Il cuore si cura sempre più senza aprire il torace, entrando dai vasi sanguigni e arrivando fino alle coronarie e alle valvole con cateteri sottilissimi. È questa la rivoluzione, ormai consolidata, della cardiologia interventistica, che in Italia continua a crescere e che in Sicilia trova una rete ampia, con numeri significativi nel panorama nazionale.
Il nuovo Report della Società Italiana di Cardiologia Interventistica, Gise, conferma il peso crescente delle tecniche mini-invasive. Nel 2025 in Italia sono state eseguite 318.494 coronarografie, con un aumento dello 0,17% rispetto al 2024, e 160.400 angioplastiche, in crescita del 2,3%. A trainare l’evoluzione non è soltanto l’attività coronarica tradizionale, ormai stabilizzata su volumi molto alti, ma soprattutto l’interventistica strutturale, cioè quella che interviene sulle valvole cardiache e su alcune condizioni legate al rischio di ictus.
Gli impianti percutanei di valvola aortica, le Tavi, hanno raggiunto quota 14.409, con un incremento del 10,8%. Crescono anche gli interventi mini-invasivi sulla valvola mitrale, arrivati a 2.251 procedure, con un aumento del 16,4%, e quelli sulla valvola tricuspide, che salgono del 23% con 592 procedure. In espansione anche le procedure preventive per l’ictus cerebrale, con 2.688 chiusure dell’auricola sinistra e 4.690 chiusure del forame ovale pervio.
In Sicilia
Dentro questa fotografia nazionale, la ‘Isola occupa una posizione rilevante con 23 laboratori di emodinamica, pari all’8,98% del totale nazionale. La Sicilia è quarta in Italia per numero di strutture, dietro Lombardia, Lazio e Campania e davanti a regioni come Puglia, Piemonte, Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna.
Il dato non misura soltanto la presenza delle strutture, ma racconta anche il volume dell’attività. Nel 2024 sono state eseguite 23.843 coronarografie, pari al 7,50% del totale nazionale, con un tasso di 4.988,78 procedure per milione di abitanti. Le angioplastiche coronariche, indicate nel report come PCI, sono state 12.818, l’8,14% del totale italiano, con 2.681,97 procedure per milione di abitanti.
Ancora più rilevante appare il dato sulle angioplastiche primarie, cioè le procedure eseguite nei casi di infarto acuto. La Sicilia ne registra 3.266, pari al 9,27% del totale nazionale, con 683,35 pPCI per milione di abitanti. In termini assoluti, l’Isola si colloca tra le prime regioni italiane per numero di procedure, alle spalle di Lombardia e Campania e davanti a Lazio, Piemonte, Puglia, Veneto ed Emilia-Romagna.
Sul fronte delle procedure valvolari, invece, si registrano 978 Tavi nel 2024, con 204,63 interventi per milione di abitanti. Anche in questo caso l’Isola si posiziona in una fascia alta per volumi assoluti, insieme alle principali regioni italiane per attività interventistica. Le procedure TEER mitraliche, utilizzate per la riparazione mini-invasiva della valvola mitrale, sono state 133, con un tasso di 27,83 per milione di abitanti, un valore vicino alla media nazionale.
Il dato più forte riguarda la chiusura dell’auricola sinistra, procedura utilizzata in pazienti selezionati per la prevenzione dell’ictus. Nel 2024 sono state svolte 509 procedure, con 106,50 interventi per milione di abitanti. È un numero che colloca l’Isola al vertice nazionale per volume assoluto, davanti anche alla Lombardia, ferma a 504 procedure, e molto sopra la media italiana di 43,08 per milione di abitanti.
La lettura complessiva restituisce quindi unaRegione presente nella rete nazionale della cardiologia interventistica, con una dotazione importante di laboratori e con volumi significativi nelle principali aree dell’emodinamica.
L’appello
Il Report Gise, tuttavia, richiama anche l’esigenza di trasformare i numeri in percorsi sempre più omogenei, appropriati e accessibili, perché la crescita delle tecnologie mini-invasive richiede reti organizzate, centri con esperienza, programmazione sanitaria e capacità di garantire ai pazienti gli stessi standard di cura, indipendentemente dal territorio in cui vivono.
A indicare il punto centrale è Alfredo Marchese, direttore dell’Unità di Cardiologia Interventistica dell’Ospedale Santa Maria di Bari e presidente Gise. “Il divario geografico rappresenta la prima criticità, con un accesso alle cure avanzate fortemente sbilanciato sul territorio. I centri d’eccellenza si concentrano prevalentemente nei poli ad altissimo volume del Nord e di alcune grandi realtà del Centro-Sud. I dati nazionali evidenziano una presenza ricorrente di strutture in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna, lasciando altre Regioni sensibilmente indietro, soprattutto nell’interventistica strutturale”.








