Dopo l’aggressione subita ieri da un medico dell’Asp di Palermo, torna al centro del dibattito il tema della sicurezza degli operatori sanitari e del rapporto, sempre più fragile, tra cittadini e Servizio sanitario.
A intervenire è Renato Patrizio Costa, responsabile salute della CGIL Sicilia, che prende posizione contro l’ipotesi di un “DASPO sanitario” per chi aggredisce medici e personale sanitario. Una proposta che Costa definisce “comprensibile sul piano emotivo, ma profondamente sbagliata sul piano etico e civile”.
La nota
“Ogni volta che un medico viene aggredito in un Pronto Soccorso perdiamo tutti. Perde il professionista che subisce la violenza, perde il paziente che assiste a scene inaccettabili, perde il Servizio sanitario e perde l’intera comunità civile.
Gli ultimi episodi verificatisi a Palermo, così come quelli che ormai con preoccupante frequenza interessano tutta la Sicilia, hanno riacceso il dibattito. C’è chi ha invocato una sorta di ‘DASPO sanitario’, immaginando di negare le cure a chi si rende responsabile di aggressioni contro il personale sanitario.
È una proposta comprensibile sul piano emotivo, ma profondamente sbagliata sul piano etico e civile.
Un medico non può scegliere chi curare. La professione medica nasce per assistere chi soffre, senza distinzione di condizione sociale, idee, comportamenti o errori commessi. Questo principio non può essere negoziato, perché rappresenta uno dei pilastri della nostra civiltà. Se accettassimo che il diritto alla cura possa essere subordinato al comportamento del paziente, incrineremmo un principio universale che appartiene non soltanto alla medicina, ma alla coscienza democratica del Paese.
Questo, naturalmente, non significa che le aggressioni debbano restare impunite. Al contrario. Chi usa violenza contro un operatore sanitario deve essere perseguito con fermezza. Gli ospedali devono diventare luoghi sicuri, dotati di adeguati sistemi di prevenzione, personale di vigilanza e procedure capaci di proteggere chi ogni giorno si prende cura degli altri.
Ma limitarsi ad aumentare le pene significa curare il sintomo, non la malattia.
La vera emergenza è la rottura del patto sociale tra medico e paziente.
Per decenni, infatti, quel rapporto è stato fondato sulla fiducia reciproca. Da una parte, il paziente riconosceva nel medico una guida competente e affidabile; dall’altra, il medico vedeva nel paziente una persona da accompagnare, non un numero o una prestazione da erogare. Oggi, però, quel rapporto si è progressivamente deteriorato.
Il medico, così, è diventato il bersaglio più visibile delle inefficienze del sistema. Le interminabili attese nei Pronto Soccorso, la cronica carenza di personale, le liste d’attesa, la difficoltà di accesso ai servizi territoriali e, più in generale, la progressiva disumanizzazione dell’assistenza hanno generato frustrazione e rabbia. Una rabbia che, troppo spesso, si scarica contro chi rappresenta il volto del Servizio sanitario, pur non essendone il responsabile.
Il cittadino vede il medico. Non vede anni di programmazione mancata, organici insufficienti, risorse limitate e modelli organizzativi che non riescono più a rispondere ai bisogni di una popolazione sempre più anziana e fragile.
È su questa frattura che bisogna intervenire.
Un medico non deve mai avere paura del proprio paziente. E un paziente non deve mai smettere di vedere nel medico il suo primo alleato. Da qui dobbiamo ripartire”.








