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Sanità siciliana, equilibrio formale e sostenibilità reale

mercoledì 21 Gennaio - 2026 | di Giorgia Görner Enrile | Categorie: Lavoro

In Sicilia il problema non è solo se i conti tornano, ma come tornano e soprattutto cosa accade fuori dai bilanci.

Nel 2024 la Regione ha chiuso con un equilibrio formale dei conti sanitari, mentre la spesa sanitaria pubblica resta compressa e quella sostenuta direttamente dai cittadini continua a crescere, inserendosi in una dinamica nazionale che colpisce in modo più marcato i territori già fragili. Ed è qui che il racconto cambia, perché l’equilibrio contabile non coincide necessariamente con la tenuta del Sistema.

A fotografare questo scenario è l’ultimo Rapporto del Ministero dell’Economia e delle Finanze – Ragioneria generale dello Stato, basato sulle verifiche dei Tavoli tecnici sui conti sanitari regionali del 2024.

In Italia

Il quadro nazionale è tutt’altro che rassicurante. Nel 2024 il Servizio sanitario nazionale ha chiuso con un risultato complessivo negativo pari a –2.572,6 milioni di euro. La gran parte delle regioni ha presentato un disavanzo, segno che la tensione sui conti non ha riguardato più soltanto i territori storicamente fragili, ma ha attraversato l’intero Sistema sanitario, coinvolgendo anche aree considerate fino a pochi anni fa più solide.

Ad eccezione di Lazio, Lombardia, Veneto, Marche e Campania, che hanno chiuso il 2024 con un risultato di esercizio positivo. Il Lazio ha, appunto, registrato un avanzo di circa +194,9 milioni di euro, mentre la Lombardia ha chiuso con +5,1 milioni, il Veneto con +0,5 milioni, le Marche con +0,8 milioni e la Campania con +1,7 milioni. Tutte le altre regioni sono rimaste in rosso, con disavanzi che in diversi casi hanno superato i 100 milioni di euro.

I dati dell’Isola

Per la Sicilia, sempre nel 2024, è stato registrato un riequilibrio dei conti sanitari al IV trimestre. Il Servizio sanitario regionale è passato da un disavanzo di -19,162 milioni di euro a un avanzo di +2,434 milioni. Il risultato è stato ottenuto attraverso coperture complessive pari a 21,596 milioni di euro, costituite quasi interamente da risorse del Fondo sanitario obbligatoriamente destinate al SSR e impegnate nel bilancio regionale 2025, affiancate da una quota residuale di risorse regionali.

Il risultato, quindi, consente alla Regione di attestarsi formalmente in equilibrio a fine esercizio. Ma nello stesso passaggio i Tavoli ministeriali precisano che anche nel 2024 l’equilibrio siciliano è stato sostenuto in larga parte dalla gestione straordinaria, che ha fatto registrare un saldo positivo di 336 milioni di euro. All’interno di questa voce rientrano 87 milioni di euro legati all’esecuzione della sentenza della Corte costituzionale n. 1 del 2024, relativa al finanziamento dell’ARPA. Al netto di queste componenti straordinarie, l’assetto dei conti sarebbe stato sensibilmente diverso. Pertanto non si tratta di dettagli, ma della distinzione tra un equilibrio strutturale e uno temporaneo.

Il confronto

Guardando ai risultati delle regioni ancora sottoposte a Piano di rientro, la Sicilia emerge come un caso meno critico rispetto ad Abruzzo, Molise, Calabria e Puglia, che nel 2024 hanno registrato disavanzi significativamente più elevati. Nello stesso anno, l’Abruzzo ha chiuso con un disavanzo pari a -113,0 milioni di euro, il Molise con -72,5 milioni, la Calabria con -118,5 milioni e la Puglia con -132,4 milioni. La Sicilia, con un disavanzo di -19,2 milioni di euro prima delle coperture, si posiziona quindi su un livello di criticità più contenuto, pur restando lontana da un equilibrio strutturale.

La Regione Siciliana, quindi, assume, nella classifica nazionale, una posizione intermedia, in cui i conti non presentano squilibri rilevanti ma non consentono di uscire definitivamente dal perimetro della sorveglianza ministeriale. Non a caso, nel Rapporto non compare alcun atto formale che certifichi l’uscita della Sicilia dal Piano di rientro, e la Regione continua a essere valutata all’interno di quel quadro, insieme alle amministrazioni che non hanno ancora completato il percorso di riequilibrio strutturale.

Tra la spesa pubblica e i portafogli dei cittadini

Il punto di frizione emerge quando si osservano insieme la spesa pubblica e quella sostenuta direttamente dai cittadini. Nel 2024 la spesa sanitaria privata ha raggiunto in Italia 46,41 miliardi di euro, con un aumento del 7,7% rispetto all’anno precedente, confermando una crescita continua che prosegue ormai da diversi anni.

In Sicilia, nello stesso periodo, la spesa sanitaria privata ha superato 2,25 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 2,08 miliardi del 2023 e agli 1,94 miliardi del 2022. La crescita annua si è attestata intorno al 7,9%, un valore in linea con la media nazionale ma che assume un peso diverso in una regione caratterizzata da redditi più bassi e da una maggiore fragilità sociale.

I valori pro capite restano inferiori a quelli del Centro Nord, ma la tendenza è chiara, in Sicilia aumenta il ricorso al privato per visite, esami, interventi e farmaci, con una spesa che si concentra soprattutto sulle visite specialistiche e sugli interventi, che assorbono quasi la metà della spesa privata complessiva, seguite dalle prestazioni erogate da strutture private autorizzate e accreditate.

Sul versante pubblico, invece, la crescita resta più lenta e condizionata. Per le regioni ancora sottoposte a Piano di rientro, Sicilia compresa, i margini di aumento della spesa corrente rimangono limitati, e l’espansione dell’offerta non procede con la stessa intensità della domanda di cure.

La spesa pubblica fatica, quindi, ad accelerare, mentre quella privata continua a crescere e a spostare una quota rilevante del costo delle cure direttamente sui cittadini. È in questo spazio, tra servizi che restano compressi e spesa che si riversa fuori dal sistema, che si misura la distanza tra l’equilibrio dei conti e la sostenibilità reale della sanità sul territorio.

Il nodo che resta aperto

I conti tornano, ma la Sanità si misura fuori dai bilanci ed è nella distanza tra pareggio contabile e capacità reale del sistema di rispondere alla domanda di cure che si gioca la vera sostenibilità del servizio sanitario regionale.

Le azioni dell’assessorato regionale alla Salute non si limitano ai bilanci. Sono stati attivati il Piano Regionale della Prevenzione 2020-2025, con programmi di promozione della salute e monitoraggio territoriale, e il ruolo di Organismo Intermedio nel Programma nazionale “Equità nella salute” 2021-2027, con risorse finanziarie dedicate all’accesso ai servizi e al rafforzamento degli screening, entrambi strumenti di programmazione e intervento che mirano a incidere sul medio periodo, andando oltre la sola gestione contabile.

La sfida, ora, non è chiudere i bilanci, ma rendere quell’equilibrio strutturale, riducendo il ricorso alle coperture una tantum e arrestando lo spostamento progressivo dei costi verso le famiglie, perché finché la tenuta del sistema continuerà a dipendere da correttivi straordinari e dalla spesa privata dei cittadini, l’equilibrio resterà un risultato formale, non ancora una garanzia di sanità pubblica sostenibile.

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