo.

La sanità pubblica non è un ambito residuale, ma un pilastro che va preservato, soprattutto in una momento in cui il sistema è già sotto pressione. Per questo è fondamentale che interventi di questo tipo restino limitati e che si continui a garantire risorse adeguate, in particolare in territori come la Sicilia, dove le criticità rispetto ad altre regioni sono maggiori. Garantire i bisogni di salute significa anche rafforzare la coesione sociale e contribuire a un contesto di stabilità, oggi ancora più necessario”, conclude.

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